Perché vogliamo una discussione pubblica e di coalizione sul Piano di Dimensionamento Scolastico


Il Partito dei Sardi ha oggi preso una posizione netta contro la presentazione in Giunta del Piano di Dimensionamento Scolastico. Si tratta di una posizione coerente e conseguente con quanto andiamo dicendo da ormai due anni. Ovvero che non si può fare un Piano di dimensionamento basato su delle linee guida dettate dal Ministero italiano che potranno andare bene per l’Italia ma che sicuramente non vanno bene per la Sardegna.

Abbiamo da tempo chiesto un confronto pubblico e di coalizione su una materia così delicata e decisiva per il futuro dei nostri figli, del nostro popolo e della nostra terra. Una materia che ci riguarda tutti. Una materia che in prospettiva vale molto molto di più di tanti provvedimenti che, mirando all’immediato, suscitano tanta attenzione ma non cambieranno mai la struttura profonda della nostra società, che oggi si trova ad avere una delle popolazioni con il più alto tasso d’abbandono scolastico e il minor numero di laureati in Europa.
È stato detto che “un popolo ignorante è uno strumento cieco volto alla distruzione di se stesso”. È a questa condizione di ignoranza, indotta e autodistruttiva, che diciamo no, abbiamo detto di no e continueremo a dire di no.
Ma non ci siamo accontentati di dire di no. Come sempre (vedi Appendice) abbiamo accompagnato la nostra azione di critica, puntuale e motivata, con l’offerta di suggerimenti costruttivi, l’indicazione di strumenti legislativi alternativi che la Sardegna può e deve sfruttare per sfuggire alle strettoie poste dallo Stato italiano e costruire fin da subito, anche in materia di offerta scolastica, un vestito a sua misura.

Non possiamo immaginarci che il nostro corpo riprenderà a correre se accetteremo, come troppo spesso è accaduto in Sardegna, di cucirci addosso un vestito troppo largo, che ci fa inciampare, o troppo stretto, che ci immobilizza.
La scuola deve essere nostra. Deve essere pensata dai sardi, per i sardi, a misura di ciò che serve ai sardi.
Lavorare insieme, unire le forze, sociali, territoriali, politiche, di coalizione per sfuggire alle logiche ministeriali, non è solo un impegno indipendentista ma è un dovere di chiunque abbia a cuore la scuola e il sistema dell’istruzione in Sardegna.

Il sistema scolastico – dagli alunni, agli insegnanti, al corpo amministrativo e dirigente – è già stato sufficientemente umiliato da uno Stato che, lo ammettono per primi gli stessi italiani, tutto fa da anni se non distruggere il sistema dell’istruzione favorendo il crollo della qualità dell’insegnamento e con esso delle competenze e della cittadinanza.
Non so cosa voglia fare l’Italia per porre rimedio. Ma certamente noi del Partito dei Sardi sappiamo cosa può fare la RAS e sappiamo che la Sardegna non si può più permettere questo declino.

Dalla qualità dell’istruzione passa la creazione di coscienza e capacità individuale e collettiva. Lì bisogna investire in modo coraggioso e con spirito di autodeterminazione nazionale. Questa è la via maestra che un popolo ha per conquistarsi un futuro prospero e degno. Questa è la via maestra per dare ai nostri figli un futuro migliore di quello attuale. Questa è la via maestra per ridare un concreto orizzonte di rilancio ai nostri territori e alla nostra economia. Vale in tutto il mondo, soprattutto in un mondo globalizzato. Vale ancor di più per chi come noi sardi non ha la forza della demografia, delle armi, del petrolio o di chissà cos’altro ma ha l’arma di una cultura millenaria e potrebbe farla positivamente esplodere attraverso un aumento collettivo delle capacità e della conoscenza.
La nostra esistenza dipende dalla nostra istruzione. La nostra indipendenza dipende dalla nostra istruzione. La capacità di creare una terra di opportunità e una nostra società giusta, fatta di persone libere e capaci, dipende dalla nostra offerta d’istruzione.

Questo è il motivo della nostra odierna presa di posizione.

A innantis!

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

 

Appendice

Riporto qui di seguito, il comunicato, firmato dai nostri rappresentanti al Parlamento Sardo a nome del Partito, in data 20 dicembre 2016 in modo da apprezzare più in dettaglio il merito delle nostre critiche e i nostri suggerimenti costruttivi:

In questi giorni potrebbe approdare in Giunta il nuovo Piano di Dimensionamento Scolastico del quale conosciamo solo le Linee Guida proposte all’approvazione delle varie conferenze provinciali.
Con quelle linee guida ci si appresta a sferrare l’ennesimo colpo a tante piccole comunità locali che usciranno mortificate da un Piano ispirato e redatto secondo logiche numeriche di derivazione ministeriale, refrattario alle aspettative di differenziazione, incapace di rispondere alle istanze di mantenimento di un servizio fondamentale per la crescita culturale e baluardo insostituibile nella lotta allo spopolamento.

Non esitiamo a connotare quelle Linee Guida ORFANE di tutto ciò che servirebbe a definire una STRATEGIA sulla Scuola;
mancano gli elementi di visione e prospettiva rispetto a quella che dovrebbe essere una RETE scolastica di Istruzione e Formazione disegnata sulle esigenze di differenti e non omologabili ambiti territoriali;

  • manca un’idea di offerta formativa regionale, di contenuti e di indirizzi ritenuti essenziali;
  • manca totalmente una riflessione sulle particolarità di ogni singola provincia, alcune delle quali vedranno scomparire le autonomie scolastiche di tutta la montagna se non vengono applicati parametri differenti da quelli imposti dal Ministero;
  • mancano obiettivi concreti per cambiare davvero il disastro di un abbandono e di una dispersione scolastica che per quanto riguarda la Sardegna è del 30% e con una incidenza superiore nelle zone interne, colpite oltremodo da uno spopolamento sempre crescente;
  • riduce e restringe gli indirizzi con l’applicazione del principio della unicità dell’indirizzo per ambito provinciale, principio condivisibile è applicabile nei poli urbanizzati e maggiormente popolati ma non certamente nelle province marginali e negli ambiti montani, distanti e penalizzati nei collegamenti con i centri di riferimento;
  • applica senza distinzioni o eccezioni i parametri ministeriali esistenti (400 alunni nei comuni di montagna e 600 su quelli marini) senza considerare che con l’attuale indice di spopolamento si registrerà, nel breve volgere di un anno, la sparizione di tante autonomie (penso ad Atzara, Desulo, Tonara, Gavoi, Fonni, Bolotana, Orgosolo, Orani e persino Macomer, tanto per stare nel nuorese ma la situazione è speculare anche nel Sulcis, Ogliastra, Oristanese).
  • Glissa sul problema delle pluriclassi imponendo accorpamenti senza che vi siano elementi compensativi su trasporti, viabilità, ospitalità e servizi collaterali (a rischio le primarie di Lei, Bortigali, Gadoni, Tiana, Ollolai, Olzai, Oniferi, Lodè).
  • La Formazione Tecnica e Professionale è relegata ai margini della programmazione: i Poli Tecnici professionali non vengono neppure menzionati ed anzi ancor oggi, a distanza di quattro anni dalla loro previsione, non vengono neppure pubblicati i bandi;
  • agli ITS vengono dedicate norme di scarso valore programmatico qualificabili come meri auspici (favorire la nascita e lo sviluppo); in un caso (ITS di Macomer) si giunge all’assurdo che, ad anno scolastico iniziato, arriva – dopo due anni dalla richiesta – il provvedimento di non approvazione di un nuovo indirizzo.

Il 6 novembre 2015 proponemmo la mozione n. 193  per conoscere le ragioni della mancata applicazione del disposto dell’art. 9 comma 4 della Legge Regionale 7 agosto 2009, n. 3 (non impugnato dal CdM) che recita:

  1. Nelle more di una riforma organica della normativa regionale in materia di istruzione, la Giunta regionale, nell’ambito delle dotazioni organiche complessive definite in base alle vigenti disposizioni e tenuto conto delle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, definisce le modalità e i criteri per la distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche. Nel rispetto dei criteri e delle modalità definiti dalla Giunta regionale, la Direzione generale dell’Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, provvede alla distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche.

L’applicazione o il recepimento di dette disposizioni all’interno del redigendo Piano di Dimensionamento potrebbe costituire un presidio di tutela per le nostre comunità e lo strumento per sciogliersi da un vincolo dimensionale opprimente.

Per tutte queste ragioni mostriamo fin d’ora la nostra più totale insoddisfazione e preoccupazione per i criteri e le logiche che stanno ispirando il nuovo Dimensionamento scolastico.

Se dovesse concretizzarsi una proposta di Piano effettivamente inosservante delle vibranti proteste e appelli che arrivano dai territori, verrà qualificato come atto ostile e contrario alle aspettative del popolo sardo e per l’effetto non ci sarà alcun avvallo tecnico e politico – ne’ in Giunta ne’ in Consiglio – da parte di tutti i rappresentanti del Partito dei Sardi.

Gianfranco CONGIU, Augusto CHERCHI, Roberto DESINI, Piermario MANCA.

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