La questione delle Norme di attuazione è questione di soldi e di sovranità

Norme attuazionedi Paolo Maninchedda
Stiamo discutendo in Giunta, e la discussione deve uscire dalle mura del Governo regionale, di Norme di attuazione. Non si può sprecare l’occasione rappresentata dal fatto che a presiedere la Commissione paritetica sia un sardo, Francesco Sanna.
Nelle Norme di Attuazione dello Statuto passano due temi molto importanti: entrate/fiscalità e sovranità.
Non ne voglio parlare in termini generali, per cui nelle prossime settimane ne parlerò su singoli aspetti.
Oggi faccio notare come il Trentino abbia protetto molto la sua sovranità dalle ingerenze dello Stato. L’art. 79 dello Statuto del Trentino prevede che la Regione decida autonomamente come concorrere all’equilibrio delle finanze dello Stato, per cui lo Stato non può disporre delel finanze del Trentino con accantonamenti e quant’altro, ma deve essere il Trentino autonomamente a determianre il modo del proprio contributo allo Stato.
Questo l’articolo, che costituisce un ottimo precedente:
«Nei confronti della regione e delle province e degli enti appartenenti al sistema territoriale regionale integrato non sono applicabili disposizioni statali che prevedono obblighi, oneri, accantonamenti, riserve all’erario o concorsi comunque denominati, ivi inclusi quelli afferenti il patto di stabilità interno, diversi da quelli previsti dal presente titolo. La regione e le province provvedono, per sé e per gli enti del sistema territoriale regionale integrato di rispettiva competenza, alle finalità di coordinamento della finanza pubblica contenute in specifiche disposizioni legislative dello Stato, adeguando, ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266, la propria legislazione ai principi costituenti limiti ai sensi degli articoli 4 o 5, nelle materie individuate dallo Statuto, adottando, conseguentemente, autonome misure di razionalizzazione e contenimento della spesa, anche orientate alla riduzione del debito pubblico, idonee ad assicurare il rispetto delle dinamiche della spesa aggregata delle amministrazioni pubbliche del territorio nazionale, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea».

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