NOTA STAMPA QUARTU. A proposito di lobby

header-fatuA Quartu siamo immersi sino al collo nel materiale di risulta della politica italiana, composto da sottoprodotti di mantenimento di privilegi e di ridotta capacità di prendere decisioni in modo autonomo dai gruppi di pressione.
La leggerezza della recente decisione del Sindaco della terza città sarda per numero di residenti, di chiudere l’unico nido pubblico in città, si inscrive perfettamente in questo quadro.
Le motivazioni addotte dal Sindaco Delunas sono mutate nel corso della settimana. Siamo passati dal taglio delle spese al semplice slittamento strategico della gara, sino ad una improvvisa necessità di fare chiarezza sui costi eccessivi del servizio sinora erogato. Tutti sappiamo che la difficoltà di presentare un consuntivo ed un bilancio di previsione sono da giorni la spada di Damocle di questa insulsa avventura amministrativa e tutti sappiamo che il bilancio armonizzato ha creato e crea problemi alla maggioranza dei comuni. Cionondimeno la presentazione dei documenti finanziari è attesa dalla opposizione e dai cittadini come la exit strategy per mandare a casa un aggregato pesante e nullafacente.
Anche la chiusura del Nido viene utilizzata come integratore di rabbia contro l’amministrazione, perdendo di vista la sua reale gravità.
Noi riteniamo invece che l’argomento meriti di essere affrontato nella sua esclusività.

I servizi alla prima infanzia richiedono al bilancio pubblico uno sforzo marginale e producono effetti positivi su aspetti decisivi per il futuro della Sardegna: tra tutti la capacità di apprendimento delle nuove generazioni che a tutti dev’essere garantita e, per questa ragione, ne dovrebbe essere garantita la gratuità, a prescindere dal reddito della famiglia che ne usufruisce.
Negli altri paesi europei il loro rafforzamento costituisce un obiettivo condiviso attraverso gli “obiettivi di Barcellona” in materia di strutture per l’infanzia, così come concordati nel 2002: tali obiettivi stabilivano che la disponibilità di asili nido doveva essere fornita ad almeno il 33% dei bambini e quella di scuole materne al 90 per cento.

Qui invece una coltre di fumo offusca la realtà. La discussione pubblica sui nidi viene infatti abitualmente affrontata nel dibattito su famiglia e ruolo della donna. Mentre i benefici dell’asilo per il suo vero utente, il bambino, non sono mai considerati.
Un problema in verità che abbraccia tutto il mondo della scuola, dove sembra che l’obiettivo principale non sia mai la crescita delle donne e degli uomini di domani.
Opinione tristemente diffusa, infatti, è quella secondo la quale «I nidi non servono» «E’ meglio che il bambino piccolo stia in famiglia (e la mamma non lavorare)».
In realtà risulta ampiamente dimostrato che frequentare il nido produce effetti positivi sullo sviluppo delle capacità di apprendimento e di relazione del bambino.
Per tutte queste ragioni l’amministrazione comunale non può e non deve prescindere dal riconoscimento e dalla tutela del diritto di ciascun bambino ad avere accesso ad un servizio fondamentale quale quello del nido pubblico.
Chi realmente incide in questo campo sono solo l’universo sindacale e l’insieme di personalità e associazioni impegnate sui temi cosiddetti “eticamente sensibili” (procreazione, configurazione giuridica della famiglia, stati vegetativi) che spesso hanno come punto di riferimento l’ambiente cattolico.
Manca un forte gruppo di pressione sia a favore della formazione che sulla educazione già dalla prima infanzia.

Manca una lobby degli asili nido.

Cristiana Velluti
Segretaria Cittadina Partito dei Sardi . Quartu Sant’Elena

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