OTTANA, SARDEGNA

Oggi saremo ad Ottana.

Quello che era nato come un Direttivo Nazionale straordinario del Partito dei Sardi per dare solidarietà al nostro sindaco Franco Saba, alla sua comunità e al territorio, è diventato nei giorni qualcosa di diverso, nuovo, imprevisto.

Un evento di popolo a cui hanno chiesto di poter aderire cittadini, amministratori, organizzazioni del lavoro, associazioni di produttori e della società civile da tutta la Sardegna.

L’incontro di Ottana ha superato i confini territoriali e di partito per diventare un’occasione di solidarietà e unità a disposizione di tutta la Sardegna e tutti i sardi. E noi siamo ben felici di essere stati superati nelle nostre intenzioni perché questo è ciò che vuole essere la convergenza nazionale dei sardi: creare le condizioni perché i sardi si ritrovino, si facciano forti stando insieme, producano attraverso un’unità da troppo tempo assente una stagione nuova nella storia della nostra gente.

Se l’imprevisto sta accadendo, se sta addirittura suscitando l’interesse delle TV sarde che vogliono darne notizia in diretta, forse è proprio perché ci sono tante persone in Sardegna che stanno aspettando luoghi in cui poter condividere sofferenze e aspirazioni, in cui poter inquadrare in modo diverso i problemi e produrre nuove soluzioni, in cui poter dare corpo ad un fatto semplice: quanto più la situazione si complica quanto più serve stare uniti, creare coesione, mettere insieme l’intelligenza e l’impegno.

Tante idee stanno emergendo per Ottana, per il territorio, per le nostre piccole comunità, per le zone interne. E sono certo che quanto più il dibattito di oggi si focalizzerà sulla ricerca delle soluzioni e più ognuno tornerà a casa sentendo di aver partecipato a qualcosa di grande, di importante, di rivoluzionario.

Ciò che certamente non dobbiamo fare è alimentare un mito che va sfatato: il cambiamento non arriverà da Roma, la salvezza non arriverà dallo Stato italiano.

Per troppi anni i sardi sono stati convinti che il massimo che si potesse fare era aspettare l’aiuto dell’ennesimo governo amico per cui erano stati chiamati a battersi, dividendosi in bande, fazioni, correnti.

Il prodotto di questa mentalità “assistenzialistica”, questa mentalità della “dipendenza”, è sotto gli occhi di tutti.

Lo Stato italiano prima ha usato la Sardegna per i suoi interessi economici, per le sue fabbriche, poi è scappato, ha lasciato la sporcizia, la disperazione. Non pago si è dileguato portando via i servizi, bloccando le risorse dei comuni, complicando la vita a chiunque volesse investire, produrre, vivere.

Guai dunque a cadere nell’errore di chiedere al carnefice di venire a salvarci. Oggi bisogna che i sardi si sostituiscano allo Stato italiano, che conquistino tutti i poteri necessari per ricominciare a produrre lavoro, ricchezza, speranza, vita.

Non è facile. Non c’è una ricetta unica. Né c’è una stanza in cui pigiare comodi bottoni. Se l’evento di Ottana sta suscitando tanta curiosità e tanta attesa evidentemente è perché sempre più persone in Sardegna stanno capendo che il cambiamento passa dall’impegno: impegno civile, tensione morale, dedizione alla propria terra e alla propria gente.

Il fatto che questi valori riemergano attraverso un evento convocato dal Partito dei Sardi ci ripaga di tante fatiche e di molte incomprensioni. Ma il punto non è questo: noi siamo solo uno strumento per l’emancipazione, la libertà e la felicità dei sardi. Ciò che dobbiamo fare dunque è ripetere ciò che serve fino a stancarci: né rassegnazione, né delega, né dipendenza ma impegno, impegno, impegno.

Impegno per aumentare i poteri dei sardi, i poteri che ci consentono di affermare i nostri interessi e i nostri diritti come popolo. Impegno per prenderci cura di noi stessi.

Tutti devono sentirsi chiamati alla presenza. O al sostengo a distanza. Fuori dalle alchimie di una politica chiusa nei suoi specchi in cui qualunque azione viene distorta in modo paranoico come se fosse sempre legata a piccole tattiche per piccoli fini. Invece l’imprevisto accade. Un evento di popolo, un evento di solidarietà e unità. Un evento per creare fiducia e futuro. Un evento per riconoscere cosa si è fatto e cosa – molto molto di più – si può e si deve fare. Per Ottana e per la Sardegna.

Perché le zone interne sono i paesi come Ottana, ma sono tutti i nostri piccoli paesi spopolati, sono le periferie delle nostre città, sono le zone interne di noi stessi, le parti sofferenti della nostra anima, quelle in cui anche i genitori che stanno bene temono per il futuro dei figli, o i figli temono per la qualità della vita e le cure dei genitori anziani.

Ognuno di noi sardi fa i conti con la propria zona interna, con le proprie paure, le proprie frustrazioni, le proprie rabbie. Eppure nelle nostre zone interne, in quella zona interna che è la Sardegna intera, ci sono risorse enormi in termini di capacità e di idealità. Risorse che aspettano solo di trovare un luogo in cui siglare un nuovo patto di solidarietà e azione.

Un popolo con seimila anni di storia ha all’interno di sé tutta la forza per produrre un presente migliore. Questo è ciò che vogliamo far emergere a Ottana, Sardegna.

A innantis!

Franciscu Sedda
Presidente Nazionale Partito dei Sardi

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