SICCITÀ E BUONE PRATICHE. La voce degli agricoltori

Il nostro intervento di qualche giorno fa sull’ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche ha suscitato molte reazioni.
Dopo la testimonianza di Fausto Fulghesu oggi ricevo e pubblico volentieri un contributo al dibattito che arriva da alcune imprenditrici agricole della Nurra.

Gianfranco Congiu
Capogruppo del Partito dei Sardi nel Parlamento Sardo

31 Luglio 2017
Lettera aperta al Consiglio Regionale

SICCITÀ
Per decenni, l’assenza di una politica pubblica “nazionale” e “regionale” dell’acqua ha lasciato la via libera all’ipersfruttamento delle risorse idriche. Cosi si è giunti al 2015, traguardo fissato nel 2000 dalla Direttiva europea sull’acqua 2000/60, per il raggiungimento dell’obiettivo del “buono stato ecologico” delle acque.
Secondo il rapporto redatto dall’istituto europeo per l’ambiente dell’UE, sulla base dei dati forniti dall’Italia, lo stato ecologico superiore al buono è stato raggiunto solo dal 25% dei corpi idrici superficiali (media europea 49%), mentre lo stato chimico buono è stato raggiunto solo dal 18%.

La percentuale dei corpi idrici superficiali che riesce a soddisfare tutti i requisiti è pari solo al 10%.
Avere per esempio sovvenzionato (con largo spreco di denaro pubblico dall’UE e dai Governi nazionali e regionali attraverso i PSR) la conversione delle coltivazioni tradizionali quali l’ulivo e gli agrumi (meno esigenti di acqua), verso altre coltivazioni forti consumatrici d’acqua, come il mais per biomassa, è stata una scelta profondamente sbagliata.
Puntare il dito principalmente sulle politiche di privatizzazione dei servizi idrici è inevitabile, ma insufficiente, perché lascia credere che la gestione pubblica dei servizi idrici non abbia affatto inciso sui fattori che hanno condotto alla siccità odierna.

Finalità fondamentale del Piano di Tutela delle Acque è quella di costituire uno strumento conoscitivo, programmatico, dinamico attraverso azioni di monitoraggio, programmazione, individuazione di interventi, misure, vincoli, finalizzati alla tutela integrata degli aspetti quantitativi e qualitativi della risorsa idrica.

La Piana della Nurra è una delle zone più agricole di tutta la Sardegna ed è servita per quanto riguarda l’approvviggionamento idrico dal Consorzio di Bonifica della Nurra.La Nurra e il suo Consorzio sono investiti quest’anno da un’annata particolarmente siccitosa.
Il Consorzio di Bonifica, con un comunicato agli oltre 3000 consorziati, il 27 marzo 2017 annuncia che “la stagione irrigua avrà inizio il 1° aprile e sarà assicurata sino al 31 agosto, per tutte le aziende, con eventuale prolungamento in funzione dell’andamento delle scorte e degli apporti idrici. Le presenti limitazioni potranno essere ridotte o annullate a seguito di mutate condizioni di accumulo nei bacini o a seguito di ulteriori apporti nel sistema irriguo”.

Mentre le precipitazioni registrate sul territorio regionale sono state così ridotte che il quadriennio 2013-2017 si è rivelato come uno dei più critici mai registrati in Sardegna a partire dal 1922 (fonte Comunicato stampa Consorzio di Bonifica del 4 luglio 2017).
Quindi il problema “siccità”  era noto molto prima del marzo del 2017.
La grave crisi idrica che investe il Nord-Ovest della Sardegna ci obbliga ad accendere i riflettori su questa drammatica “emergenza”.

Ma siamo certi che sia realmente così? Non si tratta semmai dell’ennesima prova di incapacità gestionale di situazioni che si ripresentano ciclicamente e ancora oggi non si riesce a gestire?

Il significato della parola emergenza è: Difficoltà Imprevista.
Siamo certi di poter applicare questa etichetta alla crisi idrica che sta colpendo la Nurra?

La pagina web del Consorzio di Bonifica della Nurra mostra le restrizioni a cui devono sottostare gli utenti. Al 15 maggio, si stabilivano restrizioni sull’acqua a disposizione. Successivamente, in riunioni tenutesi poco dopo tra istituzioni, ente gestore e utenti, le disposizioni di restrizione passano dalla quantità dell’acqua ai giorni in cui se ne può usufruire.

Da questo momento inizia il dramma per alcune aziende. Non viene fornito nessun calendario per permettere alle stesse di organizzarsi, preparando un minimo di riserva, affinchè le colture non soffrano nei tre-quattro giorni di chiusura, secondo le disposizioni verbali degli organi dirigenti consortili. Se poi i tre giorni restrittivi giungono fino a due settimane nella zona Brunestica, ha come risultato di mettere in ginocchio le aziende agricole.
La comunicazione tempestiva diventa prioritaria, non si può gestire l’acqua con questi metodi empirici.

Invece la stagione irrigua, che sta per volgere al termine (31 agosto), nella Nurra è stata caratterizzata oltre che dalla siccità, da improvvisazione e incapacità di gestione della crisi idrica da parte del Consorzio di Bonifica. La distribuzione delle acque avveniva e avviene senza una calendarizzazione e senza un criterio oggettivo. Agli agricoltori non è dato sapere quando, quali acque, per quanto tempo e con quale pressione ricevono il loro approvvigionamento. La mancata calendarizzazione ha costretto centinaia di agricoltori a spostarsi più volte al giorno verso i loro terreni per verificare se il loro settore riceveva o meno in quel dato giorno. Non è stato mai comunicato un criterio di distribuzione per colturale o dovuto alla gestione delle condotte. Conseguentemente aziende che non necessitavano di acqua si sono viste approvvigionate quotidianamente, ed altre con ortive una volta ogni 8/10 giorni!

Le acque utilizzate con forti presenze di nutrienti (per immissione di acque reflue in acque grezze) hanno determinato in certi casi danni al terreno e alle piante; altre provenienti da pozzi potrebbero abbassare la falda acquifera a favore del inserimento di acque marine con un alzamento della presenza di sodio.

Abbiamo chiesto al Consorzio di Bonifica se fosse stata presa in considerazione la risorsa idrica della miniera (che garantisce 20mc al secondo in un canale che sfocia in riu Su Mattone) ed è stato risposto che l’acqua dei fiumi e dei canali in superficie è di proprietà della Provincia, a cui hanno inoltrato la richiesta di utilizzo. A questo punto il canale di acqua proveniente dalla miniera, che attraversa le terre aride del territorio di Olmedo non può essere utilizzata, previa autorizzazione provinciale. A tal proposito il 4 Luglio si è chiesto un incontro con il Commissario della Provincia di Sassari, che proprio in tal data aveva disposto il prelievo delle acque dal Rio Mannu.

Ed ancora abbiamo chiesto al Consorzio  quale discriminante userebbe nella malaugurata ipotesi che l’acqua non fosse sufficiente per tutti e chi ne usufruirebbe tra l’agroindustria che produce biomassa o gli imprenditori agricoli per alimenti, è stato risposto che tale decisione è appanaggio della Regione!

La palese incapacità di gestione della crisi idrica ha causato ulteriori danni a quelli già enormi attribuibili alla siccità, con stime che vanno nel migliore dei casi ad oltre il 40% delle produzioni agricole della zona. È diventato evidente agli occhi degli agricoltori dell’intera Nurra, la totale mancanza di un piano di gestione della crisi, con interventi lasciati alla volontà e alla improvvisazione degli addetti ai lavori che per quanto si impegnassero non riuscivano assolutamente ad essere efficaci.

Concludiamo con un accorato appello di intervento immediato di regolarizzazione e chiarezza nelle priorità della distribuzione dell’acqua per gli usi: umani, zoologici e agricoli-alimentari, per cui deploriamo in un momento così siccitoso il continuare a irrigare l’agro-industria!

Gianfranca Pirisi, Imprenditrice Agricola
Vannina Fadda, Imprenditrice Agricola
Angela Simula, Consigliera comunale del Comune di Olmedo

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