Una nuova scuola sarda. Addio alla “Buona scuola” di Renzi

Serve una nuova cultura ed educazione dei Sardi che sappia restituire fiducia, che sappia ricostituire anche biologicamente la gioventù, che renda agevole la residenza nel centro montano, che tuteli l’infanzia, che rafforzi l’istruzione.
Ecco perché bisogna partire da una nuova scuola, una nuova formazione professionale, una nuova università, una nuova e più avanzata istruzione tecnico-professionale, un nuovo sguardo sulla persona, sulla famiglia e sulle cose.
La Sardegna ha bisogno di un grossissimo investimento sulla scuola. Se noi non impariamo nuovamente “a sapere e a saper fare” non riusciamo a produrre ricchezza e non riusciamo a garantire la nostra libertà.
Il decreto sulla buona scuola ha impoverito la scuola, soprattutto quella sarda. Dobbiamo uscirne. E per farlo, dobbiamo anche conquistare i poteri per governare la scuola.
Non è possibile che si decida che in Sardegna una scuola debba avere almeno 300 alunni in una regione che ha 272 comuni sotto i 3000 abitanti.
Dimensione e organizzazione della scuola sono affari nostri.
Bisogna investire sulla scuola per investire sul futuro dei nostri figli e della nostra Isola.

NON DA SOLI, MA DA SARDI
PER CAMBIARE QUALCOSA, CAMBIAMO TUTTO

1 comment for “Una nuova scuola sarda. Addio alla “Buona scuola” di Renzi

  1. Rosa Piras
    31 Gennaio 2019 at 15:26

    Serve una nuova cultura che abbia come obiettivo una formazione finalizzata al rispetto dell’individuo. Per me questo significa trattare con stima le intelligenze, accompagnare i giovani, attraverso l’istruzione, ad essere uomini autonomi nel ragionamento e liberi nelle scelte e consapevoli che razionale è un uomo a cui importa più imparare che di avere ragione.
    Pertanto saper trovare una via di fuga dalle verbosità inconcludente e dall’arroganza di categorie egemoni; compito non facile ai nostri giorni: basta seguire i dibattiti televisivi per restare sconcertati dalla incapacità, di buona parte dei nostri politici, di saper analizzare la realtà con un minimo di logica.
    Questa la visione imprescindibile che dovrebbe accompagnare tutte le azioni pratiche nella scuola, dove troviamo tanti luoghi comuni da rigettare:
    • La Scuola come contenitore di tutti i saperi più spiccioli, che non si incontrano in un piano razionale
    • La Scuola come progettificio
    • La Scuola della mal interpretata “libertà del docente”
    • La proposta di retribuire di più gli insegnanti migliori, come se sia corretto certificare insegnanti di seria A e quelli di serie B, mentre dovrebbe consolidarsi l’idea che nessuno può permettersi di essere un mediocre docente, cioè un insegnante al di sotto dello standard stabilito.
    Avrei naturalmente anche le proposte, ma mi fermo qui in attesa dell’apertura di un dibattito approfondito.

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