O una nuova Carta de Logu de sa Natzione o un referendum ufficiale sulla Nazione sarda

Il dado è tratto, il tema della Nazione sarda è posto. E nessuno potrà ridurlo ad una serie di rivendicazioni parziali o settoriali. Ciò che le Primarias hanno messo in moto, riempiendo di contenuti ideali e strategici il vuoto della campagna elettorale in corso, è che ben al di là del Partito dei Sardi, ben al di là dell’indipendentismo, ben al di là dei numeri (comunque eccezionali) delle Primarias, c’è in Sardegna una crescente volontà di definirsi Natzione e di far discendere da questa affermazione di sé una nuova fase della nostra storia di popolo, del nostro modo di governarci e stare al mondo.

Oggi chiunque voglia confrontarsi col Partito dei Sardi deve farlo su questo terreno. E su questo terreno ci sono solo due possibilità: o si fa propria l’affermazione istituzionale della Nazione sarda come mandato di legislatura, chiedendo ai sardi una ratifica elettorale, o si deve assumere come impegno inviolabile quello di porre ufficialmente il quesito ai sardi all’inizio della nuova legislatura, creando un dibattito nazionale e una mobilitazione popolare mai visti prima in Sardegna.

Non ci sono altre alternative fra queste due forme di coraggio. O una nuova Carta de Logu de sa Natzione o un referendum ufficiale sulla Nazione sarda.

E non si pensi che la prima opzione vale per una coalizione indipendentista o a trazione indipendentista mentre la seconda vale per una coalizione a maggioranza autonomista. Oggi, tanto più dopo le Primarias, sono proprio i partiti che da troppo tempo aspettano fantomatici “salvatori d’oltremare” o l’aiuto di ancor più fantomatici “governi amici” ad aver bisogno di assumere il tema della Nazione sarda come impegno istituzionale forte per riguadagnare un minimo di legittimazione fra la grande massa dei sardi disillusi da troppe subordinazioni, da troppo tatticismo, da troppe ambizioni di carriera romana messe davanti ai diritti e agli interessi del popolo sardo. Dall’altro lato l’indipendentismo non deve scordare che nel cammino intrapreso negli ultimi venti anni la cosa più rivoluzionaria è stata la scelta nonviolenta, ovvero imparare a rispettare la volontà democratica dei sardi, anche quando questa a volte sembra porre un freno al nostro desiderio d’indipendenza: chiedere dunque ai sardi un mandato per un referendum ufficiale sulla Nazione sarda da inserire poi, in caso di vittoria, in una nuova Carta de Logu non sarebbe un segno di debolezza da parte di una coalizione indipendentista ma un ulteriore segno di forza, di fiducia in sé stessi e nei sardi. Dimostrazione che l’indipendentismo oggi cammina davvero con i sardi, rispettandone la volontà, nutrendo la crescita di consapevolezza del nostro popolo con dei grandi momenti di partecipazione collettiva. Proprio come le Primarias, che sono state un primo grande esperimento per dar corpo alla nostra coscienza di nazione e dar voce alla nostra volontà di avanzare con ancor più determinazione lungo il cammino della libertà.

A innantis!

Franciscu Sedda
Presidente Nazionale Partito dei Sardi

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