Lettera aperta al Primo Ministro italiano, On. Gentiloni

Esimio Primo Ministro italiano, On. Gentiloni,

premesso che non ho nulla contro di Lei come persona e che credo che i sardi e gli italiani possano vivere insieme come ottimi vicini di casa dentro il quadro di un’Europa politica, federale e solidale, ci tengo a renderLe chiaro perché ai miei occhi di cittadino sardo, prima ancora che di indipendentista, il governo che Lei pro-tempore rappresenta mi appare sciatto, irrispettoso, sleale nei confronti dei sardi e della Sardegna.

Il Governo che Lei rappresenta ha impugnato la legge per l’Agenzia Sarda delle Entrate appellandosi all’articolo 9 dello Statuto sardo che secondo voi reciterebbe «la Regione può affidare agli organi dello Stato l’accertamento e la riscossione dei tributi propri». Peccato che l’articolo 9 non reciti così; peccato che l’articolo 9 dello Statuto sardo non dica quanto voi avete scritto nero su bianco ad apertura e sostegno del vostro ricorso. L’articolo 9 dello Statuto sardo dice che «la Regione può affidare agli organi dello Stato l’accertamento e la riscossione dei propri tributi».

Ora, che voi, non paghi di impugnare una legge voluta da migliaia e migliaia di sardi, sostenuta da decine di amministrazioni comunali, condivisa da partiti di ogni estrazione e schieramento, assunta e implementata nel programma elettorale e nell’azione dell’attuale coalizione di governo, votata dal Parlamento Sardo, apriate un ricorso basandovi su un articolo sbagliato – anzi, stravolto, perché questo accade invertendo “propri tributi” in “tributi propri” – delegittima moralmente e invalida praticamente la vostra pretesa di ricorrere.

Ma mi permetta di spiegarLe meglio perché parlo di sciatteria, mancanza di rispetto, slealtà.

Lo Statuto d’Autonomia della Sardegna è una vostra legge costituzionale. Che voi non sappiate nemmeno citare le leggi di rango costituzionale della vostra Repubblica denota una sciatteria indegna di qualunque Stato ben organizzato, rispettoso di sé e dei propri cittadini.

Lo Statuto sardo è anche la legge fondamentale dell’attuale autogoverno dei sardi. Citarlo in forma sbagliata, attaccarne le prerogative sbagliando così pacchianamente quanto vi è contenuto, indica una totale mancanza di rispetto verso i sardi e la Sardegna stessa. Ora, il fatto che riusciate a mancare di attenzione e rispetto per la legge fondamentale della Sardegna lascia intendere quanto possano contare tutte le altre nostre leggi di minor rango: in altri termini dice del poco valore che per voi hanno, in generale, le leggi dei sardi e con esse i diritti che intendono esercitare, gli interessi che mirano a difendere, le aspirazioni che vogliono rappresentare.

Quanto detto è nulla rispetto alla slealtà che questa errata citazione rivela. In breve voi dite che noi non possiamo pretendere, nemmeno programmaticamente, di accertare e riscuotere i tributi compartecipati e devoluti perché l’articolo 9 dice (direbbe) che la Sardegna può delegare (oppure non delegare) soltanto l’accertamento e la riscossione dei “tributi propri”, di cui si parla al comma (h) dell’art.8: dunque, stando a voi, noi potremmo tenere per noi soltanto l’accertamento e la riscossione dei tributi di nostra imposizione, che sono solo una piccolissima parte delle nostre entrate. Tuttavia l’articolo 9 dello Statuto sardo, pur sapendo cosa dice l’articolo 8, non parla di “tributi propri” ma guarda caso di “propri tributi”, ovvero dell’insieme della “propria finanza” (elencata dall’articolo 8 in tutti i suoi commi, dalla (a) alla (m)), che corrisponde a tutta la ricchezza generata in Sardegna. Ora, siccome a voi la cosa non tornava, avete ben pensato di invertire i termini e far tornare i (vostri) conti: vi siete riscritti l’articolo 9 in modo da poter dire che non ci sono neanche i presupposti di base perché i sardi mirino non dico a fare direttamente da sé in materia di accertamento e riscossione della ricchezza generata in Sardegna ma nemmeno a ipotizzare di negoziare un passaggio di funzioni che ci mettesse nella condizione di controllare responsabilmente i nostri soldi e iniziare a chiudere l’indegna Vertenza Entrate che va avanti da anni e che ogni anno indegnamente si riapre. Insomma, vi piace vincere facile. E la slealtà è l’unico modo per vincere quando si è destinati a perdere.

Ora, io non le ricorderò qui quali e quante altre slealtà i governi italiani passati e presenti hanno compiuto nei confronti dei sardi. E nemmeno le chiederò di ritirare il ricorso. Penso anzi, in tutta sincerità, che questo atteggiamento sciatto, irrispettoso e sleale – tanto più in quanto esercitato su testi oggettivamente deboli (come lo Statuto) e sostanzialmente negoziali (come la legge per l’Agenzia Sarda delle Entrate) – sia il miglior modo per far capire ai sardi l’ineliminabile, automatica, divergenza di interessi fra la nazione sarda e la nazione italiana e spingere dunque i sardi ad esercitare sempre più fortemente, in modo democratico e pacifico, il proprio diritto all’autodeterminazione. Questo vostro secolare atteggiamento va pertanto accolto serenamente dato che dimostra che i sardi non possono realizzare se stessi e le loro potenzialità dentro il quadro della Repubblica italiana ma devono con determinazione e creatività perseguire la costruzione della Repubblica di Sardegna.

Se Cicerone poté dunque dire che «non c’è in Sardegna neanche una comunità amica del popolo romano», la vicenda dell’Agenzia Sarda delle Entrate conferma che noi sardi possiamo dire che non c’è, non c’è stato né ci sarà, a Roma alcun governo italiano amico della nazione sarda.

Gentile on. Gentiloni, salutandola ci tengo a specificare, per coerenza con la mia storia, che a differenza di altri io credo sinceramente, senza timori e senza vergogna, che sardi e italiani debbano essere umanamente solidali, affratellati, interdipendenti. Credo anche però, con ancor meno timori e vergogne, che la Sardegna e l’Italia debbano essere politicamente indipendenti. E che l’indipendenza della Sardegna dall’Italia sia l’unico modo per attivare una cooperazione reciprocamente proficua, scevra da slealtà e mancanze di rispetto.

Sappia dunque, on. Gentiloni, che l’indipendentismo odierno è forte della sua serenità e della sua scelta nonviolenta. È forte perché sa che l’indipendenza non è contro qualcuno ma per qualcosa, non è contro l’Italia ma per la Sardegna. È forte perché la sua lucidità e determinazione gli consentono di difendere e affermare con forza, senza tentennamenti, gli interessi e i diritti del popolo sardo.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale del Partito dei Sardi
Già Presidente del comitato popolare “Fiocco Verde” per l’Agenzia Sarda delle Entrate

 

Nelle immagini la parte iniziale del ricorso

 

1 comment for “Lettera aperta al Primo Ministro italiano, On. Gentiloni

  1. Mario
    9 novembre 2017 at 8:28

    Un’afranzu e unu basu cun totu su coro a tie e a Paulu Maninchedda!!!
    Cosa prus zusta e nada menzus no bi ndh’at.

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