Il più grande problema della Sardegna si chiama Stato italiano

Il più grande problema della Sardegna si chiama Stato italiano.
Lo abbiamo detto per tre anni. Da ultimo lo abbiamo ripetuto mercoledì, quando abbiamo formalmente chiesto al Presidente Pigliaru e ai nostri alleati di rendersene conto e agire di conseguenza. Da sardi. Con gesti forti, mobilitando il nostro popolo, facendo capire che questa situazione non è sopportabile.

Oggi persino il Presidente Pigliaru è costretto a parlare di “persecuzione” davanti all’ennesima impugnazione platealmente pretestuosa ed arrogante della finanziaria 2017 democraticamente votata dal Parlamento sardo.

Bene, è una persecuzione. Ma da questa situazione di persecuzione non si può uscire continuando ad agire come si è fatto finora: aprire infiniti tavoli separati dopo ogni slealtà; credere che il problema sia l’ottusità di qualche funzionario ministeriale; pensare che le vittorie su alcune partite siano il frutto di una “leale collaborazione” piuttosto che il risultato di richieste sacrosante dopo 150 anni di indifferenza e di saccheggi.

Questo atteggiamento, mi rivolgo a te caro Presidente, non produce i risultati che tu stesso vorresti. Men che meno può fermare una persecuzione.
Caro Presidente, è tempo di convenire sul fatto che c’è un ostacolo alla nostra volontà di governarci responsabilmente e democraticamente.
È tempo di farci carico insieme, come individui e come governo, del fatto che i diritti e gli interessi della Sardegna sono in conflitto con quelli dello Stato italiano.
È tempo di giocare in attacco smettendo di trattare i tanti conflitti aperti con lo Stato come fossero tante voci sparse e stonate piuttosto che un unico grido di dignità e libertà.
Caro Presidente, oggi ancor più di ieri, ci servono gesti forti e poteri concreti. Immaginiamoli e realizziamoli in fretta, per il bene dei sardi e della Sardegna.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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