Istinto o ragione. Comunicato di Franciscu Sedda

logo-smallIeri, un altissimo funzionario dello Stato italiano in Sardegna si lasciava andare ad affermazioni di stampo positivistico (non positivo) nei confronti dei sardi. Frasi forse senza malizia, o forse mosse dalla inconscia nostalgia canaglia per i bei tempi di Bechi, Niceforo e Lombroso, quando i “problemi” in Sardegna si risolvevano mandando l’esercito italiano a fare “caccia grossa”. Chissà.
Contemporaneamente, il Parlamento Sardo chiudeva con l’arte della legge e della negoziazione una vertenza durata anni, una vertenza nata dall’ammissione da parte dello Stato italiano di un’ingiusta e ripetuta appropriazione dei soldi dei sardi da parte dell’Italia.
Nello scontro fra una presunta antropologia sarda e una sicura, reiterata ed istituzionalizzata appropriazione indebita italiana verrebbe da chiedersi da che parte stia il famigerato “istinto predatorio”. Chissà.
Intanto, tra vedere e non vedere, noi sardi ci siamo civilmente fatti giustizia, affermando democraticamente la nostra sovranità di popolo e il nostro diritto a gestire e far crescere la nostra prosperità. Sempre più consapevoli che essere diversi – di nazioni diverse – non è un dato della storia genetica ma un prodotto del presente politico. E su questo la giornata di ieri ci ha dato gran conforto.
A innantis!