Partito dei Sardi su accantonamenti, vertenza entrate, ASE. Basta errori e questua, servono dignità e sovranità

Il Partito dei Sardi ha chiesto e ottenuto che il Presidente della Giunta riferisca in Consiglio sulla vicenda degli accantonamenti per esercitare in modo chiaro e riconoscibile il dovere di difesa degli interessi dei sardi che sta in capo ai membri del Parlamento della Sardegna.

Se oggi oltre 600 milioni sono sottratti dallo Stato alla Sardegna è per una precisa responsabilità del Presidente della Giunta che all’inizio della legislatura, contro il nostro parere, ha condotto un negoziato col Governo italiano rivelatosi ingenuo nelle forme (come certificato in modo esplicito e umiliante dalla sentenza della Corte Costituzionale 154/2017) e dannoso nelle conseguenze, con gli effetti del ritiro dei ricorsi presso la Corte Costituzionale correttamente a suo tempo incardinati.

Quel negoziato iniziò, allo stesso modo di quello iniziato nei giorni scorsi, con incontri bilaterali tra la Giunta e il Governo italiano non preceduti da una chiara e approfondita condivisione delle istituzioni e della società sarde.
Siamo nettamente contrari alla ripetizione dell’errore.
Come siamo nettamente contrari alle forme del negoziato. Il Presidente della Giunta dovrebbe incontrare, su questi temi, il Presidente del Consiglio dei Ministri e non altri e dovrebbe incontrarlo per pretendere, non per chiedere, il rispetto delle prerogative della Sardegna e degli impegni a suo tempo presi dal Governo Renzi.

Dinanzi a un’evidente slealtà del Governo, non ci si può né accontentare né fidare di un negoziato pragmatico a saldo e stralcio, perché così si consuma interamente la credibilità delle istituzioni sarde, prima piegate a un ingenuo accordo fiduciario, poi sbeffeggiate dalla Corte Costituzionale e adesso rassegnate a un ruolo questuante rivolto peraltro, lo ripetiamo, non al rappresentante legale del Governo italiano ma ai suoi collaboratori.

Il Partito dei Sardi prende severamente le distanze da queste interpretazioni riduttive del rango delle istituzioni sarde e della portata dei diritti dei sardi.

Peraltro, il Presidente della Giunta manifesta questo attivismo depotenziato per rimediare a un suo preciso e personale errore, la resa iniziale sugli accantonamenti non iscritta nel programma elettorale e non presente nelle dichiarazioni programmatiche, mentre non lavora in alcun modo, se non con la burocratica difesa in giudizio, per esigere il ritiro del ricorso presentato dal Governo italiano sulla legge per l’Agenzia Sarda delle Entrate.

Noi censuriamo il comportamento del Presidente della Regione che resta politicamente inerte su un argomento su cui ha ricevuto un preciso mandato elettorale e invece agisce confusamente su una materia non concordata con la maggioranza, rischiando di produrre un nuovo errore nel tentativo di rimediare ad un suo errore precedente. Abbiamo posto questo problema sin dalla chiusura del rimpasto, lo abbiamo ribadito in occasione degli incontri successivi alle dimissioni di Paolo Maninchedda, e il problema anziché essere risolto è cresciuto nelle dimensioni e nella rilevanza politica e sociale.

Per tutti questi motivi abbiamo preteso un confronto pubblico e istituzionale: ci sono differenze di cui la società sarda deve essere consapevole. E ci sono soluzioni che possono nascere solo da un confronto che metta per davvero la sovranità dei sardi – niente di più e niente di meno che i loro diritti e i loro interessi legittimi – al centro dell’azione politica.

Gianfranco Congiu, Augusto Cherchi, Roberto Desini, Piermario Manca, Alessandro Unali

IL COMUNICATO DEI CONSIGLIERI DEL PARTITO DEI SARDI

 

1 comment for “Partito dei Sardi su accantonamenti, vertenza entrate, ASE. Basta errori e questua, servono dignità e sovranità

  1. Angelo
    13 Ottobre 2017 at 8:32

    Bellissimo.Dignita’ e capacità propositiva e programmatica.
    Tra l’altro l’Agenzia Sarda Entrate nasce per una forte e concreta collaborazione con quella nazionale per una seria lotta all’evasione fiscale: normativa già esistente tra i Comuni e lo Stato Italiano che non sta producendo alcunché di concreto.

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