Lo Stato italiano scelga come perdere

di Franciscu Sedda
Davanti all’ennesima arroganza dello Stato italiano in materia di servitù militari – vedi il tentativo di reiterare per altri 5 anni la servitù (scaduta) su Santo Stefano – non si sa se dolersi o felicitarsi. L’ovvio fastidio per l’atteggiamento di uno Stato straniero che continua a trattare la Sardegna illegalmente, come fosse un possedimento coloniale africano di fascisteggiante memoria, lascia infatti il passo alla felice consapevolezza che lo Stato è entrato in un vicolo cieco.

Se accetta di negoziare e di dismettere anche una sola piccola parte dei suoi “possedimenti sardi” perde perché crea un precedente, dà forza alla calma radicalità del Presidente Pigliaru e del nostro governo di sovranità, capitola rendendo evidente che non è solo giusto ma anche fattibile iniziare da subito il processo di smilitarizzazione della Sardegna.

Se invece si arrocca nella sua miope arroganza perde perché non può far altro che compattare i sardi attorno alle proprie istituzioni, accomunarli nel sentimento di una slealtà di Stato, una insensibilità nei confronti dei diritti e degli interessi dei sardi, che diventerà presto non solo consenso maggioritario nei confronti delle dismissioni militari – cosa che in buona parte si è già realizzata – ma anche attorno al tema dell’autodeterminazione del popolo sardo, della sua piena emancipazione da un potere arbitrario che di volta in volta pensa di disporre a suo piacimento del nostro territorio, delle nostre risorse, del nostro futuro.

Dunque, scelga pure lo Stato come preferisce perdere. A noi vanno bene entrambe le soluzioni.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

 

Ps. Per coloro a cui fossero sfuggite si leggano le dichiarazioni del Presidente Pigliaru in risposta a questo ennesimo atto dello Stato italiano:

«Al Ministero della Difesa che oggi ci comunica di aver approvato l’imposizione della servitù militare su Santo Stefano per altri cinque anni, diciamo che la nostra posizione è quella già condivisa con il Consiglio regionale ed espressa pubblicamente: per la Regione Sardegna la servitù di Santo Stefano a La Maddalena è scaduta il 3 marzo e noi ci opporremo in ogni sede a qualsiasi volontà di reiterarla. Faremo partire subito un ricorso al Presidente del Consiglio dei Ministri per avere l’occasione di far sentire con fermezza e determinazione la voce dei sardi. A differenza di quanto si afferma nel decreto, questa imposizione non è in alcun modo “compatibile con il percorso intrapreso con la Regione Autonoma della Sardegna e con gli enti territoriali a seguito della Seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, tenutasi a Roma nel giugno 2014. Come tutti sanno, non abbiamo messo la nostra firma sul documento uscito da quell’incontro, e il percorso, con l’apertura del tavolo, deve ancora iniziare. La Seconda Conferenza regionale sulle servitù, da noi proposta all’Aula consiliare e in via di organizzazione, sarà il momento del confronto istituzionale, che affronteremo con il sostegno del popolo sardo».

2 comments for “Lo Stato italiano scelga come perdere

  1. Cristiana Velluti
    22 Ottobre 2014 at 13:47

    … anzi!

  2. bardilio fenu
    22 Ottobre 2014 at 18:55

    Che lo stato itagliano stia perdendo colpi lo si deduce chiaramente, di fatto si tratta di uno stato-farsa che si regge in piedi con lo sputo e mal gestito dai suoi politici fantoccio. Ben venga per noi sardi la sua scelleratezza e le sua maldestra idea che siamo un popolo colonizzato da sfruttare e spremere, tutto cio’ non fa altro che farci prendere coscienza del fatto che non vogliamo piu’ farne parte. A innantis con il nostro stato, lo stato sardo!

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