La memoria del terzo paesaggio

di Sabrina Sabiu
L’incontro tematico sul turismo attivo, Rete per il Territorio, tenutosi a San Giovanni Suergiu lo scorso 8 ottobre, è stato un’importante occasione per parlare del patrimonio industriale, ferroviario, elettrico e di bonifica idraulica dismesso nel territorio del Sulcis. L’apparato infrastrutturale che caratterizza questa particolare area costituisce un terzo paesaggio ricco di suggestioni storiche tecniche e culturali, che nell’ambito dei percorsi verdi di un turismo sostenibile rappresentano un valore aggiunto unico nel suo genere.

memoria4Il concetto di terzo paesaggio venne coniato dal paesaggista ed entomologo Francese Gilles Clément, quando nel 2005 pubblicò il Manifesto del Terzo Paesaggio.

L’opera suscitò un interessante dibattito intellettuale sulla definizione di terzo paesaggio inteso come luogo modificato dall’azione dell’uomo, poi dismesso, abbandonato o defunzionalizzato, che, secondo Clement, deve essere restituito alla natura.

Un luogo dismesso è un luogo dimenticato nella memoria collettiva della sua funzione e della sua storia. Il recupero della memoria dei luoghi e delle loro funzioni è il primo passo per il recupero del territorio e per una fruizione sostenibile. I territori e gli ambienti si trasformano per evoluzione o involuzione naturale, per ragioni storiche, per ragioni esogene o endogene. Il nostro territorio ha subito tutte queste fasi, ma ciò lo rende appetibile sul piano di una nuova fruizione culturale, turistica ed ambientale. Siti archeologici, monumenti, ruderi antichi e recenti, rovine contemporanee degli impianti industriali dismessi e di uso bellico, infrastrutture ferroviarie e di bonifica idraulica, stagni e saline costituiscono memoria di un passato vitale. Il paesaggio è una realtà oggettiva a cui ciascuno attribuisce un’immagine e spesso, infatti, si parla di lettura del paesaggio da interpretare e collocare in un determinato contesto storico, sociale, economico e culturale.

Nel territorio del Sulcis Iglesiente, come nel resto dell’isola i cambianti epocali sono stai determinati negli ultimi 150 anni dalla nascita dell’industria mineraria, dalla realizzazione di porti, ferrovie e strade e dalla bonifica integrale. Questi elementi sono stati caratterizzanti nella formazione del terzo paesaggio che non è dato solo dalle volumetrie e dalle architetture, che rappresentano l’aspetto materiale direttamente percepibile. Vi sono altri aspetti immateriali quali le maestranze che hanno contribuito, le popolazioni coinvolte in processi di insediamento o reinsediamento e i cambiamenti sociali ed ambientali che li hanno accompagnati.

La memoria del terzo paesaggio è una preziosa risorsa che permette di dare nuovo senso e valore a quegli ambiti dismessi.

memoria3Esiste una contraddizione tra la visione positiva dell’opera ingegneristica ottocentesca volta alla modernizzazione del territorio e la visione odierna di quegli spazi defunzionalizzati, interpretati come luoghi di fruizione ambientale e turistica. Sul piano internazionale le vie verdi hanno l’ambizione di divenire luoghi in cui gli abitanti si riappropriano di uno spazio sospeso del territorio con nuovi approcci culturali e relazionali. Per quanto riguarda la Sardegna questi approcci son più complessi e spesso conflittuali, in quanto si oppongono posizioni legittimate dal potere forte dell’interesse economico dominante, spesso legato al potere politico, a posizioni che pongono in primo piano la sostenibilità del territorio in termini di esperienze locali e di valorizzazione.

Dopo le dismissioni produttive sono stati rilevati i rischi a lungo termine del paesaggio estrattivo, caratterizzante il filo culturale del malsano. Istituzioni come il Parco Geominerario e strumenti come il Piano di Bonifica delle are minerarie dismesse dovrebbero stimolare e rafforzare il filo culturale del vitale.

Il lento evolvere della storia della Sardegna ha un parallelo nello sviluppo del suo sistema ferroviario, espressione dell’ambivalenza tra modernizzazione e conservazione del preesistente. Il patrimonio delle ferrovie ormai dismesse è diventato parte integrante del territorio e capitale culturale. La riconversione dei tracciati dismessi in percorsi verdi è una risorsa economica alternativa. Uno strumento già utilizzato in alcune parti della Sardegna è il progetto MACIMED, finalizzato alla realizzazione di percorsi ciclabili di promozione turistica all’interno dei territori di pregio del Mediterraneo.

memoria2Nel 1924 la Legge del Miliardo finanziò il primo grande programma di bonifica integrale e di sviluppo del comparto agricolo e la Legge per la Bonifica Integrale del 1928 regolamentò finalmente un’azione pianificata per il recupero totale della terra; proprio in seguito a tale provvedimento nacquero i Consorzi di Bonifica, di cui erano soci con i proprietari terrieri gli imprenditori che avevano investito i loro capitali nei settori chimico, minerario ferroviario ed elettrico. Il programma di bonifica ha lasciato segni tangibili, oggi patrimonializzabili e fruibili in termini culturali ed ambientali. Altro Capitolo importante nella storia del territorio e nella modificazione del paesaggio è rappresentato dalla centrale elettrica di Santa Caterina, esempio di pregio di architettura industriale e testimonianza del sistema produttivo integrato del Sulcis: la centrale utilizzava il carbone della miniera di Serbariu per produrre energia per la stessa miniera e per l’area vasta di Cagliari. La Centrale entrò in funzione nel 1939 e fu dismessa nel 1963.

I luoghi e i temi illustrati ritengo siano luoghi di memoria e di interesse patrimoniale e la documentazione storica e il patrimonio archivistico sono parte integrante per ricostruire i percorsi storici dei paesaggi .

memoria1I luoghi abbandonati e defunzionalizzati hanno la capacità di interrogarci e i terzi paesaggi pongono il problema di cosa fare del passato e della memoria dei luoghi, il loro carattere indeciso pone la questione rilevante   della realizzazione o meno di un progetto condiviso per trasformare i luoghi di abbandono in paesaggi della cura. Sono dunque chiamati in causa per questo importante compito l’intervento pubblico e il ruolo dei soggetti pubblici locali e le stesse comunità.

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