Chi non vede Ottana non vede la Sardegna

Capisco l’imbarazzo di chi si sveglia all’improvviso e si rende conto che, in un venerdì qualsiasi di un mese qualsiasi di un anno qualsiasi, oltre 700 persone si sono ritrovate a parlare di Sardegna.
Lo hanno fatto in un luogo che è diventato, suo malgrado, il simbolo dei nostri piccoli paesi che non ce la fanno.
Si sono presentati i sindaci di quei luoghi, gli assistenti sociali di quelle comunità, i lavoratori licenziati, quelli esclusi ingiustamente dagli ultimi ammortizzatori, tutti a rappresentare una realtà fatta di fisco opprimente, di burocrazia asfissiante, di inefficacia di azioni di rilancio, ma anche a porre le basi per un ragionamento collettivo di riscatto.Che senso ha interrogarsi, come fa qualcuno, sul “chi ha fatto le convocazioni”; o “chi ha promosso l’iniziativa”. Ciò che oggi conta è che il Popolo, nella sua accezione più inclusiva e rappresentativa, si è appropriato di un momento declinandolo a suo piacimento: senza schemi e senza preclusioni.
Capisco l’imbarazzo di qualcuno, ma buttarla in caciara sulla contumelia, sulla denigrazione, sulla rissa significa ignorare Ottana, quello che venerdì scorso ha rappresentato. Significa ignorare il Popolo che vi ha partecipato. Significa ignorare la Sardegna.

Gianfranco Congiu Capogruppo del PdS nel Parlamento sardo

 

2 comments for “Chi non vede Ottana non vede la Sardegna

  1. FRANCO PANI
    22 aprile 2018 at 20:27

    In Ottana si è radunata l’ espressione di una Sardegna vera autentica. Erano presenti Sardi della Gallura, della Nurra del Meilogu del Sulcis, del Sarrabus, dei Campidani, del Montiferru, delle Barbagie della Baronia, del Goceano, del Supramonte, dell’ Ogliatra. Erano presenti i sardi che hanno apprezzato il messaggio nuovo e l’ approccio nuovo alla politica post ideologica. Sardi che hanno avvertito il cambiamento vero nella trattazione del loro futuro e delle loro speranze. Erano presenti centinaia di giovani che hanno capito e apprezzato la concezione nuova della politica proposta da Paolo Maninchedda.
    Hanno capito che il polo industriale di Ottana , insieme con tutti i poli industriali sardi , merita un nuovo piano industriale che risponda a criteri di corretta impostazione. Hanno capito che la Sardegna intera deve avere un piano industriale elaborato nell’ interesse generale dei Sardi. Hanno capito che le difficoltà economiche derivano dalle divisioni politiche. Hanno capito che convergere sugli obiettivi che propongono soluzioni alla crisi generale della Sardegna è possibile.
    Hanno capito che qualcuno può guidare con serenità e fermezza una rivoluzione pacifica che arresti il declino del popolo sardo. C’è qualcuno che si oppone ? Desta, quantomeno, stupore e meraviglia.

  2. Rosa Piras
    23 aprile 2018 at 19:46

    E’ chiaro a tutti che l’evento di Ottana è stato come un tappo di spumante che esplode dopo forte agitazione. La risposta all’appello del PdS segna un cambio di passo per la volontà espressa di voler iniziare un percorso che intende modificare radicalmente le nostre tradizionali posizioni di attendismo per assumerci la resposabilità del nostro futuro di sardi. Ma una cosa deve essere chiara: le misure di sostegno, nell’immediato necessarie, non possono essere il traguardo. Per i nostri giovani rivendichiamo la dignità del lavoro perchè hanno diritto di dimostrare i loro talenti per vivere con orgoglio e dignità, che è la nostra cifra, la nostra caratterizzazione. Bisogna pensare in grande a un piano complessivo di sviluppo dell’isola, ragionando senza falsi miti e con i piedi per terra. Cominciamo a lavorare per il prossimo appuntamento di settembre.

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