Primarias: un click per la Nazione, un euro per la rivolta fiscale. Il coraggio viene dall’estero

Ieri abbiamo avuto il coraggio di parlare di Primarias in un Centro Commerciale, mentre la gente entrava, usciva, guardava e si poneva domande.
Oggi sarò a La Maddalena a parlare di Carta de Logu, cioè della legalità come risposta alla guerra.
Oggi sulla stampa è evidente l’impatto che ieri ha avuto il lancio della nostra ‘Rivolta fiscale’.
La spiego in poche parole.
È ispirata alla Marcia del sale di Gandhi. Siamo nel 1930. Gli inglesi sostenevano di essere i padroni del sale indiano; ne controllavano la produzione e il commercio e vi avevano applicato sopra una tassa indiretta, che dunque colpiva tutti, ricchi e poveri, ma che ovviamente faceva più male ai poveri. Gandhi cercava un modo perché ogni singolo indiano potesse fare un gesto ‘normale’ che però, sommato a tutti gli altri, producesse un grande risultato simbolico e politico. cercava un gesto normale che rendesse evidente l’esistenza di una Nazione.
Scelse di percorrere 320 chilometri a piedi per recarsi sul mare e prelevare un pugnetto di sale. Niente di più. Iniziò la marcia con 80 persone, la finì con migliaia. Gli inglesi persero, ovviamente dopo aver picchiato nigliaia di persone, ma persero.
La nostra ‘Rivolta fiscale’ si svolge in tre fasi.
Primo: le Primarias della Nazione. Se tra il 6 e il 16 dicembre migliaia di sardi dichiareranno che la Sardegna è una Nazione, ci si metterà in marcia. Ricordatevi sempre come si vota. Gandhi non si preoccupò di avere migliaia di persone al suo fianco all’inizio del percorso, ma alla fine. Così anche noi: l’importante è essere più d’uno. Ma se le cose andranno come sembra, con il coraggio che sentiamo all’estero, dai giovani e adulti che stanno fuori della Sardegna, saremo veramente in molti. Ieri vedere Mario Puddu, l’autore del migliore dizionario sardo dell’uso, e sentirgli dire che ha organizzato la rubrica del suo telefono in modo da avvertire tutti i suoi amici di questo evento storico, mi ha commosso. Mario è in marcia, e con lui altri.
Secondo: l’informazione. Noi approfitteremo delle elezioni sarde, che sono un evento che accende l’attenzione di molti, per veicolare informazioni accurate sulla profonda ingiustizia del fisco italiano in Sardegna, sulle modalità della persecuzione fiscale in atto da parte della Agenzia delle Entrate italiana. Dobbiamo aumentare l’indignazione fiscale, far comprendere che il prelievo di ricchezza dalla Sardegna è ingiusto, secolare e insopportabile. Diffonderemo dati, volantini, cifre, conti, vicende di persecuzione fiscale.
Terzo: a giugno 2019 si presenteranno le denunce dei redditi. Due leggi dello Stato italiano (L. 296/2006, art. 1 comma 168 per i tributi comunali e la L. 389/2002 art. 25 per i tributi erariali) prevedono che le amministrazioni non possano mettere a ruolo o effettuare accertamenti per versamenti della imposte inferiori, rispetto al previsto, di un valore compreso tra 0,1 e 12 euro. Noi passeremo i mesi da oggi a maggio, i mesi della nootra marcia, a spiegare come fare sì che ogni sardo, tenuto conto del prelievo dello Stato, con gli accantonamenti, di 600 milioni di euro dei sardi; tenuto conto della mancata notifica a Bruxelles della condizione di insularità che costa alla Sardegna 800 milioni di euro di costi non deducibili; tenuto conto dei costi sostenuti dal contenzioso generato in modo abnorme dalla persecuzione dell’Agenzia delle Entrate in Sardegna, ogni sardo riterrà che il conteggio delle proprie imposte previsto dallo Stato sia sbagliato per il valore di un euro. L’effetto sarà che l’intera Sardegna con un gesto simbolico e legale potrà dire che questo regime fiscale è insostenibile perché non è sardo, ma lombardo: in una parola è un sistema fiscale coloniale, come lo era il regime fiscale sul sale in India.
Difficile? No, semplice e entusiasmante.
Ieri sono stato intervistato da due sedicenni. La più bella intervista della mia vita.

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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