Il parlamento sardo non commemora Sa Batalla: noi sì!

logo-smalldi Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

Il nostro partito, attraverso il suo consigliere Augusto Cherchi, ha chiesto oggi al parlamento sardo di osservare un minuto di silenzio per commemorare i 606 anni da Sa Batalla di Sanluri e onorare così la memoria di tutti quei sardi che il 30 giugno del 1409, e in quegli anni, lottarono uniti per la libertà della Sardegna.
La quasi totalità dei consiglieri, invece di comportarsi da parlamento, si è comportata da consiglio regionale. Alcuni hanno rumoreggiato infastiditi, altri ignorato. Altri, pochi, hanno privatamente riconosciuto il valore del gesto.
A dimostrazione che dirsi orgogliosamente sardi è altra cosa dall’avere coscienza nazionale e dunque avere il coraggio di celebrare i più alti momenti della propria storia d’indipendenza.
Evidentemente tutti erano troppo inebriati dal sentirsi “Campioni d’Italia” scordandosi che noi sardi – i pecorai, quelli che sono stranieri anche per i telecronisti RAI – ieri come oggi, con il Cagliari o con la Dinamo, mai potremo essere “Campioni d’Italia” per il semplice fatto che non siamo italiani. Come dimostra il fatto che quando il Cagliari o la Dinamo vincono un campionato, come il Barcellona in Catalogna, sono campioni per il loro popolo. Quello sardo. E boh!
Sarebbe stato bello dunque ricordare, come hanno fatto molti giocatori della Dinamo in diverse occasioni, che “Sardinia is my Nation”, our Nation, e celebrare oggi doppiamente il nostro popolo. Per le vittorie presenti e per quelle future. Per ciò che è oggi, ma ancor più per ciò che è stato ieri e per ciò che sarà domani. Una nazione unita, prospera, giusta, degna. Indipendente.
Ma non fa nulla. Non è il vano rumoreggiare di alcuni consiglieri che ci può abbattere o fermare.
Resta il fatto, infatti, che dopo 606 anni per la prima volta un partito, il Partito dei Sardi e solo il Partito dei Sardi, ha reso onore istituzionale alle azioni e agli ideali dei sardi morti a Sanluri, facendo vibrare il ricordo dei loro gesti dentro l’aula che dovrebbe rappresentare la sovranità del popolo sardo.
Il cammino della presa di coscienza nazionale è lungo dunque. Ma noi ci siamo, siamo lì per quello, e siamo pronti a percorrere quel cammino per intero. Ad iniziare dalle battaglie che ci attendono in aula e per la Sardegna già da domani. Fieri di rappresentare l’indipendenza e l’indipendentismo.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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Questo il testo dell’intervento di Augusto Cherchi in consiglio:

606 anni fa, il 30 giugno 1409, i sardi si ritrovavano sulla piana di Sanluri per combattere uniti per la loro libertà.
Tutti i sardi abili si ritrovano consapevolmente uniti per affermare davanti agli invasori catalano-aragonesi il diritto dei sardi a vivere liberi e sovrani sulla propria terra.
Fu l’apice simbolico di un lungo periodo di affermazione di sovranità e indipendenza di cui la Carta de Logu dell’Arborea resta esempio e testimonianza insuperata.
La battaglia di Sanluri fu persa, la nazione sarda fu sterminata, come disse il sovrano catalano-aragonese.
In realtà, quel sacrificio non fu vano e non fu perdente. È grazie a quel gesto che oggi noi possiamo continuare e vincere la battaglia per l’autodeterminazione.
A distanza di tanto tempo quella battaglia continua in forme nuove, creative, nonviolente, democratiche.
Continua dentro quest’aula così come per le strade e nelle comunità della nostra terra.
Chiunque in Sardegna può e deve sentirsi parte di quel cammino di sovranità e libertà così potentemente tracciato dai nostri avi.
Per questo il Partito dei Sardi invita tutto il consiglio, tutto il parlamento sardo e dei sardi, a onorare con un minuto di silenzio la testimonianza di dedizione alla nostra terra che altri sardi ci hanno lasciato in dono sacrificandosi a Sanluri il 30 giugno 1409.

A innantis!