Verso una politica estera della Nazione sarda

I grandi obbiettivi si raggiungono attraverso lunghe battaglie e accumulando molte vittorie. Nei giorni scorsi un evento ha segnato quella che per il Partito dei Sardi e per l’indipendentismo è una vittoria triplice su un campo fino a tre anni fa impensabile.

Le richieste avanzate da Sardegna, Corsica, Baleari sono state approvate da una risoluzione del  Comitato delle Regioni dell’Unione Europea che ne ha riconosciuto la legittimità. In particolar modo avanza l’idea che isole come le nostre abbiano diritto a regole diverse rispetto agli altri territori dell’UE in materia di spesa delle risorse e di deroga alle restrizioni relative agli “aiuti di Stato”.

Perché si tratta di una vittoria triplice?

In primo luogo perché la costruzione delle relazioni con la Corsica e le Baleari – che il Partito dei Sardi per primo ha voluto, superando preconcetti e titubanze nella nostra stessa coalizione – inizia a dimostrare la sua efficacia. E soprattutto dimostra che è possibile una politica estera della Sardegna che bypassa l’Italia e va a difendere sullo scenario internazionale il nostro interesse nazionale proprio alleandoci con altre nazioni al lavoro per la propria autodeterminazione.

In secondo luogo perché il tema della deroga agli aiuti di Stato era stato sollevato in solitaria dal Partito dei Sardi, e nello specifico dal nostro capogruppo Gianfranco Congiu, quando nel Parlamento sardo si iniziò a dibattere delle limitazioni rispetto alla possibilità di sostenere il nostro settore alberghiero. Fu proprio in quell’occasione che Gianfranco e il PdS fecero notare che la Sardegna poteva e doveva battersi per ottenere dall’Europa regole diverse sulla spesa dei finanziamenti. E oggi quel dato solitario è patrimonio istituzionale.

In terzo luogo la risoluzione approvata dal Comitato delle Regioni dell’UE dimostra plasticamente che mentre l’Italia non ha mai dato seguito all’iter di riconoscimento della nostra condizione (giuridica) di insularità l’azione diretta verso l’UE può produrre consenso internazionale e atti formali a nostro favore – in quanto isola in una rete di isole – testimoniando che l’Europa cambia e può cambiare se cittadini, popoli, istituzioni si impegnano positivamente con proposte legittime, cooperative, costruttive.

Per noi che siamo indipendentisti che lavorano per una Sardegna nuova dentro un’Europa nuova questo è un fatto importantissimo. Dimostra che , apre percorsi imprevisti, fa accadere eventi inattesi. Dimostra che si può partire in solitaria, non capiti o perfino osteggiati da alleati, oppositori, fratelli, e tuttavia si può riuscire a spostare l’orizzonte della propria terra, della propria nazione.

Certo, restano dei “però”. E lo si dice serenamente. Da un lato quello del nostro governo che fa le cose “però” non le racconta. Secondo me infatti il nostro governo ha valorizzato solo l’aspetto pratico-tecnico di un fatto come quello accaduto, senza avvantaggiarsi pienamente dei suoi contenuti (e dei suoi presupposti) politico-istituzionali che hanno un altissimo valore morale proprio perché parlano di una Sardegna che con le sue forze, la sua intelligenza, la sua indipendenza costruisce il suo protagonismo internazionale. Dall’altro lato c’è il “però” che riguarda il silenzio in materia di buona parte di quel mondo che usa i richiami ai temi della sovranità e dell’indipendenza per opporsi al nostro governo; un mondo che sembra incapace di leggere con la giusta lucidità il valore istituzionale che un risultato come quello ottenuto da Sardegna Corsica e Baleari rappresenta per il nostro percorso di autodeterminazione, oltre che per le nostre future politiche economiche.

Insomma. A volte accadono strani fatti. Che le opposte fazioni si comportano in modo similare. Ma noi, che siamo esseri ancor più strani perché estranei a questa Sardegna vecchia fatta di timori indotti e di divisioni strumentali continuiamo a lavorare per produrre fatti nuovi, fatti indipendentisti, e metterli a disposizione di tutti – del nostro governo, dei sardi – perché tutti devono sentirsi parte del cammino di  emancipazione della Nazione sarda.

A innantis!

Solo i generosi e forti e amorevoli sanno che si parte da soli per arrivare insieme.
Solo i generosi e forti e amorevoli cambiano il presente.

Franciscu Sedda
Segretario nazionale Partito dei Sardi

1 comment for “Verso una politica estera della Nazione sarda

  1. Gavino Tavera
    18 Maggio 2017 at 5:50

    Ideas friscas in questi sicume

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