Vicini ai nostri insegnanti precari, al lavoro per una scuola sarda

Scuola sardadi Franciscu Sedda

Il Partito dei Sardi sostiene l’azione di tutti quegli insegnanti precari sardi che stanno lottando per poter continuare a fare il proprio lavoro in Sardegna.
Il riconoscimento del diritto di stabilizzazione atteso da anni e sancito dall’Europa è avvenuto infatti attraverso un cambio di regole in corsa da parte dello Stato italiano che ha inserito tutti i docenti, compresi quelli sardi, in un’unica “graduatoria nazionale”, viatico per un loro spostamento fuori dalla Sardegna.
Il tutto senza tener conto della condizione d’insularità che non consente di equiparare i sardi agli altri cittadini della Repubblica italiana.
Il tutto senza che l’Ufficio Scolastico della Sardegna, invece di comportasi come una prefettura dello Stato, giocasse d’anticipo chiedendo più posti in ruolo in modo da difendere a priori i diritti degli insegnanti sardi e prevenire il problema che poi si è creato.
Quanto è successo – e che guarda caso non tocca Valle d’Aosta, Trentino e Bolzano – dimostra una volta di più che i sardi, se vogliono tutelare i propri interessi e i propri diritti, devono fare da sé: il che significa far valere la propria diversità in termini geografici ma ancor di più in termini linguistici e culturali. Devono cioè rivendicare il proprio essere nazione che vuole farsi Stato, dotandosi di tutte quelle strutture che, a partire dalla scuola, fanno uno Stato nella sua concretezza.
In questo cammino è dunque necessario costruire un sistema dell’istruzione della Sardegna e per la Sardegna. Fatto a misura delle esigenze dei nostri figli, dei nostri docenti, della nostra volontà di investire in istruzione e formazione per rilanciare il civismo e l’economia.
Intanto applicando ogni qualvolta sia necessario l’articolo 5 che ci dà il potere di fare norme che adattino le disposizioni dello Stato in materia di istruzione. In secondo luogo legiferando e negoziando con lo Stato italiano per il passaggio delle funzioni legate all’istruzione alle istituzioni della Sardegna.
È un nostro diritto-dovere. Noi sardi abbiamo il diritto-dovere di prendere in mano il sistema dell’istruzione per costruire il nostro progetto di società.
E questo significa che non chiediamo a nessuno di pagarcelo. Siamo pronti a farlo noi con quella quota dei nostri soldi – i 3/10 dell’IRPEF, 1/10 di IVA ecc. -che oggi lasciamo allo Stato.
Per il Partito dei Sardi è necessario prendere la propria istruzione in mano, pagarsela con i propri soldi, definire da noi le nostre regole: sul calendario scolastico, sul tempo pieno, sulle assunzioni, sulle classi di concorso, sulla formazione, sui laboratori e così via. Per costruire una scuola di qualità: l’unico vero investimento di lungo periodo che ci può tirare fuori dalla crisi, economia ma ancor prima sociale, che ci attanaglia.

Franciscu Sedda

Segretario Nazionale Partito dei Sardi