Sanità: orgogliosi di essere diversi

Oggi i quotidiani si dedicano alle repliche contro di noi da parte dell’Imperatore-Delle-50-Nomine-In-Un-Mese (che ha aggiunto un nuovo titolo a quelli già posseduti, quello di Marziano Politicamente Vergine) e di un Eccellente Dirigente.

Luigi Lotto In premessa, però, rispondo a Luigi Lotto, che rispetto per dolorose chiacchierate con cui ci siamo fatti compagnia negli anni passati.
L’onorevole Lotto sostiene che il tono delle nostre critiche non è compatibile con il fatto che il Partito dei Sardi ha votato la nuova rete ospedaliera.
Chiedo a Luigi di considerare quanto segue.
Il Partito dei Sardi era e resta contrario all’Azienda unica, argomento che è stato, resta e resterà un macigno di distinzione con le scelte del Presidente Pigliaru in materia di sanità, perché imposto con un voto di fiducia alla maggioranza nonostante non fosse iscritto nel Patto elettorale.
Il Partito dei Sardi era e resta contrario alla nomina di Moirano che, a nostro avviso, nasce da una sfiducia cronica nelle capacità di autogoverno dei sardi e che segue lo stesso schema di dominio e non di governo che portò alla nomina della Dirindin. Dietro queste nomine c’è la convinzione di ‘raddrizzare’ i sardi affidando il bastone a un viceré esterno di stretta obbedienza al re interno. Sbagliato, ontologicamente e praticamente.
Il Partito dei Sardi ha ripetutamente segnalato al Presidente della Giunta il reticolo di potere che Moirano ha costruito, glielo ha illustrato e dimostrato, ma non è successo niente, perché si è di fronte a una delega in bianco ormai uscita fuori controllo.
Quando la rete ospedaliera è arrivata in Aula, il Partito dei Sardi, e Lotto lo sa bene, era talmente contrario al disegno e alla strategia, da essere stato costretto a presentare numerosi emendamenti che solo per il rischio della mancanza di numeri la Giunta ha poi accolto. Così abbiamo salvato la sanità delle periferie della Sardegna come pure la possibilità che il grande e importante investimento del Mater Olbia fosse iscritto in una strategia legittima, razionale e permanente e non in un fatto episodico. Ma l’impostazione originaria del Partito dei Sardi è sempre stata sdegnosamente rifiutata e respinta.
Noi proponevamo tre Asl e non una; noi proponevamo che si facesse prima la rete territoriale, poi la rete dell’emergenza-urgenza e poi la rete ospedaliera.
Niente. Tutto rifiutato, tutto respinto; anzi, si è fatto il contrario.
Abbiamo o non abbiamo diritto a difendere la nostra proposta politica e a non voler essere confusi con le strategie imperanti che stanno facendo odiare la politica regionale in tutti i presidi sanitari?
Noi con questa degenerazione autoritaria e inefficiente, Luigi, non abbiamo niente a che fare e vogliamo dirlo. Sei consapevole che i primari e i medici hanno paura di parlare e di condividere posizioni politiche su Facebook perché temono di essere ripresi dall’Azienda? È questo il clima che volevate costruire? Io credo di no, ma è vigente.

Moirano Come sempre accade, quando non si hanno argomenti, si cerca di insinuare il sospetto. Così oggi Moirano scopre la rima, pensa un po’, e riferito a me dice che “Chi ha il sospetto ha il difetto”. Quindi, a stretto rigor di logica per questa geniale intelligenza padana, Di Pietro quando sospettò che al Pio Albergo Trivulzio si pagassero tangenti, aveva il difetto della corruzione? O quando Falcone sospettò che una parte della vecchia Dc fosse implicata con la mafia era mafioso (ci fu anche chi lo scrisse, perché l’Italia non si fa mancare nulla della malizia del mondo)?
Però non mi voglio confrontare con Moirano sugli artifizi retorici e sugli scivoloni che si possono prendere usando le rime con chi le frequenta tutti i giorni, voglio confrontarmi sul merito.
Punto primo: io a questo signore non ho mai chiesto nulla, non ne conosco i numeri telefonici e a stento, per due parole scambiate in pubblico il giorno in cui mi sono dimesso dalla Giunta, ne ricordo il tono di voce. Sono estraneo a tutte le sue nomine e non vedo l’ora che su alcune nomine della Giunta, se mai accadrà, io possa dire la mia nelle sedi appropriate. Quindi, pur avendo tanti difetti, non ho quello di aver partecipato ad alcun banchetto burocratico imbandito da Moirano.
Può però darsi il caso che il Politicamente Vergine Imperatore, volesse dire che giacché ho il sospetto che lui sia ben dentro un preciso sistema di potere sardo-piemontese, in realtà io abbia un difetto non pratico, ma psicologico, cioè che io non riuscendo a pensare che esista la Purezza, non riesca a veder lui Candido. Se fosse così, bisognerebbe ammettere che Moirano ha in curriculum qualche lettura qualificata ma sarebbe rischioso avventurarsi in un esame delle reciproche posizioni sulla natura umana. Meglio stare ai fatti. I fatti parlano.
Moirano ha nominato nel dicembre 2016 gli 8 direttori delle aree socio-sanitarie: A Sassari Giuseppe Pintor, a Olbia Pierpaolo Pani, a Nuoro Andrea Marras, a Lanusei Pino Frau, a Oristano Mariano Meloni, a Sanluri Antonio Onnis, a Carbonia Maddalena Giua e a Cagliari Paolo Tecleme.
Dopo neanche un anno ne ha cambiati 5: oggi Luigi Minerba ha l’incarico di Direttore dell’Area Socio Sanitaria di Cagliari; il dottor Pier Paolo Pani, già a Olbia, ha l’incarico di Direttore dell’Area Socio Sanitaria di Sassari; la dottoressa Antonella Virdis ha l’incarico di Direttore dell’Area Socio Sanitaria di Olbia; la dottoressa Grazia Cattina, dopo aver preso il posto del dottor Frau a Lanusei, ha l’incarico a Nuoro; Andrea Marras ha lasciato Nuoro ed è a Lanusei; Antonio Onnis ha lasciato Carbonia ed è a Sanluri; Maddalena Giua ha lasciato Sanluri ed è a Carbonia.
In parte si tratta di rotazioni e in parte di sostituzioni.
Prima domanda: perché si è proceduto a rotazioni e a sostituzioni, sapendo che negli States si dice e si scrive che la principale causa di inefficienza della sanità è l’instabilità del management? Evidentemente le gestioni non erano soddisfacenti? E perché non lo erano? Domande mai poste.
Ricordiamo che i direttori di area socio-sanitaria, che hanno molte responsabilità ma pochissima capacità decisionale, decadono entro sessanta giorni dalla nomina del nuovo Direttore Generale, cioè ricordiamo che a loro si applica una sorta di spoil system quale quello previsto per le cariche politiche.
Nel frattempo Moirano ha proceduto a nominare una cinquantina di responsabili di struttura complessa dell’Azienda Unica, con contratto quinquennale e con retribuzione in alcuni specifici casi superiore a quella dei direttori di area socio-sanitaria. Casualmente accade che ritroviamo in queste strutture complesse un ex capo di gabinetto dell’assessorato della sanità e ex direttore di area socio-sanitaria, un ex capo di area socio-sanitaria e un ex capo di gabinetto in carica al momento delle selezioni (ma di questo ci occupiamo nel paragrafo seguente).
Quale è il senso di tutti questi movimenti?
Incapacità conclamate nell’esercizio di una funzione e viceversa capacità eccellenti nell’esercizio di un’altra? Nel frattempo i servizi peggiorano e si deve andare in Giunta ad approvare l’ennesima rimodulazione in peius del piano di rientro. Se un manager cambia idea profondamente sulle persone e sulle funzioni nel giro di un anno, si può obiettare sul suo disegno e sul suo risultato?
Noi obiettiamo e chiederemo agli elettori di obiettare.

Gianni Salis L’ex Capo di Gabinetto dell’assessore della Sanità ha inteso la contestazione di opportunità sulla sua partecipazione da Capo di Gabinetto al concorso per le strutture complesse dell’Ats come un fatto personale. Non è così. Il problema è politico, non personale e rimango dell’idea che se lo avesse fatto il mio capo di gabinetto per ruoli apicali delle aziende sottoposte al mio indirizzo e controllo in quanto assessore, io sarei stato indagato. Non è un problema di possesso titoli o meno, ma del fatto che si stava in un posto di indirizzo politico mentre l’Ats disegnava e decideva la mappa delle strutture complesse e i luoghi dove le funzioni sarebbero state svolte, e poi si è partecipato alle selezioni. Non intendo segnalare alcuna illegittimità o illegalità, anche perché in Italia la giustizia non esiste, esistono solo forme regolate di sospetto, quindi è assolutamente ingiusto e inumano attivare giudici e giudizi su chicchessia. Intendo dire che nel sistema politico che io considero virtuoso chi è capo di gabinetto e intende partecipare a qualsiasi selezione, si dimette un bel po’ di mesi prima. Punto.
Ma l’argomento che Salis utilizza per contrastare questa mia posizione non è di merito, ma è il solito vecchio e sdrucito attacco personale, il celeberrimo argumentum ad personam, per cui non avendo molti argomenti si attacca la credibilità della persona e non la natura dell’obiezione ricevuta.
È uno strumento vecchio come il cucco e come tale ininfluente.
Ma è il contenuto dell’attacco che svela matrici politiche: è l’accusa di trasformismo che da una decina d’anni mi muove Soru.
È un’accusa che mi ha sempre portato fortuna: ho vinto tutte le competizioni elettorali in cui mi è stata mossa, semplicemente perché rivela il vero pensiero di chi la muove che è un pensiero di dominio e non di governo.
Prima però di contestare il pensiero altrui, voglio chiarire il mio.
Dal 1987, quando tornai dalla Catalogna, penso e scrivo che il destino della Sardegna non è nelle categorie politiche tradizionali dell’Italia (la prima volta che ho parlato di Partito dei Sardi data agli anni Novanta sulle colonne dell’Unione Sarda). Lo faccio con una chiarezza progressiva del pensiero (specie dopo l’incontro con Franciscu Sedda), ma con una rotta tracciata in modo netto. Oggi dialogo molto con una parte della sinistra sarda che ha compreso che il futuro della Sardegna è nel conflitto regolato con lo Stato italiano per conseguire un nuovo assetto dei poteri della Sardegna.
Si sta comprendendo che o si unisce la Sardegna in una rivoluzione pacifica per nuovi poteri o si perde il treno dello sviluppo e della libertà (e che cosa significa altrimenti che militanti sardi della destra e della sinistra italiana si siano ritrovati nei comitati per l’insularità promossi dai Riformatori, se non che i confini della politica italiana stanno stretti agli interessi dei sardi?).
Ha un valore oppure no che un partito moderato come i Riformatori sia passato di fatto da posizioni autonomiste a posizioni federaliste, scompaginando categorie che erano ritenute inviolabili?
Per cui è verissimo che io sto cercando di scardinare e rivoluzionare il sistema politico sardo superando la destra e la sinistra italiane. E d’altra parte trent’anni di alternanza tra Destra e Sinistra in Sardegna che cosa hanno prodotto sui temi strategici del fisco, dei trasporti, delle tariffe, del mare, dello spopolamento, delle infrastrutture? Niente hanno prodotto, mentre nel frattempo il Nord Italia si è rafforzato in modo quasi irraggiungibile, come ormai stanno scrivendo tutti gli economisti indipendenti. Lo sto facendo forse di nascosto? NO, lo abbiamo scritto nella nostra mozione congressuale; abbiamo parlato e parliamo di Convergenza nazionale sarda, cioè dell’unità dei sardi schierati per ottenere e conquistare i poteri e le opportunità che ci servono. Dopo possiamo articolarci come vogliamo, ma prima bisogna stare uniti e combattere. Spesso gli ideologismi esclusivisti della destra e della sinistra sarde sono servite solo alle élite politiche, ma non al popolo sardo.
Invece, una parte della sinistra con una parte limitata della destra sarde (secondo l’antica consuetudine italiana che vede la similarità degli opposti estremismi, cioè di quelle formazioni che hanno sempre suicidato tutte le rivoluzioni perché ammalate di cultura del dominio e non del governo) seguono un altro schema che è il seguente: prima decidiamo chi comanda tra noi, poi facciamo appello a tutti i sardi a unirsi sotto chi comanda per competere con lo Stato. Questo è lo schema Cossiga che ha un grande antenato in Francisco Vico, cioè lo schema della divisione interna e dell’ammiccamento coi governi italiani. Questo è lo schema che ha sempre fallito. Questo è lo schema dell’elemosina, dei patti sbagliati, delle fregature, delle dipendenze. Questo è lo schema delle egemonie delle minoranze sulle maggioranze. Questo è lo schema oligarchico, cui noi contrapponiamo uno schema democratico.
Voglio fare una rivoluzione seria e la farò, mi sento impegnato moralmente in questo obiettivo. Ogni calunnia che rafforzi l’impossibilità di iscrivere il Partito dei Sardi nelle categorie tradizionali della politica sarda è per me un onore. Sono immunizzato dai veleni perché ho la coscienza a posto: non ho mai costruito case in riva al mare né voglio farne, non ho mai fondato società nei paradisi fiscali, non ho mai ammiccato con la finanza internazionale e non ho mai votato provvedimenti che abbiano danneggiato i prodotti locali della Sardegna, ho nella mia biografia politica interventi per i poveri, gli oppressi e gli ammalati e non ho mai concorso a far licenziare nessuno, mi sento cristiano, indipendentista, europeista e socialista e non ho bisogno che me lo certifichi nessuno.

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

1 comment for “Sanità: orgogliosi di essere diversi

  1. Rosa Piras
    5 maggio 2018 at 20:52

    La cosa sorprendente, leggendo questo articolo, è constatare che gli alti burocrati hanno un potere enorme che, in qualche caso, oscura il potere politico, a conferma di quanto mi diceva, tempo fa, un Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione: siamo impediti, nelle nostre riforme, dai burocrati del Ministero.
    Riformare e Valutare le amministrazioni e i gli atti dei funzionari deve essere compito della Buona Politica!
    Valutare? Ebbene si!
    Ma vedo che, nonostante l’istituzione, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, dell’Ufficio per la valutazione della performance e l’istituzione di un elenco nazionale dei componenti dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV – istituito con D.M. dicembre 2016 ), gli Enti della Sardegna hanno escogitato un sistema per non pubblicare, nel Portale Nazionale dedicato, gli avvisi pubblici di selezione comparativa per la nomina dei componenti OIV , riservandosi, con i soliti sistemi poco chiari, la nomina dei componenti per la valutazione delle proprie performance.
    Si potrà obiettare: non vogliamo far riferimento a un elenco di esperti che ha partecipato a una selezione nazionale! (dove peraltro ci sono un buon numero di esperti sardi).
    Ma allora facciamo un Albo di esperti regionali, o anche queste nomine devono essere appannaggio di politici e burocrati?
    E’ importante sollevare il velo di connivenze e complicità per rendere trasparente l’operato di chi ha così importanti ruoli nella nostra società.
    Paolo Maninchedda hai scelto una strada molto impegnativa! Grazie per la tua lucidità. Siamo con te!

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