La politica non dovrebbe scherzare col fuoco. Neppure con l’acqua

Leggo delle polemiche sui livelli della Diga di Maccheronis.
Leggo delle polemiche a Olbia sul Piano Mancini.
Dico due parole volendo dare una mano alla mia gente, non volendo polemizzare con nessuno. Non mi interessa polemizzare. Il guaio, per me, è che quando descrivo le cose per come sono, cioè dico la verità, che è un presupposto essenziale per il buon governo, si scrive che polemizzo. Pazienza.
La Diga di Maccheronis è una diga terribile. Ha un bacino di raccolta troppo ampio. Ogni volta che piove molto, è come se si stappasse un lago e lo si riversasse in un piccolo imbuto, a valle del quale ci sono paesi abitati, non certo abbandonati.
È certamente giusto rivendicare una efficiente rete di pluviometri che consentano di monitorare le piene e di usare bene il tempo che intercorre tra l’inizio e l’arrivo della piena, in modo da poter svuotare per tempo l’invaso; sbagliato pensare che i livelli degli invasi possano comunque essere tenuti alti facendo affidamento sulla maggiore velocità di deflusso da quella di afflusso. Fare queste previsioni significa giocare alla roulette russa sulla pelle della gente.
Vado ripetendo da anni che la Baronia ha bisogno di uno o più dissalatori stagionali, non permanenti. Ma nessuno mi viene dietro. Aspetto soluzioni alternative. Vado ripetendo che l’area a valle di Maccheronis ha bisogno di un’altra diga a monte di Maccheronis e lo ripeto a futura memoria.
Come pure continuo a pensare, contro il parere dei tecnici regionali, che i dissalatori mobili debbano accompagnare in altre aree (penso alla Nurra e al Sulcis) la realizzazione, che è in corso, di importanti infrastrutture di connessione tra gli invasi.
Vado ripetendo da anni che occorre studiare i giacimenti acquiferi sotterranei, perché occorre capire come e fino a che punto possano essere utilizzati nei periodi siccitosi.
Vado ripetendo da anni che non si può più irrigare come si faceva un tempo, ma che occorre invece lavorare sull’irrigazione a pioggia. Non possiamo più usare l’acqua da gennaio (non da marzo come accadeva prima, con l’inizio della stagione irrigua) per fare grasse le piante per la biomassa delle centrali elettriche (come accade nella Nurra) e rendere magre le vacche e le pecore.
Parlare d’acqua comporta essere molto seri.
Leggo della proposta alternativa al Piano Mancini. Ho visto e letto le carte pubblicate.
Penso che adesso la Valutazione di Impatto Ambientale possa disporre di due progetti e valutare quello che dà le migliori garanzie di sicurezza e, appunto, di impatto. Attendo con curiosità. Aspetto la verifica della sostenibilità sui tempi di ritorno a 200 e a 50 anni. Tuttavia immaginare una galleria idraulica di 7 chilometri, grande come una metropolitana, alta sette metri e larga 9 metri con il percorso ipotizzato dai tecnici, e un’altra lunga 4 chilometri di 5 metri di diametro, nonché ipotizzare comunque due vasche di laminazione, il tutto in un’area di grandissimo valore paessagistico, naturalistico, archeologico e culturale non mi pare una gran cosa. Staremo a vedere, ma resto dell’idea che immaginare opere faraoniche pur di rendere edificabili alcune aree, quali quelle in cui il Piano Mancini ha ipotizzato le vasche di laminazione proprio perché sono le aree naturali di accumulo, sia sbagliato. Lo dico per tenere il punto nel dibattito, non per infastidire nessuno. Si può dissentire senza insultarsi, ma questo l’Italia inferocita non lo capisce.

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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