Il dialogo col PSd’Az, con un p.s. per i rinfaccisti impauriti

Oggi L’Unione dà conto di una posizione dialogante del segretario nazionale del PSd’Az Christian Solinas, rispetto alla proposta di primarie nazionali sarde.
Se è vero dialogo, noi come sempre ci siamo.
Se è una frase buttata lì per chiudere con il giornalista, o per prendere tempo, ovviamente non ci siamo.
Solinas parla di accordi programmatici.
Noi parliamo prima di tutto di un grande accordo nazionale, come ha ricordato anche recentemente Franciscu Sedda. Per costruirlo prendiamo insulti ogni giorno e non rispondiamo, perché sappiamo che la reazione è esattamente ciò che l’insulto attende, mentre il silenzio e la più semplice delle domande – “Perché?” – aprono al dialogo.
Penso che il PSd’Az non abbia alcuna difficoltà ad affermare che la Sardegna è una nazione, ma non è per niente chiaro se vuole spendersi su questa frontiera prima che su altre, cioè se è prioritaria per il Psd’az l’unità nazionale sarda o la scelta del Centrodestra.
Aver accettato come coordinatore del tavolo del Centrodestra il commissario della Lega, depone a favore della priorità dell’adesione al Centrodestra. Subire quotidianamente l’egemonia culturale di Fratelli d’Italia depone a favore della priorità di adesione al Centrodestra.
Scegliere il candidato presidente con accordi verticistici, fuori dalla Sardegna e senza primarie depone a favore della priorità di adesione al Centrodestra.
È possibile avere chiarezza?
Storia recente Per metà di questa legislatura il Psd’Az ha realizzato un’operazione di avvicinamento al Pd. È stato determinante nell’elezione del sindaco di Cagliari al primo turno. È stato al centro di un’intensa campagna mediatica che parlava del rientro del PSd’Az nell’area progressita. Molti settori del Pd guardavano al PSd’Az, dipinto come autenticamente di sinistra, per espellere il Partito dei Sardi dal Governo regionale e non farlo entrare nella coalizione delle elezioni di Cagliari, perché avvertito e dipinto impunemente come di destra.
Poi il 4 marzo si è registrata la svolta del PSd’Az verso la Lega. Oggi il dialogo a Sinistra, perseguito per due anni dal Psd’Az, sarebbe preclusivo del dialogo con il Partito dei Sardi? Noi abbiamo sempre parlato a Sinistra e anche a Destra per costruire la Nazione.
Chiariamoci.
Noi ci siamo, serenamente, lealmente e pacificamente, come sempre.
Vediamo gli altri problemi.
Scenari internazionali Il problema dei neonazionalismi è un altro problema.
L’Europa dei Kurz, della Le Pen, di Orbàn non è l’Europa dei popoli. È l’Europa dei dazi, delle frontiere, dei muri, dei forti, dei muscoli.
Noi, come il Psd’Az sa perfettamente, siamo ostili sia all’egemonia delle burocrazie cara al giulivo Juncker, sia agli autoritarismi dei nazionalismi della Destra storica europea che hanno sempre guardato con grande ostilità alle nazioni senza stato. Noi siamo per tenere l’Europa in pace, perché viga il diritto, perché i cittadini non siano né perseguitati né perseguitabili da alcun potere, sia esterno che interno; siamo per un’Europa autenticamente confederale che superi la logica di stati in fin dei conti nati sempre più dalle grandi guerre europee che dalle coscienze europee.
Migranti Non è questione di migranti, dunque. Il Psd’Az sa bene che noi siamo per Stati ordinati, senza gente che vagabonda in giro per le strade, che non si sa dove abiti e che cosa faccia.
Noi siamo gli unici ad avere una posizione chiara sui migranti: leggi chiare e ben applicate, ordine, solidarietà e umanità. Noi siamo contro i Cas. Noi siamo gli unici ad aver sempre detto che non ci piace la politica bellica e petrolifera della Francia nel Mediterraneo, di cui tutti siamo vittime.
Però, sia chiaro, non siamo razzisti e non solo non comprendiamo i razzisti ma li contrastiamo.
Se si vuole costruire prioritariamente l’unità nazionale dei sardi, bisogna chiarire prima che essa ha, per noi, questi valori e questi obiettivi. Una volta dissi proprio a Solinas che il problema è sempre intendersi sul come si sta al mondo. In Gallura dicono che ciascuno si deve saper sagomare, cioè deve sapere chi è. Quindi, parliamoci sapendo chi siamo.
I cattolici moderati Ieri ho scritto che ho apprezzato l’apertura di Pietro Pittalis, perché so da dove proviene, e cioè dal mondo cattolico moderato più prossimo al Papa.
Il dialogo col mondo cattolico è un altro problema. Il Papa ripetutamente sta sollecitando alla resistenza verso le culture e le chiusure nazionalistiche. Solinas mi conosce e sa che sono forse l’unico cattolico non papista (nel senso che non penso che il Papa sia il Dolce Cristo in Terra e credo che non lo pensi neanche lui), ma sa anche che il dialogo con la Chiesa è importante, perché il cattolicesimo è ancora l’unica ideologia (mi perdonino i vescovi per questa definizione, significa solo che tra cristianesimo e cattolicesimo c’è la stessa differenza che passa tra un fatto e la sua interpretazione e gestione) diffusa tra il popolo in grado di opporsi al consumismo che sta annichilendo le coscienze e le intelligenze. In Catalogna la Chiesa è stata una delle culle dell’indipendentismo catalano. Il nostro amico Junqueras è cattolico e sta in carcere come ci sono stati i vescovi e i preti nei regimi comunisti.
Bene, il Papa non è con Orbàn, non è con la Le Pen, non è con Kurz.
Pittalis pone un problema serio: prima dei programmi ci sono i valori e gli obiettivi. La sua obiezione implicita è lì ed è rilevante.
A sinistra del Pd C’è poi un intenso dibattito a sinistra, soprattutto nella sinistra esterna al Pd (ho letto un intervento di Marcialis). Quella sinistra è prima di tutto opposizione al consumismo, alla globalizzazione come nuova forma di dominio, alla mercificazione dei sentimenti, delle persone e della stessa cultura. Quella sinistra è resistenza e in questo è straordinariamente umana. Per questo a noi interessa. Il Psd’Az riconoscerebbe questi interlocutori nella costruzione dell’unità nazionale sarda? Mi spiego: se Liberi e Uguali dicesse: “Sì, noi affermiamo che la Sardegna è una nazione”, il Psd’Az si siederebbe a parlare con Liberi e Uguali? Il Partito dei Sardi lo farebbe subito.
Il Pd Ho iniziato dall’estrema sinistra per arrivare a un altro punto: se il Pd affermasse che la Sardegna è una nazione (cosa che Gramsci avrebbe detto senza alcuna difficoltà) il Psd’Az si siederebbe a parlare col Pd? Noi sì, lo faremmo, per lo stesso motivo per cui lo faremmo se Forza Italia affermasse altrettanto o se lo facessero i Riformatori o i Centristi (lo ha fatto Mario Floris, ma non ci ha dato il tempo di dirgli che volevamo parlare con lui: si è già iscritto al Centrodestra). Questo significa creare un ‘prima nazionale sarda’ e dopo aprire la competizione sui programmi.
Un fatto storico Noi non vogliamo solo vincere le elezioni, noi vorremmo produrre un fatto storico: far esordire nella storia contemporanea europea la Nazione Sarda.
Immaginiamo che cosa significherebbe celebrare in moltissimi comuni le primarie nazionali sarde. Ne parlerebbero in tutta Europa. Questo significa fare le rivoluzioni senza farsi arrestare, senza perdere un soldo, una pensione, un posto di lavoro.
Ci pensi il PSd’Az, sa dove trovarci.
Post scriptum: Cappellacci ritorna sulla mia affidabilità con un argomento di estrema debolezza cui risponderemo in campagna elettorale, se servirà. Non è il primo che di fronte alle proposte cerca di intaccare la credibilità di chi le fa con argomenti deboli e imprudenti esposizioni immemori (peraltro, più mi attaccano, più cresco nei consensi, per cui, continuate). Ma ciò che bisogna segnalare è il vero scopo della polemica: impedire il dialogo e impedire i processi democratici che dicano chi ha consenso e chi no, dentro e fuori dai partiti. E siccome a noi interessa solo e sempre la Nazione Sarda e la costruzione della sua unità, non reagiamo. È più importante costruire le primarie nazionali sarde che vincere una polemica (peraltro, a mani basse). Per le polemiche c’è sempre tempo, per la Nazione bisogna fare bene e al momento giusto.

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