Undici leoni: il governo della Sardegna e la sfida del presente

canottaggio

Il Partito dei Sardi ha invitato a votare NO al Referendum costituzionale italiano ma non lo ha fatto per conservare la Costituzione italiana esistente né per regolare conti interni alla maggioranza di governo in Sardegna. Lo ha fatto perché riteneva e ritiene che votando NO la Sardegna e i sardi si ritrovassero dall’indomani nella posizione migliore per far ripartire  la battaglia per la sovranità e la piena responsabilità del nostro popolo sulla sua terra e sul suo futuro.

Questo è accaduto, questo è il segnale e questa è la sfida da cogliere in modo forte, coraggioso, costruttivo.

Questa è la sfida che noi del Partito dei Sardi abbiamo sempre lanciato e continuiamo a lanciare: unire i sardi attorno a proposte forti che traccino il cammino economico, culturale e istituzionale verso l’autodeterminazione – come sta accadendo attraverso l’ASE o i protocolli internazionali con Corsica e Baleari – e lo traccino senza dubbi o sconti di sorta, a costo di scontrarsi ogni volta che serve con il governo italiano di turno.

Perché questo chiedono i sardi. Un loro governo, tutto per loro. Un governo che partecipi totalmente delle sofferenze e delle aspirazioni quotidiane che viviamo e indichi con coraggio la via d’uscita dalla molte crisi in cui siamo immersi. Questo chiedono i sardi:  una Giunta che sia come una squadra che lotta su ogni palla, una squadra fatta di undici leoni. È questo che serve ora: perché ciò che infiamma il cuore, più ancora che la vittoria, è la dedizione, il sacrificio, la fedeltà alla maglia.

Questo a noi interessa capire. Se c’è questa volontà e come la si può tradurre in pratica.

E questa volontà non si misura sulla base dell’aver votato SI o NO, perché sappiamo che ci sono sardi che hanno legittimamente votato NO per difendere la Costituzione italiana e l’appartenenza dei sardi all’Italia. E a questi, che guardano sempre alla conservazione del passato e all’italianità come redenzione, ricordiamo che è proprio questa pratica del sacrificio per conto italico che ha prodotto settant’anni di unionismo autonomista e ci ha portato ad una crisi morale, sociale ed economica che non è facile recuperare in due anni di governo. Così pure sappiamo che ci sono altri sardi che hanno votato SI nella convinzione che l’intesa avrebbe potuto garantire nuovi spazi di sovranità. A questi, che guardano alla provincia di Bolzano, ricordiamo che lì le istituzioni locali trattano con lo Stato da stranieri, da tedeschi davanti agli italiani. E quello che chiediamo ai nostri alleati è proprio questo: comportarsi in modo sempre più sereno e convinto da sardi davanti all’Italia e agli italiani.

Questa è la sfida. Unire i sardi nella costruzione del proprio Stato. Unire i sardi nella capacità di governarsi da Stato. Era la sfida di ieri, è la sfida di oggi.

A innantis!

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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