L’italiano in Sardegna è una lingua straniera, la politica peggio: è estranea

I disturbi dell’apprendimento generati dalla condizione di diglossia e di dilalia presente in Sardegna rendono frequentemente impreciso l’uso dell’italiano, perché inevitabilmente si parla in italiano ma si pensa antropologicamente in sardo. Forse può aiutare il presente, fare un piccolo glossarietto politico che sia di vantaggio per tutti.
Centrosinistra Trattasi di una vecchia formula politica esaurita, come la simmetrica e contraria Centrodestra, e archiviata il 4 marzo 2018. Come tutte le espressioni del passato, spesso suscita rigurgiti nostalgici, ma socialmente non è più né riconosciuta né riconoscibile. È quindi diventata una parola con un significato storico, ma con un senso esaurito.Interessi nazionali sardi Sono gli interessi specifici dei sardi (latte, trasporti, educazione, beni culturali, biodiversità ecc.) su cui tutti i sardi sono d’accordo e che non sono interpretabili dalle divisioni di importazione degli schemi ideologici del centrodestra/centrosinistra. Ieri l’assessore del Bilancio Paci ha dimostrato di aver cominciato a prenderne coscienza con l’intervista alla Nuova. I partiti tradizionali, invece, li rinnegano e li piegano a luogo del conflitto.
Autonomismo È la parola meretrice del lessico politico sardo. Quando non si ha più un’identità politica o la si è persa si diventa autonomisti. È un po’ la escort secolare del lessico politico sardo. Si fa poi l’errore di attribuirla un po’ a tutti, anche a quelli che non la vogliono perché autonomisti non sono.
Federalismo È un termine antico sopravvissuto alle guerre europee dell’Ottocento e del Novecento su cui oggi riflettono molto le forze liberali e laburiste delle isola e del Sud dell’Italia. È il perimetro dentro il quale le forze politiche tradizionali riescono a dire che la struttura dello Stato italiano è sbagliata e fortemente nociva per la Sardegna. È uno spazio di incontro, una piccola speranza.
Urbanistica La legge urbanistica è tra le più importanti per uno Stato. Per noi del Partito dei Sardi è legge nazionale e deve avere una certa stabilità: non può essere legge di una maggioranza, pronta ad essere modificata dalla successiva. Deve essere una legge semplice e semplificante della vita dei cittadini, ma soprattutto il più possibile condivisa da maggioranza e opposizione e da ampi settori della società civile. Non seguiremo il Comandante virilmente proteso a conquistare un gallone di fine legislatura: seguiremo ragionamenti, pacificazioni, mediazioni e unità dei sardi.
Autodeterminazione Tutto si può dire di Arturo Parisi ma non che non parli chiaro e ieri ha fatto bene a ricordare al Presidente della Regione che i catalani sono in galera non per un reato di opinione ma perché la Spagna e l’Unione Europea considerano il principio di autodeterminazione dei popoli un reato perché mette in discussione l’unità degli stati tradizionali europei. Pigliaru da sempre ha difficoltà a confrontarsi con la relazione tra i temi alti della politica (libertà, diritti, sviluppo ecc.) e il soggetto che regola questi temi, cioè lo Stato. Pigliaru è privo di un pensiero sullo Stato e per questo non capisce la connessione tra gli interessi nazionali dei sardi e il potere adeguato a rappresentarli (paradossalmente sono molto più avanzati nella loro riflessione i Riformatori, che con il tema dell’insularità hanno posto al centro l’argomento dell’adeguatezza dei poteri disponibili all’ampiezza dei problemi reali). Ciò che Parisi non dice è che l’Europa si difende dal principio di autodeterminazione e lo tratta ignobilmente come un reato per ragioni belliche. In tutte le cancellerie europee si sta parlando della gravità della situazione ai confini dell’Europa: in Ucraina e nei paesi baltici con la Russia, in Africa con la Russia e con le dittature islamiche, ma soprattutto al proprio interno con la Prima Guerra Digitale in corso per il controllo da remoto delle opinioni pubbliche degli stati occidentali attraverso la Rete (con forti indizi di ostilità che portano verso la Russia, ma che prima, col caso Snowden, portavano negli Usa). In questo quadro, l’Europa reagisce a ogni obiezione sugli assetti attuali con la forza, col carcere, cioè percorre la vecchia strada del conflitto anziché del dialogo, proprio perché si sente come Churchill con Hitler: si sente in guerra. Questi temi, grandi, rilevanti, affascinanti e terribili, non si possono giocare sul tavolo delle schermaglie di fine legislatura e dei comunicatini stampa di fine serata.
Elitismo È una malattia per la quale si pretende, frequentando solo poche persone e parlando con pochissime, di governarne moltissime secondo i propri valori e obiettivi. È una pretesa aristocratica di avere potere per il proprio presunto valore non per i propri meriti. Produce miopia: si vede bene da vicino e malissimo da lontano. Gli elitisti producono analisi spaccapelo sul presente e angosce confuse sul futuro. In genere disprezzano il vicino di casa, ma predicano sulla necessità dei rapporti sociali. Tendenzialmente non sono in grado di distinguere gli interessi legittimi di un popolo dai calcoli egoistici di pochi, tra i quali se stessi. Nella storia sono stati i grandi promotori di complotti, congiure, rivoluzioni, colpi di stato. Oggi studiano i libri di intelligence per imparare le tecniche di manipolazione; un tempo, invece, erano semplicemente grandi retori. Sono spesso animali feroci da tastiera.
Populismo È la strategia degli elitisti per conquistare il potere. Il populista studia come risultare simpatico, mente sapendo di mentire e presupponendo che il suo interlocutore voglia essere imbrogliato, suscita emozioni e non ragionamenti, disprezza profondamente la democrazia che è il suo bersaglio prediletto perché accusata di essere la base dei privilegi dei politici.
Cardinalismo È la malattia di chi, dotato di potere e di responsabilità, pensa di poter governare il popolo blandendolo, accarezzandolo, lusingandolo, promettendo, lenendo e dividendo. È una malattia curiale che si acuisce quando le legislature volgono al termine e che produce piccole prebende (specie sanitarie), profluvi di comunicati che nessuno legge, nomine e contratti quinquennali (in epoca spagnola si chiamavano mercedes), improvvise impennate socialiste seguite da rigide posizioni liberiste, in un’alternanza schizofrenica che nasce dall’avvicinarsi della data di convocazione del conclave.
Moralismo È un’altra arma sottile degli elitisti di ogni colore. Nella politica tradizionale (dalla quale mi sono interiormente liberato) non si può non avere un nemico, altrimenti non si riesce a animare l’esercito. Ne consegue che il nemico migliore è il politico ladro o corrotto o comunque sospettabile, con interessi vari e disparati, con amici equivoci, vita privata irregolare e gaudente ecc. ecc. È il volto ignobile di una cultura italiana della manipolazione allo scontro da cui bisogna emancipare in primo luogo i bambini, educandoli al confronto e non all’odio.

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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