L’indipendenza e il calderone: rimarcare i nostri valori contro il tentativo di confondere le idee

Con la conclusione del primo turno delle elezioni francesi, tra sospiri di sollievo e moniti di varia natura e preoccupazione, è necessario fare il punto sul linguaggio utilizzato dai mezzi di comunicazione rispetto alla lettura dei fatti e dei movimenti politici che da Brexit, presidenziali USA e recenti consultazioni d’oltralpe hanno caratterizzato il dibattito pubblico.
Sintetizzando tra l’ampio spettro di letture possibili, sulla carta stampata ed in televisione l’analisi più ricorrente vedeva grosso modo due fette politiche ed elettorali combattersi rispetto a un tema principale: gli uni si richiamavano a un processo già in atto, giocoforza da registrare, ovvero quello di una maggiore integrazione sovranazionale (pensiamo all’Unione Europea o ai trattati di libero scambio come il TTIP); gli altri invece puntavano ad una rinnovata forza dell’autorità statale, volta ad interrompere i supposti incontrollabili flussi internazionali di capitali ed esseri umani.
Per questi ultimi, variamente identificabili nelle personalità di Donald Trump, Marine Le Pen, Nigel Farage e Jean Luc Mélenchon, le etichette sono state sempre le stesse, per di più sotto forma di sinonimi: nazionalisti, sovranisti, populisti, persino indipendentisti.
Non possiamo negare che, in un occidente ormai totalmente prono alla visione unica neo-ultra-liberista, che ha ormai assunto forme di verità mitica se non addirittura di dogma religioso, le sopracitate etichette avevano tutte il colore del lutto, della fine della modernità se non della storia, del ritorno al passato, del rombo dei cannoni.
Il problema è che alcune di quelle etichette sono le stesse che vengono applicate alle politiche ed allo stesso ethos del Partito dei Sardi o più in generale ai partiti per l’indipendenza che stanno raccogliendo consensi in Scozia, Catalogna, Corsica, Paesi Baschi. Per questo non si può accettare la faciloneria e la superficialità di chi mischia volontà di autodeterminazione, idee e progetti per un’Isola connessa all’Europa e al mondo, con chi predica il razzismo, il nazionalismo più becero, la purezza della razza, l’egoismo d’accatto. E soprattutto va contrastato il grave dolo che comportano queste letture, raggiungendo milioni di lettori e telespettatori che modellano la propria idea del mondo con un calderone incomprensibile frutto dell’incapacità o, mi auguro non sia così, di una complice volontà.
È necessario rimarcare un ripudio ed un distacco netto ed evidente rispetto sia a questo modo di analizzare la politica e la società e al contempo a quelle parole d’ordine di chiusura e violenza di cui l’indipendentismo sardo si è depurato ormai da decenni. E soprattutto vedere nell’immutabilità delle cose, nei modelli economici e sociali consolidati ed intoccabili, nelle istituzioni come calate dal cielo e viste come massima ed insuperabile espressione della civiltà umana, i veri pericoli per la modernità ed il nostro futuro.

Enrico Cocco
Partito dei Sardi – Cagliari

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