Morti e silenzi di Stato e di stampa

Il Partito dei Sardi è un Partito che fatica quotidianamente per avere uno sguardo libero, divergente dai luoghi comuni, affettuoso verso le persone, efficiente verso i problemi, severo nella tutela dei diritti e della democrazia.
Leggere i giornali di oggi pone chiaramente la questione nazionale sarda.
Di chi sono, intimamente, i morti della Moby Prince?
Noi li sentiamo nostri. Quando accadde quella immane tragedia, alcuni miei amici di Santu Lussurgiu, sfiorati indirettamente da quelle morti, non riuscivano neanche a parlare per l’ampiezza e l’assurdità del dolore.
Bene, grazie al lavoro di Silvio Lai, senatore del Pd, questa tragedia ha perso la facile e assolutoria aura della fatalità. Non solo quei sardi sono morti perché una petroliera era dove non doveva essere; non solo sono morti perché la navigazione della nave subì un disturbo che va ulteriormente approfondito; non solo non è per niente vero che morirono tutti nel giro di mezz’ora; è vero invece che sono morti due volte perché non vennero soccorsi, perché tutto fu coperto da una nebbia inesistente, perché tutto fu liquidato da un accordo tra assicurazioni rapidissimo, perché le indagini della Procura di Livorno furono lacunose e parziali (se non di parte) come spesso – se non sempre – sono molte indagini.
A fronte di tutto questo, che dovrebbe portare le istituzioni sarde ad alzare un vero conflitto istituzionale con lo Stato italiano, perché ciò che in Italia è chiamata Giustizia (e non lo è) è una questione di Stato, la Sardegna politica non si è fermata, non si è indignata, non ha fatto gesti significativi, ma solo dichiarazioni alle agenzie di stampa. La politica sarda e italiana ha continuato a interpretare il suo copione da scontri di strada mentre passava il corteo funebre di 140 persone.
Se noi Sardi pensiamo che anche sulle tragedie ci facciamo dettare l’importanza delle cose dagli altri, allora il nostro cuore, cioè la radice della nostra percezione di noi stessi, è malato.
Ci aspettiamo forse che siano i media italiani a dar peso alle nostre morti? Guardate i siti internet, che sono ciò che conta nel mondo della comunicazione. Il Corriere della Sera non ha la notizia in Home page; la Repubblica la mette in mezzo senza troppo rilievo come pure fa il Fatto.
La Moby Prince sta ai Sardi come la morte del nostro collega Regeni sta alla sola famiglia Regeni che sta sperimentando, in solitudine, come un delitto di Stato venga derubricato a mistero di Stato per eccesso di evidenza: è chiarissimo chi ha ucciso Regeni, ma non lo si vuole dire. Ormai è chiarissimo perché sono morti i nostri concittadini e perché una nebbia di Stato abbia impedito di vedere l’evidenza per 27 anni.
Oggi non si possono commentare altre notizie, non ci si può occupare di schermaglie politiche, bisogna stare fermi e dire a gran voce che la Sardegna non dimentica 140 morti di Stato.

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale del Partito dei Sardi

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