Un messaggio a SEL Sardegna: Mettiamo nero su bianco il nostro impegno comune per la sovranità e la prosperità dei sardi

di Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

sedieStamattina un amico mi ha scritto via sms: “Ma dunque dopo l’assemblea di SEl si avvicina il Partito della Nazione Sarda?”. Ho risposto in modo cauto. Perché le cose grandi si fanno mettendo nero su bianco una visione condivisa, rispettosa della pluralità delle storie di provenienza ma chiara nei principi e decisa negli obbiettivi verso cui si tende.

Certo, ho pensato a quando arrivato alla festa di Sel a Carbonia mi sono trovato, inaspettato, sul palco, il volto di Mariano IV d’Arborea. E ho pensato: “Siamo arrivati anche qui. Sta accadendo”. Al contempo però mi è venuto in mente che tempo addietro, quando lanciammo l’idea di un gruppo unitario con SEL e Centro Democratico Sardegna, scrissi e condivisi in forma privata una bozza di accordo che serviva a tracciare un cammino comune che partendo dai valori della nonviolenza, dell’apertura, del pluralismo, della solidarietà, portasse ad un impegno reciproco per creare una Sardegna più ricca di lavoro e di dignità, una Sardegna che afferma la propria sovranità popolare e con essa il diritto a decidere del proprio futuro istituzionale. E su quel testo ebbi a parole attestati di approvazione ma non una risposta scritta.

Ecco, da lì bisogna ripartire. Bisogna tornare a confrontarsi sulla scrittura di una nostra “carta” condivisa. Soprattutto se ciò che sta accadendo in queste ore ha valore storico e politico e non è mero tatticismo. E io non credo che lo sia perché se fosse questione di puro tatticismo sarebbe stato facile far pesare che insieme Partito dei Sardi, SEl e CDS e Rifondazione e Rossomori in consiglio avrebbero potuto (e potremmo) formare un gruppo da 12 consiglieri e influire pesantemente sui lavori d’aula.

Se quanto votato dalla maggioranza dell’Assemblea di Sel Sardegna –  il rapporto con Rossomori ed Irs – e quanto ribadito dal segretario Luca Pizzuto in una nota – la costruzione di una sinistra sarda aperta al sovranismo che prosegue il lavoro avviato con il Partito dei Sardi e il Centro Democratico Sardegna – ha il valore che credo allora, lo ripeto, bisogna sedersi e mettere nero su bianco che impegno prendiamo (come minimo) sul diritto a decidere dei sardi, vale a dire sulla sovranità del nostro popolo come diritto storico inalienabile da praticare nel presente, nell’azione di governo tanto quanto nel lavoro politico quotidiano.

Ecco, la mancanza di tutto questo mi rende cauto. Ma a leggere le parole di Michele Piras mi sembra che il quadro si stia chiarendo. E non penso tanto alla frase “Io non sono indipendentista, come non lo era Emilio Lussu” – che getta una luce malinconica sulle affermazioni passate di Michele in materia di nazione sarda e autodeterminazione, evidentemente rifluite (spero solo momentaneamente) davanti alla sirena tentatrice della “Sinistra italiana” – quanto al suo riferimento al comportamento “fuori linea” di SEL Sardegna: “La Sardegna è l’unica regione che non segue in queste ore le direttive nazionali”.

Questo mi sembra davvero un ottimo segno. Ed è quello di cui la Sardegna, in generale, ha bisogno. Una classe dirigente che smette di prendere ordini, di assumere direzioni sulla base di quello che gli dicono a Roma, che si dà la sua direzione sulla base di ciò che serve ai sardi. Questo mi sembra un ottimo segno per il futuro della nostra terra e della stessa idea di sinistra, che non esiste se non fa i conti con l’autodeterminazione e l’emancipazione, della propria terra e di se stessa in quanto classe dirigente del popolo che su quella terra abita, soffre, combatte, sogna.

A innantis! E vediamo, cari amici e compagni, di mettere nero su bianco il nostro impegno comune per la sovranità, la prosperità e la dignità dei sardi.