Mettiamoci alla pari. Se ne abbiamo il coraggio.

Se fosse per me il prossimo Parlamento Sardo dovrebbe essere di diritto composto dal 50% di donne e il 50% di uomini. Dovremmo farlo, almeno per una legislatura, per fare un gesto che ci aiuti a rimetterci in pari con la storia. Che possa rimetterci su una via condivisa che ci consenta di raddrizzare le storture millenarie di una società (quella sarda compresa) che comunque la rigiriamo è stata ed è maschile e, purtroppo, troppo spesso, maschilista. Per me, dovremmo farlo. Per dare un gesto, concreto e istituzionale al contempo, di cosa significa per noi costruire una società sarda giusta, a misura delle donne, dei bambini, delle famiglie, di tutti noi. Per rendere tangibile al più alto livello che non ci basta un giorno di festa, né un sit-in, né uno sciopero, né il pianto del coccodrillo il giorno dopo l’ennesima uccisione di una donna ma vogliamo realizzare davvero una società in cui le donne contano. Per dimostrare, in primo luogo a noi uomini, anche a quelli di noi che si dicono più “aperti”, che non abbiamo paura di vedere le donne fare politica, acquisire potere, prendere la scena, cambiare la società magari in forme e direzioni inaspettate. Ma anche per sfidare le donne. Alcune ad uscire dalle loro paure, a parlare in pubblico, a far sentire la propria voce. In altri casi ad uscire dalla vittimismo e dalla recriminazione che non produce il cambiamento che meritano. In altri ancora a minimizzare il ruolo di quelle donne che magari parlano “per le donne” ma agiscono secondo i peggiori modi di noi maschi.
In tutti i casi per dare alle donne una più grande opportunità di mettersi alla prova. E di metterci alla prova anche noi, tutti insieme, come popolo. Perché l’autodeterminazione delle donne è al contempo parte fondamentale del processo di autodeterminazione della Nazione sarda.
Dopo questa legislatura alla pari si potrà anche andare alla doppia preferenza di genere o ad un voto libero. Ma lo si farà sapendo che ci si è messi (o ci si è sforzati di mettersi) tutte e tutti nelle condizioni di essere valutati per quello che si è e si fa. E soprattutto lo si deciderà insieme, alla pari.
Se fosse per me, dovremmo farlo. Fuori dalle ipocrisie del politicamente corretto. Dopo millenni di storture cinque anni di parità non dovrebbero far paura a nessuno. E a nessuna.

Questa è la mia personale posizione.

 

Franciscu Sedda
Segretario nazionale del Partito dei Sardi

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