La questione refresh è cosa seria

di Mario Uras

La questione refresh è cosa seria. E dalle complesse dimensioni tecniche. Per questo necessita di una discussione onesta e approfondita e non di attacchi a testa bassa verso nemici inesistenti che hanno l’unica colpa di aver sollevato un problema reale visto che è stato ripreso da associazioni di categoria, consiglieri regionali, parlamentari e persino eurodeputati.

Dunque facciamo memoria e chiarezza. Facciamolo per il bene della nostra agricoltura; anche perché siamo abituati a prenderci sempre le responsabilità delle nostre azioni. Da tecnico del settore e per onestà intellettuale, infatti, non sono abituato a dire il falso ma soprattutto non sono abituato a danneggiare gli altri con le mie azioni come è capitato al sig. Muledda (vedi LR.44).

Nel momento in cui la querelle refresh è partita,– grazie alle Nostre segnalazioni, riprese come detto, con tanto di mozione a livello europeo, del dott. Soru Renato – riguardava grossissime fette di superfici della Sardegna: per dare un ordine d’idea basti pensare che le superfici a bosco – senza contare tutte le altre – erano improvvisamente cresciute di 274 mila ettari (se il sig. Muledda lo ritiene possiamo fornirgli i dati Ufficiali AGEA). Di fatto solo su questo uso del suolo la nostra Isola rischiava di perdere potenzialmente 130 mila ha di superficie (anche su questo siamo sempre disponibili a fornire ulteriori dati dettagliati).

E’ vero che grazie all’azione congiunta delle varie organizzazioni di categoria (ha scritto bene Muledda che le richieste di riesame, “così si chiamano”, le fanno i CAA per conto dei produttori) qualcosa si è mosso.

Il problema, nello specifico, è stato affrontato nel corso del 2014 imponendo ad AGEA che sui dati da refresh si avviasse da subito una lista campione, detta “Campione pascolo 2014” che per fortuna ha parzialmente ridimensionato la problematica. Non avevamo noi un campione pascoli valido da mandare; la Regione Sardegna ha trasmesso ad AGEA il campione pascoli (le 180. 000 particelle che erano codici 650 – 770 – 780) individuando le stesse come meritevoli di pratiche tradizionali. Tali particelle possono essere individuate, in base al decreto del ministero come pratiche tradizionali (come codice 218).

Questa soluzione purtroppo ha risolto solo parzialmente il problema perché il codice 218 è valido solamente dal 2015 in poi. Forse l’inesperienza, forse l’ingenuità ma di certo la sottovalutazione del problema refresh ha convinto i solerti Dirigenti dell’Assessorato ad inviare la lista delle particelle con codice 650, 770 e 780 dimenticandosi che bisognava validare un nuovo campione pascoli.

Come ben sa l’ex assessore all’agricoltura il decreto non poteva essere retroattivo e quello che contava era la validazione del campione refresh e non un campione che mandiamo nel 2015 su un decreto che parla di pratiche tradizionali.

Spero si capisca e sia chiaro a tutti che nel 2014 si sono rinfrescate le particelle dichiarate negli anni precedenti (refresh) che è altra cosa rispetto alle pratiche tradizionali.

Si dà il caso che questa lista campione (pratiche segnalate da refresh) come tutte le liste campione andasse fatta in campo: chi e quando, fra i funzionari, è andato per campi a fare le dovute verifiche? Spieghi, chi di dovere, quante di queste particelle sono state verificate sul campo. Dai nostri dati direi che “Almaviva”, società incaricata da AGEA al fine delle verifiche refresh, quindi pagata per singola particella lavorata, avrà verificato realmente sul campo con suoi tecnici, per esagerare, il 15 % delle particelle richieste a riesame. Le altre sono state lavorare comodamente seduti, foto-interpretando a Firenze o a Roma il suolo Sardo da parte di tecnici toscani o laziali che mai sono stati in Sardegna.

Il risultato di tutto ciò? Nella lista campione ci sono finite tutte le particelle che presentavano un poligono con codice di uso del suolo 650 bosco: perché solo a quella particelle Roma ha dato l’autorizzazione a una revisione? Effettivamente dopo queste lavorazioni post refresh, a una grande parte di queste particelle sono state attribuite le UNAR con pascolo in gran parte al 50% (do per scontato che tutti sappiano cosa sono le UNAR).

Spero si capisca che la conseguenza di questo andazzo legato ad una lista campione con il solo codice 650 e non per altri usi del suolo hanno finito per determinare importanti scostamenti dell’esito aziendale: vedi seminativi diventati pascoli polifiti tipo alpeggi (che c’azzecca l’alpeggio in Sardegna?) o pascoli tara 20% diventati pascoli al 50% ecc.

Inoltre si e’ verificato (pure di questo si possono esibire tutte le prove) che AGEA, non avendo risorse da destinare a questa operazione e alla Sardegna, ha fatto effettuare questa lista campione attraverso la sola analisi delle foto 2013: cosa che in tantissimi casi ha portato, come già detto, ad un riconoscimento almeno parziale di SAU ma in tanti altri casi non ha fatto altro che confermare i dati del refresh 2013 portando a scostamenti su tantissime domande del triennio 2011-2014.

Dobbiamo ringraziare soprattutto la professionalità e la tempestiva azione degli uffici dell’agenzia sarda ARGEA se il rischio di migliaia di domande si è ridimensionato ma ciò non toglie che le domande in anomalia sono ancora oltre 600: per l’esattezza al giorno 5 Giugno erano 622 suddivise in tre annualità.

Nel dettaglio e per capire di cosa stiamo parlando le 622 domande sono quelle delle aziende a cui AGEA ha inviato la nota pubblicata sul sito di Sardegna e Liberta. Il che significa che i conti di cui Lei parla (150 milioni) sono sbagliati perché doveva e deve fare le operazioni con il numero di azienda sarde.

Il secondo aspetto che va rimarcato è che i dati relativi alle 622 aziende sarde sono a valere sulla domanda unica con una perdita netta di quasi un milione e mezzo di euro solo su DU ma che a questo dato vanno a sommarsi le perdite finanziarie relative alle domande PSR. (I.C., biologico, etc)

Il sunto di tutta questa vicenda piena di tecnicismi è che sarebbe bastato che – così come richiesto da noi del Partito dei Sardi – si fosse affidato il campione pascolo 2014 ai funzionari ARGEA che già operano sul back office a livello sardo per vedere sicuramente ridimensionata la problematica che a quel punto si sarebbe evidenziata solo sulle reali superfici non ammissibili a SAU.

Per qualsiasi cosa siamo qui. Ma non per fare polemica con l’ex assessore all’agricoltura, dato che la polemica lascia il tempo che trova, ma per il bene della Sardegna e per chiedere alla politica sarda che faccia Politica.

Sarebbe infatti bene, e lo si dice in termini costruttivi, che l’assessore (attuale) quando va a Roma lasci alla struttura il compito di parlare di pratiche di refresh, di casistica, numeri, codici e quant’altro dedicandosi a porre i problemi alla politica romana in termini politici.

La politica (sarda) deve andare dal ministro (italiano) e porre il problema.

Questo, caro Muledda, è quello che stiamo dicendo da un anno. Perché per il bene della nostra terra e della nostra agricoltura ci teniamo a veder risolto il problema una volta per tutte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *