Una nuova scuola sarda. Addio alla “Buona scuola” di Renzi

Serve una nuova cultura ed educazione dei Sardi che sappia restituire fiducia, che sappia ricostituire anche biologicamente la gioventù, che renda agevole la residenza nel centro montano, che tuteli l’infanzia, che rafforzi l’istruzione. Ecco perché bisogna partire da una nuova scuola, una nuova formazione professionale, una nuova università, una nuova e più avanzata istruzione tecnico-professionale, un nuovo sguardo sulla persona, sulla famiglia e sulle cose.
La Sardegna ha bisogno di un grossissimo investimento sulla scuola. Se noi non impariamo nuovamente “a sapere e a saper fare” non riusciamo a produrre ricchezza e non riusciamo a garantire la nostra libertà.

I sardi non sono liberi di muoversi

I sardi non sono liberi di muoversi.
La loro libertà, nel migliore dei casi, inizia a Roma o a Milano.
Lo sapete che una famiglia di 4 persone, 2 adulti e 2 bambini, è costretta a spendere 570 euro per andare, con piccola auto a seguito, da Cagliari a Civitavecchia (andata e ritorno) nel mese di agosto?
Per non parlare della vita a bordo, con i prezzi del bar e del ristorante che sono immorali. Un esempio su tutti: una nota birra locale da 0,33 è venduta dalla Tirrenia a 4,50 euro. La stessa birra all’ingrosso costa circa mezzo euro e al dettaglio mediamente 2 euro. Questo significa che al viaggiatore sardo viene venduta a un prezzo nove volte superiore a quello pagato dalla compagnia navale.

Fibromialgia: fine della clandestinità

La Sardegna fino a ieri partecipava all’indifferenza italiana: da ieri ha fatto una scelta diversa, ha scelto di combattere la malattia e di garantire l’assistenza sanitaria ai malati. (…) In un mondo che pensa solo al successo e al potere e fa finta di non vedere la tragicità del dolore e della morte, il Partito dei Sardi ha vinto una battaglia di civiltà guardando in faccia la debolezza umana, organizzando i poteri e i servizi per combatterla, ricostruendo trame efficienti di solidarietà e di diritto.

Salari sotto i 1000 euro e furti di Stato. Costruiamo la rivolta

In Sardegna stanno sotto i Mille euro non solo molti operai, che sono sempre di meno, ma molti diplomati e molti laureati. Esistono i liberi professionisti del mezzo mese: lavorano per trenta giorni, guadagnano per quindici. (…) Non serve una banale riforma. Serve una intelligente, capillare, bene organizzata e profonda rivolta.
Il Partito dei Sardi sta facendo liste ad alta coerenza programmatica. Stiamo pulendo le liste da ogni opportunismo e lo stiamo facendo felicemente.

Il nostro passato migliore sia il peggio che ancora ci attende

Le cose vere non si vedono con gli occhi, diceva il piccolo principe, ma con la mente e col cuore (con la ragione e il sentimento).
Cosa possiamo augurarci, da Sardi?
Possiamo augurarci di compiere il nostro dovere. Dobbiamo cambiare tutto, in profondità: noi stessi e la storia, perché questa storia presente che tutto consuma, che tutto svilisce, che tutto subordina e impoverisce, è terribilmente ingiusta.
C’è chi si accomoda a fare le solite cose. Ma che senso ha una vita trascorsa a ripetere il proprio fallimento? Che senso ha una storia trascinata come un peso e non come un’opportunità?
Non faremo più le solite cose. Il nostro passato migliore sia il peggio che ancora ci attende.

Il vento italiano non c’è più. È il tempo della nostra rivolta (legale)

La Lega non cresce più. I Cinquestelle sono in discesa verticale.
Lo dico ai Sardi che si sono precipitati a porsi al servizio nordista.
Finito.
Il ciclo del successo effimero è più breve di prima.
Anche Renzi ha avuto la stessa evoluzione, solo un po’ più lunga.
Quando dicevo a Pigliaru che Renzi non aveva un pensiero, che avrebbe tradito la Sardegna, che in breve tempo si sarebbe consumato, mi diceva che ero un radicale. Radicalmente la storia mi ha dato ragione.
Non c’è verità dove c’è solo carriera e manipolazione. Oggi il Pd è fuori dai giochi per eccesso di ipocrisia e assenza di visione. Morto. Amen.
Oggi c’è un grande spazio politico e culturale per una profonda rivoluzione sarda.

Ventimila modi di essere piccoli per diventare grandi

Chi si ama, si promette per la vita il bene più prezioso: la compagnia.
Noi ieri ci siamo promessi la compagnia e la storia. Ci siamo riusciti per l’umiltà dei comportamenti e la grandezza delle idee.
I Sardi ieri hanno cominciato a dire “Noi”.
Oggi è finita la clandestinità della Nazione Sarda.

Voi Sardi che vivete nei continenti del mondo

Voi Sardi che vivete nei continenti del mondo aiutateci da lì, dove siete, a dire qui, in Sardegna, dove stiamo noi, che non siamo un insieme casuale di uomini e donne; che non stiamo gli uni con gli altri perché costretti dal mare.
Aiutateci a dire che stiamo insieme perché lo vogliamo, perché non viviamo questa terra come una condanna né come un destino, ma come un dono.
Aiutateci a dire che saremmo Sardi anche senza la Sardegna, perché ormai dopo millenni di storia, la Sardegna è una forma delle anime prima che un’isola.
Noi siamo come gli ebrei, gli armeni, i curdi, i cristiano-maroniti, i copti, gli irlandesi, gli apache: noi siamo una inestirpabile Nazione del mondo.

Primarias: un click per la Nazione, un euro per la rivolta fiscale. Il coraggio viene dall’estero

Ieri abbiamo avuto il coraggio di parlare di Primarias in un Centro Commerciale, mentre la gente entrava, usciva, guardava e si poneva domande.
Oggi sarò a La Maddalena a parlare di Carta de Logu, cioè della legalità come risposta alla guerra.
Oggi sulla stampa è evidente l’impatto che ieri ha avuto il lancio della nostra ‘Rivolta fiscale’.
La spiego in poche parole.

Primarias: stasera alla Corte del Sole di Sestu si parla di una legale rivolta fiscale

Stasera inizia un lungo percorso per cambiare il sistema fiscale della Sardegna.
È dura, ma così non si può più andare avanti. Il fisco all’italiana, ingiusto e oppressivo, è uno dei fattori determinanti della povertà della Sardegna. Stasera cominciamo a studiare come combatterlo legalmente.
Do alcune notizie politiche. C’è molta diplomazia in campo tra i partiti a vario titolo indipendentisti, federalisti, socialfederalisti, ecc, ma anche…

Primarias: come si vota

Come si vota per la Nazione Sarda?
Ecco il video che lo spiega. Fatelo girare.
Votare per la Nazione Sarda fa nascere la Nazione.
È accaduto come se a un uomo sia stato impedito di dire il proprio nome per secoli; è accaduto come se sia stata data cittadinanza alla più bella terra del mondo e non ai suoi abitanti. Bisogna far sapere al mondo che questa terra è abitata da una Nazione.

Primarias: Nazione, libertà e ricchezza

Bisognerebbe dire con chiarezza che si ha paura della libertà delle Primarias – Primarie nazionali della Sardegna.
Si ha paura proprio delle regole che le caratterizzano: apertura, universalità, segretezza e non ricostruibilità del voto, modernità.
Vota chiunque e nessuno può buttare schede nelle urne, nessuno è costretto a mettersi in fila nei seggi delle sedi di partito, lo spoglio e i verbali sono automatici. Votano i sardi all’estero iscritti all’Aire.
Votano i sardi in Italia.
Tutto chiaro, libero, indipendente e trasparente.

Il primo referendum sulla Nazione sarda

A dicembre sarà possibile votare on line per dire se riteniamo che la Sardegna sia o non sia una Nazione.
L’Italia non può fermare questo referendum promosso dal Partito dei Sardi ma voluto da tutti, ma è chiaro che se esiste anche la Nazione sarda, non esiste solo la nazione italiana come vuole, dogmaticamente, la Costituzione italiana.
Questo referendum sarà per la Sardegna ciò che la marcia del sale è stata per l’India. Alla fine gli inglesi se ne andarono.
Il referendum sulla Nazione sarda è rivoluzionario e noi lo sappiamo e lo vogliamo.
Potranno votare tutti, compresi i sedicenni.

Un’altra Sardegna: vinciamo se siamo differenti

La vittoria dei Verdi in Assia dimostra che non è vero che alle elezioni vincono sempre i marchi politici alla moda.
La stessa cosa sta capitando a noi del Partito dei Sardi. Più manteniamo la nostra differenza, più cresciamo nei sondaggi. Più rimaniamo l’unica forza politica che realizza processi autenticamente democratici e trasparenti, più veniamo riconosciuti. Oggi questa differenza consiste anche nell’avere un programma di governo diverso, fondato sull’unità dei sardi e sulla loro capacità di assumersi nuove e più importanti responsabilità anziché affidarsi alla solita richiesta di grazia al governo italiano ‘amico’.