Referendum d’indipendenza: che fare? Le proposte e l’impegno del Partito dei Sardi

di Franciscu Sedda

Ciò che sta succedendo in Catalogna in queste ore risveglia anche in Sardegna domande su di un possibile cammino verso l’indipendenza.
Il Partito dei Sardi ha ben chiari quali sono alcuni passaggi imprescindibili per arrivare alla meta.
Li ha detti, li pratica, li ribadisce in questa occasione.

1.
In primo luogo bisogna far crescere e rafforzare ulteriormente il progetto del Partito dei Sardi attraverso la qualità della nostra azione indipendentista al governo della Sardegna e delle comunità della nostra Natzione. Per questo nei giorni scorsi ho fatto appello al coraggio, nostro e dei sardi, a mettersi collettivamente in gioco. Nulla più di un partito forte, credibile, propositivo può in questo momento spingere l’orizzonte verso l’autodeterminazione.

2.
In secondo luogo dobbiamo continuare a provocare le forze dinamiche della società e della politica sarda ad accettare la sfida della costituzione di un grande Partito della Nazione Sarda. Un partito nutrito dei valori del patriottismo civile, della democrazia, della solidarietà, del lavoro. Per i sardi e per la Sardegna. Un Partito che abbia chiaro l’orizzonte dell’autodeterminazione nazionale, del diritto a decidere dei sardi, della sovranità da praticare attraverso l’azione di governo. Un Partito che non abbia paura, laddove serva, di mettere la sua forza in gioco anche attraverso alleanze tattiche e strategiche con chi indipendentista non è per governare già nel presente la Sardegna da Stato, per fare concretamente lo Stato sardo.

3.
In terzo luogo non posso che ricordare quanto ho proposto un anno fa, di ritorno dalla Catalogna: la costituzione di un Tavolo per il Diritto a Decidere – o se si preferisce un’Assemblea Nazionale Sarda – plurale e trasversale, che metta al lavoro tutte le forze sociali e politiche che vogliono che i sardi si esprimano liberamente e democraticamente sul proprio poter divenire Stato indipendente. Un tavolo dove si possa sentire a casa anche chi magari non sa ancora se voterà a favore dell’indipendenza ma è d’accordo che i sardi si esprimano, che esercitino questo loro sacrosanto diritto. Solo così si può far avanzare positivamente un’idea così delicata e decisiva. Come ho detto a La Nuova Sardegna in un’intervista fatta ieri sul tema del referendum d’indipendenza non si può e non si deve mettere il carro davanti ai buoi, tantomeno le pulsioni alla rendita di parte e di partito davanti all’esigenza di un consenso ampio, popolare, collettivo sul referendum. Anche il Partito dei Sardi potrebbe campare di rendita annunciando in solitaria un referendum. Ma non lo fa, non lo facciamo. Perché ci crediamo davvero. E sappiamo che il miglior modo per bloccare l’avanzamento verso il referendum è trasformarlo in un’idea di una parte o di un partito. Il referendum arriverà, sarà possibile celebrarlo in un clima sereno e pacifico, sarà probabile vincerlo, solo se sarà portato avanti collettivamente, come qualcosa che è di tutti i sardi.

4.
Infine, la vicenda catalana, fatta di passaggi complicati e spesso controversi, di alleanze mutevoli e apparentemente contraddittorie, ci riporta al presente, alla capacità di costruire concretamente uno Stato, una Nazione, un Paese nuovo.

Per questo noi del Partito dei Sardi dobbiamo, con l’esempio e con la progettualità, con le parole e con le azioni, direttamente e indirettamente, spingere costantemente il Presidente Pigliaru e la Giunta, il nostro governo, a concretizzare l’impegno assunto in campagna elettorale: quello di un continuo esercizio della presa di responsabilità dei sardi sulla propria vita, che si traduce nell’acquisizione e nell’esercizio di maggiori poteri per la Sardegna, nella capacità di emanciparsi dalle ambigue tutele dello Stato italiano, assente quando necessario, presente quando interessato, sleale nella quasi totalità dei casi. Maggiore sovranità della Sardegna e più potere ai sardi dunque come condizione irrinunciabile per uscire da rassegnazione e assistenzialismo e per costruire una Sardegna che funziona, che espande prosperità e libertà, che acquisisce coraggio e con esso spinta verso un nuovo futuro.

Molte azioni intraprese dal Presidente e dalla Giunta, a partire dalla delibera e dalle norme di attuazione sull’Agenzia Sarda delle Entrate, vanno in questa direzione. Non possiamo che esserne soddisfatti e rimarcarlo, sapendo che delle riforme più grandi gli effetti si vedono nel tempo. Al contempo riteniamo che questo principio di responsabilità e sovranità debba essere attuato sempre, e sempre di più, senza tentennamenti e in modo estensivo. Facendo di esso la bandiera dell’azione di governo. Solo così si cambia la Sardegna, si conquista un più forte sostegno e coinvolgimento a fianco del nostro governo da parte dei sardi, si apre concretamente l’orizzonte di un’autodeterminazione nazionale responsabile e condivisa.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi