Otto mesi per conoscersi e divorziare.
Bravo Luciano Uras. Diario

divorziodi Paolo Maninchedda
Inizio della legislatura: piccolo confronto tra me e alcuni assessori. Io: «Non fidatevi mai dello Stato italiano. L’esperienza, la sotto-cultura dello Stato, la nostra pratica politica insegnano che gli italiani non sono mai leali». Loro: «Intanto noi abbiamo sempre sbagliato i compiti a casa. Prima mettiamo in ordine le nostre cose, poi verifichiamo questa presunta slealtà, poi eventualmente apriamo il conflitto». Ok. Metto il silenziatore e lavoro. Svuotiamo i cassetti, mettiamo in ordine le pratiche, subiamo uno scippo a maggio sui fondi Fsc per le colpe della precedente Giunta e ce li riprendiamo a novembre per merito nostro, non per concessione, portiamo a casa 600 milioni di opere da aggiudicare entro l’anno prossimo, sblocchiamo cantieri, apriamo lo scontro e la trattativa con Enel sull’idroelettrico (che va avanti, stiamo per nominare l’advisor regionale per stimare le risorse reciproche), sblocchiamo la vasca dei finanziamenti europei 2007-2013 non spesi (la dotazione del bando sulle cantierabili verrà molto probabilmente implementato), apriamo il confronto con la Cassa conguagli per ottenere il finanziamento dei conguagli Abbanoa (partita ancora aperta), apriamo un durissimo confronto con le banche, ci paghiamo tutto il pagabile per la ricostruzione dei paesi alluvionati, rendiamo finanziabili i nostri ulteriori progetti per l’idorgelogico. Tra vedere e non vedere, pensiamo a un mutuo per farci le infrastrutture che il governo non ha fatto. Nel frattempo il Governo tratta sulle Entrate. Ci convince ad essere la prima e unica regione d’Italia che va dal 2015 in bilancio armonizzato. Prende l’impegno di rispettare la sentenza della Corte Costituzionale che prevede che alla Sardegna non si applichino riserve erariali; prende l’impegno di pagarci le centinaia di milioni pregressi. Ci chiede di ritirare i ricorsi pendenti (io avvertii subito che avrei votato contro il ritiro, ma onestamente nessuno ha mai pensato di ritirare i ricorsi prima che tutte le clausole dell’accordo fossero verificate). Nelle more di questo percorso, io passavo per essere l’indipendentista scettico sull’Italia. Ho taciuto, perché memore di una battuta che mi fece un sardista bosano: «S’italianu o la cagada a s’intrada o la cagada a s’essida». Ci hanno imposto le riserve. Stanno cercando di sottrarci liquidità. Non ci hanno tolto un metro di servitù militari. Svolazzano come corvi sui nostri fondi Fsc. Sapevo che era solo questione di tempo. Non che manchino persone per bene: Delrio è stato leale; Lupi è stato leale; Lotti dà una mano sempre; ma la natura dello Stato italiano è un incrocio tra il serpente e lo scorpione, o morde o punge, tertium non datur. Così ecco che sono rispuntate le riserve erariali, ecco che lo Stato se prevede un vantaggio per le Regioni a statuto ordinario, prevede uno svantaggio per la Sardegna. Perché per la Sardegna? Lo dico io, perché se anche reagisce non se ne accorge nessuno, perché siamo in pochi. Io zitto. Ieri ennesimo tentativo di fregatura, in violazione dell’accordo di luglio, fregatura pensata di notte sulla legge finanziaria. Luciano Uras e Silvio Lai danno battaglia in commissione bilancio al Senato. Pigliaru parla col governo con la componente barbaricina del suo Dna in grande spolvero. Fine serata e arriva la telefonata (non dal Presidente, che continua a negoziare, ma da un esponente politico. Lo devo precisare perché, come al solito, le parole rischiano sempre di essere fraintese. Io, comunque, la penso allo stesso modo)**: «Avevi ragione. Sono cialtroni». Adesso un po’ di pazienza e arriviamo in Consiglio regionale a votare un percorso che ricostituisca la tensione politica, non amministrativa, non fiscale, ma politica, istituzionale e sociale tra Regione e Stato, una tensione che faccia capire che qui c’è gente che sa cosa è e cosa dovrebbe essere uno Stato, sa combattere ed è pronta a farlo.
Intanto il mio carissimo amico Luciano Uras, quello con cui condivido l’idea di un grande partito della sovranità e del lavoro (ma in verità in Consiglio Regionale anche altri, di altri schieramenti, stanno maturando l’idea di un nuovo soggetto politico che dia vita anche a un numeroso gruppo consiliare), il mitico Luciano ieri ‘ha zaccato’ un bel calcio negli stinchi al Governo. Ha presentato un emendamento di 5 mln di euro per le scuole dei paesi alluvionati sardi. Il Governo dà parere contrario e lì agisce un altro amico della Sardegna, Silvio Lai, che, come in un romanzo di Le Carré era pronto a far sbilanciare l’avversario e a svelare la sua militanza diversa, cioè prima sarda e poi piddina (come dovrebbe sempre essere). Finale: Sardegna batte Governo 13 a 12. Messaggio di comunicazione su WhatsApp. Mi alzo dalla scrivania, apro un meditativo Cagnulari, lo verso e aspetto. Poi alzo il calice, un po’ commosso e un po’ rinco (a fine serata), brindo ai miei due amici e alla mia piccola e amatissima patria.

Oggi: 8:30 preparazione assemblea Abbanoa con dirigenti assessorato; 10:00 Assemblea Abbanoa; 12:00 intervista (angosciante, non reggo più le interviste, mi adiro) a Sky; 13:00 Comitato istituzionale del Distretto Idrografico; 16:00 Commissione.

** Nella prima versione questa parte non compariva. Ho dovuto precisare perché si stava attribuendo questo giudizio al Presidente della Regione. E non è così.