Il ponte sulle Bocche

di Riccardo Mura

Stamattina, quando ho aperto le finestre dello stazzo, le cime innevate della Corsica mi hanno fatto aprire le labbra a un sorriso di complicità fraterna. Pochi minuti prima, su Sardegna e Libertà, Paolo Maninchedda scrive “In Corsica hanno vinto i nostri simili“. Festeggiamo la vittoria dei cugini corsi, ma anche di quelli della Martinica, dove il Mouvman endépandantis matinitjé ha ottenuto la maggioranza assoluta e il miglior risultato elettorale di sempre. È incoraggiante iniziare la settimana con la notizia che altri due popoli, altre due nazioni hanno mosso un grande passo verso la loro liberté, égalité et fraternité nel consesso delle nazioni del mondo.

Incredibile ma vero, in questo mondo c’è una caterva di nazioni senza stato che vivono più o meno le nostre stesse paure, contraddizioni e aspirazioni. Nella geografia fantastica di Iskìda, lo scrittore Andrea Atzori chiama il mare attorno alla Terra di Nurak “il Nulla Salato”. E il nulla, si sa, può interessare solo qualche filosofo, se c’è n’è ancora uno. Sì, forse questo orizzonte piatto attorno alla nostra isola ci rende indifferenti, così gli diamo le spalle e gli preferiamo gli orizzonti mossi delle montagne dell’entroterra. E fin qui va bene, se non fosse che poi preferiamo pure tuffarci nella Palude di Su Connottu, a far finta di nuotare verso qualche miraggio.

Fortuna che in Gallura abbiamo la Corsica. Il Nulla Salato è negato da un’isola-montagna che è bella da guardare, specialmente oggi. “Credo nelle isole, perché esse sole inventano il mare“, scrive il poeta Serge Pey, citato da Franciscu Sedda in apertura del suo Manuale d’indipendenza nazionale. La Sardegna e la Corsica inventano il mare che le unisce. Le Bocche di Bonifacio le ha persino attraversate a nuoto un settantenne di Santu Lussurgiu. Ma non trovate scuse: se siete idrofobi o troppo giovani potete sempre navigarle su internet. Leggete quello che sta succedendo in Corsica. Ci riguarda. I cittadini corsi non solo non hanno ceduto all’isteria destrorsa che ha rischiato di affossare la Francia, ma hanno capito che è arrivato il momento di uscire dall’isolamento per diventare un’isola (no che non è una contraddizione).

Sardi e corsi dobbiamo incontrarci, dobbiamo risaldare e rinsaldare i nostri destini, costruire alleanze economiche, aprire confronti politici. Abbiamo anche una lingua franca. Le cosiddette lingue sardo-corse sono il risultato della secolare osmosi di sardi e corsi che attraversavano questo braccio di mare con la stessa facilità dei gabbiani. Ora, per gli scherzi della Storia e della Legge, il còrso, che è molto simile all’italiano, è legalmente riconosciuto e tutelato come lingua minoritaria francese e come lingua regionale europea, mentre il gallurese e il turritano, pur essendo più vicini al sardo che all’italiano, sono considerati “dialetti italiani” e quindi non sono riconosciuti né dalla legge statale 482/99 né dalla Carta europea delle lingue regionali e minoritarie. Meno male che all’articolo 14, la Carta invita gli stati transfrontalieri dove si parla la medesima lingua in modo identico o simile a promuovere la cooperazione e a stipulare degli accordi bilaterali in modo da favorire i contatti tra i parlanti della stessa lingua. Peccato però che gli unici due stati della Comunità europea che hanno firmato ma non ratificato la Carta sono, guarda un po’, la Francia e l’Italia (e poi i “nazionalisti” saremmo noi).

Sardi e corsi devono unirsi di fronte all’Europa per difendere le proprie lingue, ma devono anche cominciare a dialogare nella lingua comune del sovranismo e dell’indipendentismo. Con più sovranità potremmo, tanto per cominciare, sviluppare un sistema di trasporti efficiente e sostenibile, che aumenti il volume degli scambi di merci e metta in sinergia i grandi flussi turistici che interessano la Gallura e la Corsica.

Il primo aprile scorso in un quotidiano sardo è comparsa la notizia di un progetto per la costruzione di un ponte sulle Bocche di Bonifacio. Ovviamente era un riuscitissimo pesce d’aprile. Però sarebbe bello che un giorno questo scherzo non fosse più così efficace, e che qualcuno arrivasse a pensare non dico di farlo, questo ponte, ma almeno, che so, di fare un’analisi costi-benefici… D’altronde il ponte c’è già. È il mare che ci unisce.

1 comment for “Il ponte sulle Bocche

  1. efisio Mura
    20 Settembre 2018 at 13:16

    è necessario un ponte autostradale, con ferrovia eurostar per lo sviluppo economico delle due isole gemelle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *