Un’Europa con più stati. Perché no?

Si riporta la versione integrale dell’intervento di Franciscu Sedda per il quotidiano Sardinia Post.
Il dibattito nasce dalla circolazione di una mappa dell’Europa con nuovi stati premiata dal sito Reddit come “mappa del mese” e rilanciata dal sito Linkiesta.

Sui social ultimamente appaiono spesso di queste mappe in cui si vede un’Europa con più Stati di quelli attuali. Segno che il tema delle nuove indipendenze è popolare e fa discutere.

Quella rilanciata da Linkiesta mi pare particolarmente generosa oltre che confusionaria. Mischia nazioni storiche impegnate da lungo tempo nella costruzione di Stati indipendenti, regioni che usano retoriche “secessioniste” per pure questioni economiche, altri territori che nemmeno pongono il tema dell’indipendenza. Quale sia la storia nazionale e indipendentista del Wessex proprio non si sa. E forse bisognerebbe aggiornare l’autore della mappa che da quando la Lega Nord, dopo numerose giravolte, ha infine gettato la maschera e si è rivelata l’alfiere del nazionalismo italiano più xenofobo la Padania è scomparsa dalla mappa.

Comunque, se anche gli Stati d’Europa raddoppiassero e arrivassero a 80 non vedo il problema. Linkiesta dice che l’Europa già oggi, vista dall’America, appare stramba. Peccato che gli Stati Uniti si chiamano così perché sono una confederazione di 50 stati. E gli Stati Uniti, con i loro 325 milioni di abitanti, hanno la metà della popolazione del continente europeo. Che quasi 750 milioni di persone possano formare 60, 70 o 80 Stati mi sembra assolutamente ragionevole.

Il punto non è la quantità ma la qualità di questi Stati. La qualità interna, ovvero il loro livello di democrazia, di offerta di diritti, di tutela del pluralismo culturale, linguistico,  etnico, religioso. La qualità esterna, ovvero la capacità di creare interdipendenze cooperative e pacifiche con gli altri Stati d’Europa, tanto più davanti alle grandi emergenze climatiche, umanitarie, terroristiche, lavorative che scuotono il nostro continente e il globo. Insomma, il punto è avere tanti Stati giusti e costruire un orizzonte civile e politico per gli Stati Uniti (e giusti) d’Europa, mentre oggi abbiamo pochi Stati spesso egoisti e democratici solo a loro convenienza e un’ideale europeista affondato dallo stesso comportamento dell’Unione Europea.

Ripeto, non è questione di quantità. Se qualcuno pensa che il problema dell’Europa è il numero dei suoi Stati allora dovrebbe essere conseguente e abolire quelli esistenti per ridurli ad uno. Magari facendo di tutti gli stati attuali province o regioni della Germania. Sarebbe divertente vedere l’Italia smettere di essere nazione e trasformarmi in regione “speciale” e “periferica” della Germania. Un bel contrappasso.

La verità è che in Italia c’è un’allergia profonda a discutere di questi temi. Come dimostra il fatto che mentre in questi giorni i grandi giornali internazionali – New York Times, The Guardian, Frankfurter Allgemeine – vantano il comportamento da Stato (organizzato, inclusivo, giusto) della Catalogna davanti agli attentati terroristici la stampa democratica italiana sta dando fiato a interventi tutti di parte spagnola, rilanciando spesso notizie da giornali di destra come El Mundo.

La triste verità è che il fantasma della “balcanizzazione dell’Europa” – richiamato anche nel titolo de Linkiesta – colpisce chi ha la testa già balcanizzata dall’assenza di un tessuto democratico maturo, e giorno dopo giorno scivola verso una società sempre più intollerante e xenofoba. Anche per questo spero che noi sardi vorremo fare ed essere altro.  Uno Stato sardo indipendente, giusto, europeista sarebbe utile per l’Europa che cerca se stessa. E forse sarebbe anche un esempio rincuorante per quegli amici italiani che ancora coltivano sogni di democrazia.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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