Manifestare il positivo per fare una grandu natzione

di Franciscu Sedda
Manifestare il positivo in una società arrabbiata e disillusa è difficile e rischioso. Ma è ciò che va fatto. È ciò che veramente serve.
Manifestare in modo propositivo, esaltando progetti e strategie, mobilitando attorno a idee e soluzioni, facendosi carico delle criticità insite in ogni scelta, significa non solo combattere il disfattismo e l’immobilismo, significa non solo sfidare conservatori di ogni parte e colore, significa non solo combattere quelli che non vogliono cambiare per paura o per interesse, significa anche educare se stessi alla responsabilità e alla sovranità. Significa praticare quotidianamente e attivamente l’autodeterminazione nazionale del popolo sardo, che è capacità di farsi carico in tutto e per tutto delle proprie scelte.
Ieri il Partito dei Sardi ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica una “manifestazione positiva” che ha preso avvio nei mesi scorsi grazie all’impegno dei membri del Comitato Salute e Ambiente “Aria Noa” e dei nostri attivisti di Sarroch e di tutto il coordinamento della Costa Sud Occidentale della Sardegna.
In quattro giorni sono state raccolte 2000 firme a sostegno della ripresa dei lavori per la diga di Monte Nieddu. Ma in realtà ciò che si è proposto, anche attraverso un dibattito pubblico a cui abbiamo partecipato sia io che Paolo Maninchedda, è una strategia che attraverso la diga prova a ripensare il territorio creando quelle alternative economiche e sociali che da lungo tempo si aspettano.
Una strategia che attraverso l’acqua punta a ridare qualità della vita ai cittadini – a cui va garantito un approvvigionamento idrico certo e costante -, rilanciare l’agricoltura della zona – da sempre conosciuta per il suo microclima unico in Sardegna e per molti prodotti d’eccellenza -, mettere il turismo in grado di prosperare – molti servizi turistici devono ancora oggi rifornirsi tramite autobotti o scontare problemi dovuti alle carenze idriche -, creare le condizioni per cui attraverso la futura produzione di energia le popolazioni e le attività produttive che si vogliono rilanciare possano godere, per un certo periodo di tempo, di sconti in bolletta o di agevolazioni fiscali. Il tutto collegato al rilancio delle infrastrutture portuali, tanto quelle del diportismo turistico che quelle legate alla tradizione della pesca.
Si tratta, come si vede, di un manifestare a favore e non contro, come è stato ben specificato ieri dai membri del Comitato Aria Noa e dagli attivisti del Partito dei Sardi. Si tratta di creare occasioni per trasformare il territorio. Per trasformarlo radicalmente ma gradualmente, senza tentennamenti ma anche senza demagogia. E soprattutto senza massimalismo e senza lasciare per strada nessuno. Passare da una politica monopolizzata dal petrolio a una che ha il suo cardine nell’acqua non è cosa che si fa in un giorno. E soprattutto non si fa urlando quei vuoti slogan a cui ci ha abituato la demagogia di protesta o di potere.
Del resto, se qualcuno ha idee migliori per trasformare il territorio le tiri fuori. E noi ascolteremo e ci confronteremo ancora una volta. Ma che siano cose concrete. E che non siano alibi per non cambiare nulla anche stavolta. Per rimandare all’infinito scelte che sarebbe state necessarie già ieri e vanno fatte assolutamente oggi.
E così pure se ci sono modi alternativi per salvaguardare l’ambiente creando contemporaneamente occasioni di nuova prosperità ecosostenibile slegate dall’industria petrolchimica, bene, che vengano portate all’attenzione dell’opinione pubblica e dibattute. Altrimenti non resta che constatare tristemente che un certo ambientalismo finisce per fare incredibilmente il gioco del mantenimento di una economia basata sul petrolio e di un dissesto ambientale che a Monte Nieddu c’è già e rischia di essere stato causato per nulla. Triste paradosso quello di un ambientalismo massimalista che si esercita nella correzione delle bozze altrui perché non vuole e forse nemmeno sa prendersi l’onere della pratica del governo. Triste ambientalismo che vorrebbe condannare Sarroch ad un destino di industria pesante e Monte Nieddu a restare un cimitero, in cui oltre all’ambiente già intaccato dovremmo seppellire anche le occasioni di trasformazione dell’economia della costa Sud Occidentale della Sardegna. Ma non accadrà. Non per mano del Partito dei Sardi, non certo se a governare (e non a scrivere solitari documenti) sarà il Partito dei Sardi.
C’è un punto a cui ogni nazione consapevole deve arrivare. Quello di utilizzare il minimo dell’ambiente per creare il massimo della qualità della vita della propria popolazione. Ciò che una nazione consapevole, una grandu natzione, non fa è sacrificare tutto l’ambiente per dare ricchezza facile alla popolazione oppure sacrificare il futuro delle popolazioni per conservare tutto l’ambiente illibato. È una valle stretta quella fra i due estremi ma è il passaggio che va trovato e percorso per uscire dalla crisi di senso che ci attanaglia.
Noi crediamo che in Sardegna ci sia chi vuole tentare il cammino. Uno sparuto gruppo di sardi onesti e coraggiosi, o più probabilmente una vasta maggioranza silenziosa che non ne può più né della “vecchia politica” arraffona né della “nuova politica” inconcludente. Una vasta maggioranza che sa, o che quantomeno sente, che l’attributo che qualifica la politica non è il suo aspetto temporale, non è il suo essere vecchia o nuova, ma il suo essere “cattiva” o “buona”. Laddove una politica buona è una politica inclusiva, partecipata, positiva, propositiva, onesta.
Una politica onesta moralmente e intellettualmente, che non vende illusioni perché il cambiamento non arriva mai facilmente, una società non migliora senza mettersi in gioco, la prosperità non cade dagli alberi come frutto maturo e una nazione non diviene Stato senza sacrifici. In primo luogo senza sacrificare le proprie paure conservatrici, le proprie malsane abitudini, i propri abusati luoghi comuni.
Durante la conferenza stampa di ieri Umberto Aime, giornalista sempre acuto e pungente, ci si è rivolto dicendo: “Ma mi sbaglio o in realtà, oltre che la costruzione della diga, qui state proponendo un cambio di logica, un modo di fare politica diversamente rispetto a quello che va per la maggiore?”.
È proprio così. Il Partito dei Sardi ha l’ambizione di fare della manifestazione del positivo un nuovo modo di fare dei sardi.
Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

1 comment for “Manifestare il positivo per fare una grandu natzione

  1. Raimondo Dino Mocci
    21 Ottobre 2014 at 14:51

    Non c’è bisogno di aggiungere altre parole , il discorso appena letto rappresenta fedelmente la volontà di quei Cittadini di Sarroch
    che aspirano ad una svolta epocale nel loro territorio .

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