L’odio dell’Italia verso i sardi: Terna preferisce pagare il 278% in più pur di vedere le nostre fabbriche chiuse

Febbraio-2016-MSD_revINVIOdi Paolo Maninchedda
Ieri e avant’ieri i giornali riportavano la notizia della Cassa integrazione nella centrale di Ottana. Non altrettanto è avvenuto in altre centrali sarde. Come tutti sanno, la Cassa integrazione è l’effetto della fine del regime di essenzialità voluto da Terna. Poi è intervenuta la Regione. Poi è intervenuto il Governo che ha legato la possibilità di una nuova essenzialità alla vigenza di alcuni requisiti tecnici della centrale e alla ripresa della chimica a Ottana. Tempi ‘calmi’, senza fretta, tempi italiani. Intanto, cassa integrazione e miseria.
Nel frattempo che cosa è accaduto nel mercato elettrico?
Sono andato a verificarlo, con pazienza, perché per capirne qualcosa occorrono giorni di lavoro e persone dedicate.
Prima di arrivare alle sconvolgenti conclusioni di questo piccolo lavoro di osservazione, faccio un invito a riflettere a quanti, quando io dicevo che l’essenzialità non era una misura assistenziale, ma una misura strutturale del sistema e regolatrice del mercato, mi deridevano con fare anglo-pseudoliberista-atlantico-vittorian-chicaghista.
Bene, adesso i dati.
Ho preso in considerazione il mese di febbraio del 2015 e il mese di febbraio 2016 nel Mercato per il Servizio di Dispacciamento (MSD) che è “lo strumento attraverso il quale Terna S.p.A. si approvvigiona delle risorse necessarie alla gestione e al controllo del sistema (risoluzione delle congestioni intrazonali, creazione della riserva di energia, bilanciamento in tempo reale). Sul MSD Terna agisce come controparte centrale e le offerte accettate vengono remunerate al prezzo presentato (pay-as-bid)”. In poche parole, se si vuole sapere quanta energia ha comprato Terna e quanto l’ha pagata bisogna andare a verificare l’MSD. I link utili sono questo e questo e poi ci vuole tanta pazienza a ricostruirsi minuziosamente il quadro dai fogli excel che si aprono, ma alla fine ci si riesce.
E allora facciamoci la bella domanda: Terna, nel mese campione di febbraio, ha speso di meno nel 2016, dopo aver revocato l’essenzialità alle centrali sarde, o di più rispetto a quanto aveva speso nel febbraio 2015?
Ha speso il 278% in più.
La spesa è passata da 22,05 milioni di euro a 61,49 milioni di euro.
Terna ha speso quasi quaranta milioni in più pur di negare l’essenzialità alle centrali sarde. Con quale termine chiamiamo questo atteggiamento che pur di umiliare una realtà produttiva decide di sperperare 40 milioni dieuro? Come lo chiamiamo? Come si chiama la volontà di chi costringe alla cassa integrazione dicendo di voler risparmiare e poi compra a un prezzo 278 volte superiore la merce di sempre?
Ma a scendere nel dettaglio si scoprono altre cose.
Ovviamente nel passaggio dall’essenzialità alla sua revoca, quali centrali hanno guadagnato e  quali no?
Ma che domande faccio? Anche i bambini sanno che le centrali dell’Enel e del gruppo Eph non possono non guadagnare, e che diamine.
A febbraio 2015 il Gruppo Sulcis 2 non aveva venduto nulla a Terna. Nel febbraio 2016 vende a Terna 30,82 milioni di euro. Il gruppo Sulcis 3 nel febbraio 2015 aveva venduto a Terna 2,34 milioni di euro di energia (64,17 MWh); nel febbraio 2016 ha venduto 8,04 Milioni di euro.
Fiumesanto Gruppo 3 aveva venduto a Terna nel febbraio 2015  19,18 milioni di euro; nel febbraio 2016 ha venduto 22,62 milioni di euro.
Ottanaenergia nel febbraio del 2015 aveva venduto a Terna 525 mila euro di energia. Nel febbraio 2016 non ha venduto nulla e ha messo gli operai in cassa integrazione.

Adesso nessuno può più dire che la revoca dell’essenzialità alla Sardegna è stata un fatto tecnico, perché io non conosco fatti tecnici messi in atto per pagare di più la stessa merce. La scelta della revoca è un fatto politico ed è un fatto politico sbagliato che ha privilegiato evidentemente Enel e Eph e punito Ottanaenergia. E per far questo si sono spesi 40 milioni di euro in più di una società pubblica.
Questa è l’Italia. L’Italia delle differenze pregiudiziali, dei privilegi barocchi, dei disprezzi ostentati, degli imbrogli rococò.
Questa è l’Italia dove non si deve più stare.
Adesso non mi si dica che si parla con l’ad di Terna o col celeberrimo sottosegretario De Vincenti. Qui non si tratta di chiedere una cortesia, ma di colpire i responsabili di una scelta che ha prodotto un incremento di costi mensili abnormi, a danno dell’industria e dei lavoratori sardi.