Sulle strade dell’indipendenza

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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Ieri Paolo Maninchedda, Presidente Nazionale del Partito dei Sardi, ha ricevuto notizia di essere stato dispensato dal doversi presentare in procura per essere interrogato. È un segno importantissimo che ci dà ragione su quanto sappiamo – l’estraneità di Paolo alla vicenda, ma ancor prima la sua irreprensibile condotta morale nella gestione dei fondi pubblici – e di quanto avevamo annunciato – ovvero che la questione avrebbe iniziato ad evaporare molto velocemente. Con grande pena di chi su facebook, non sapendo fare politica, si dedica al killeraggio di chiunque provi a cambiare la Sardegna avvicinandola all’indipendenza.

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Ieri la comunità di Valledoria ha salutato con un applauso l’arrivo dei migranti da ospitare in paese. Una grande parte del merito va a Tore Terzitta, sindaco del Partito dei Sardi, che in questi giorni, senza retorica e senza ipocrisie, ha combattuto un’aspra battaglia contro lo Stato italiano perché venisse rispettato tanto il senso della dignità delle persone da ospitare quanto la dignità della comunità ospitante. Ad uno Stato che provava a risolvere le sue emergenze scaricandone il prezzo sui migranti e sulle comunità ospitanti Tore Terzitta e la comunità di Valledoria, hanno risposto dicendo che una vera accoglienza si pratica nel rispetto della dignità umana e delle regole sancite. A molti sembrerà un piccolo fatto di cronaca e invece racchiude un grande senso politico. Non solo Tore non ha avuto paura di confrontarsi con lo Stato italiano ma ha dimostrato cosa dovrebbe essere uno Stato sardo: uno Stato al contempo accogliente e attento alle proprie comunità, uno Stato basato su regole giuste che tutti devono rispettare, uno Stato che si prende cura di tutti i suoi cittadini, vecchi e nuovi, di nascita o d’adozione. Uno Stato che smina i conflitti perché non fa figlie e figliastri, non cambia le regole a piacimento, non scarica il barile, non svilisce il valore delle comunità e delle singole persone. Non è facile. Ma questo è il modo in cui si costruisce la Repubblica di Sardegna, non nel mondo dei sogni ma nel mondo reale.

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In Scozia lo Scottish National Party ha conseguito un grande successo. Clamoroso solo per chi di una storia si appassiona al finale senza averla seguita per intero. A vederla tutta quella storia si vedrebbe il grande lavoro, durato anni, che c’è dietro. E si vedrebbe anche che si basa sulla creazione di una identità civica fatta di coscienza nazionale e capacità di governare. E ancor di più su una visione di sinistra molto pragmatica che sa tenere insieme il senso civico che porta gli scozzesi a non buttare un pezzo di carta a terra e al contempo il realismo di chi vuole gestirsi il suo petrolio; la volontà di fare l’indipendenza e la serenità nel dichiarare durante tutta la campagna elettorale la volontà di appoggiare i britannici e unionisti Labour per formare un governo in chiave anti-conservatrice.
Contraddittorio? No, astuto. O se preferite pragmatico.
Auguri dunque allo SNP e alla Scozia che, incurante di certa stampa sarda, va avanti sulla sempre meglio asfaltata strada dell’indipendenza.

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