Partito dei Sardi: come passare dall’Italia di Trident a una Sardegna di pace

di Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

Sulla vicenda Trident si è imposto lo slogan “rovesciare il tavolo”. Ora, l’unico modo per rovesciare il tavolo in questa materia è fare l’indipendenza dall’Italia.

Si dà il caso che molti di coloro che chiedono di rovesciare il tavolo, per quanto persone stimate e sinceramente amanti della Sardegna, non siano indipendentiste. Dato questo presupposto il tavolo in oggetto rischia di diventare evanescente e introvabile quanto i bottoni della famosa “stanza dei bottoni”.

Il tavolo per essere rovesciato va prima individuato. Il tavolo da rovesciare è la sovranità dell’Italia sulla Sardegna.

Per questo, il modo più semplice per rovesciare il tavolo è sommarsi al processo di affermazione della sovranità della Sardegna e incamminarsi pubblicamente sulla strada dell’indipendenza. Questo dovrebbero fare gli amici che oggi chiedono di rovesciare il tavolo. Ritirare la loro lealtà e fiducia nello Stato italiano e votarsi alla causa della completa emancipazione nazionale della Sardegna.

Siccome però non basta neppure essere indipendentisti per vincere sul serio, giorno dopo giorno, una battaglia storica per la dignità e i diritti del nostro popolo – proprio come non è bastato da bambini esprimere il desiderio di fermare la guerra e la fame nel mondo per far sì che le due cose accadessero – il Partito dei Sardi ribadisce le azioni concrete che ritiene decisive e praticabili a livello istituzionale per avanzare verso la vittoria.

In primo luogo che il nostro Governo ribadisca sempre e costantemente l’inaccettabilità, morale e materiale, di ciò che sta accadendo e il no ai piani dilatori, in materia di dismissione e riconversione, del Ministero italiano della Difesa.

In secondo luogo che si pongano in essere tutte le misure di pressione sullo Stato: dal pagamento degli indennizzi e dei risarcimenti per l’uso del territorio – nulla fa più male a uno Stato alla canna del gas che dover tirar fuori soldi – allo schieramento del nostro Corpo Forestale attorno ai luoghi di esercitazione, a marcare la nostra presenza e a tutela dell’incolumità nostra e del nostro territorio.

In terzo luogo, che si sollevi ala questione dei danni al patrimonio ambientale e archeologico – già ampiamente documentato dalle autorità competenti – in tutte le sedi e corti internazionali, richiedendo che questo pezzo di mondo che è la nostra terra smetta di essere illegalmente martoriato e distrutto ma venga pulito e ripristinato con i soldi di chi ha causato i danni.

In quarto luogo, vanno messe in atto tutte le azioni per convincere tutti i sardi, prima ancora che il resto del mondo, che la riconversione dei luoghi militari può essere e sarà occasione di lavoro, prosperità, ricchezza ecosostenibile. Le azioni intraprese dal nostro Governo per fare di luoghi un tempo militari spazi dedicati al volontariato, alla cultura, alla cura dell’ambiente, alla protezione civile è la miglior risposta alla presenza militare dello Stato italiano. E il miglior investimento su di un processo di smilitarizzazione ed emancipazione davvero condiviso e vincente.

Perché, alla fine della fiera, più che rovesciare il tavolo si tratta di rispedirglielo indietro. In modo che capiscano che casa nostra ce l’arrediamo da noi come più ci piace e come più ci pare giusto.