Il coraggio di crescere

logo-smalldi Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

Il Partito dei Sardi ha l’ambizione di portare la Sardegna all’indipendenza. Per farlo deve mettere in gioco il proprio coraggio. E chiedere ai sardi di fare altrettanto.

Per questo il Partito dei Sardi fa una chiamata a tutte quelle donne e quegli uomini sardi che vogliono lasciarsi dietro il passato e guardare al futuro; a tutti quegli uomini che hanno maturato la visione di una Sardegna che esercita ed espande la sua sovranità avanzando nel percorso di autodeterminazione nazionale. Il Partito dei Sardi chiama all’impegno tutti coloro che si riconoscono in una politica democratica, riformista, solidale; tutti coloro che vogliono contribuire a costruire uno Stato sardo governando. Governando i processi, governando il territorio, governando le nostre comunità, governando la Sardegna. Sardi che non hanno paura di prendersi la responsabilità del governo ora che questo compito appare martirio o follia; ora che il governo della cosa pubblica si è fatto sempre più difficile a causa delle ristrettezze economiche, delle follie burocratiche, delle cattive pratiche ereditate nel tempo; ora che l’impegno di governo è fatto oggetto di discredito a prescindere e le azioni positive vengono ignorate tanto facilmente quanto quelle negative. Ora servono persone coraggiose, persone generose, che affermino un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: che uno Stato sardo non si fa da solo ma si fa governando la Sardegna. Si fa portando l’indipendenza, il suo spirito e i suoi progetti, dentro l’azione di governo. Con quanta più forza possibile. Il che equivale a dire con quanta più onesta, competenza, visione ci possiamo mettere; con quanto più consenso, sostegno, collaborazione costruttiva ci verrà data e ci sapremo guadagnare.

Per questo ci serve creare e formare una nuova classe dirigente. Nuova nelle idee, nell’approccio, negli obbiettivi prima ancora che nuova per anagrafe o per estraneità alla politica. Per questo cerchiamo sardi coraggiosi che vogliano mettersi in gioco – per la prima volta o ancora una volta – lasciandosi alle spalle il proprio passato per costruire insieme a noi un nuovo presente per la nostra terra e la nostra gente.

Noi siamo pronti a fare la nostra parte, a metterci ancora una volta in gioco, a metterci coraggio. Lo facciamo perché, non ci fa paura dirlo, vogliamo crescere di più, in qualità e quantità. Lo vogliamo fare perché solo crescendo possiamo fare l’indipendenza. O almeno dare un contributo parziale ma decisivo alla sua realizzazione. Per questo siamo pronti ad affrontare quei travagli che la crescita sempre comporta. E le molte paure che le si accompagnano. Quelle paure che hanno impedito alle formazioni indipendentiste sarde di fare il salto verso quel ruolo guida che altrove partiti come lo Scottish National Party o Esquerra Republicana de Catalunya si sono guadagnati nel tempo a costo di sudore, sacrifici e scelte non facili. Anche noi, come l’SNP e ERC, vogliamo prendere il centro della scena. All’immagine di un indipendentismo che si compiace di non governare noi opponiamo quella di un indipendentismo che vuole prendere il timone anche se il mare è in tempesta. Il nuovo indipendentismo che abbiamo faticosamente plasmato e fatto emergere in questi anni ha sempre ambito a uscire dai margini per andare verso il cuore dell’azione politica. Passi decisivi sono stati fatti in tal senso ma ne servono di nuovi, che ci aiutino a rendere più forte la nostra azione, la nostra capacità di governo e di mobilitazione.

Per tutto questo siamo pronti a metterci la nostra parte di coraggio e fare costantemente i conti con le paure che hanno bloccato la crescita dell’indipendentismo.

La prima paura è quella dell’indipendenza stessa. L’indipendenza infatti è cosa lenta, difficile e sotto molti punti di vista rischiosa. E al di là dei facili proclami del momento non tutti sono disposti a farsene veramente carico. O più umilmente a dare fiducia e farsi rappresentare da chi sa, può e vuole farsi carico a nome del collettivo del compito di affrontare paure radicate e scelte difficili.

La seconda paura è quella della responsabilità del governo. Vale a dire la paura di confrontarsi con le contraddizioni della realtà e l’imperfezione dell’azione politica. L’indipendenza diventa in questo caso utopia o protesta anti-statale. Ma non ha in alcun modo intenzione di vincere, governare, trasformare la società sarda per farne una nuova Nazione, un nuovo Paese. Come se lo Stato sardo potesse nascere da solo!

La terza paura è quella che mette insieme il potere e la fiducia. Il potere di cambiare le persone. La fiducia che le persone possano cambiare.

L’ho detto tante volte: indipendentisti si diventa. Ma la verità è che la sfiducia che i sardi nutrono verso se stessi gli impedisce di credere che questo possa veramente accadere. Che qualunque cambiamento in positivo, non solo quello indipendentista, possa per davvero accadere. E così succede, ad esempio, che chi è appena diventato indipendentista già si premura di chiudere il recinto, ergersi sul piedistallo della purezza, respingere tutti coloro che stanno arrivando all’indipendentismo.

Niente è più indicativo della paura del cambiamento, della fragilità delle proprie convinzioni, della vocazione alla sconfitta, di questo atteggiamento che esclude.

Il Partito dei Sardi vuole fare l’indipendenza. E per questo rifiuta questa logica settaria, questa logica da minoranza della minoranza, questa logica tribale fino all’individualismo, questa logica da perdenti. Il Partito dei Sardi ha fiducia in se stesso e nei sardi. I sardi possono cambiare. Il Partito dei Sardi può essere lo strumento che dà sostanza e forza a questo cambiamento.

Nessuno di noi è condannato al suo passato. Ma soprattutto è il futuro che ci interessa. E ci interessa farlo accadere oggi.

Ho sempre amato la frase di un grande e coraggioso indipendentista, Jean-Marie Tjibaou, leader del popolo kanak e della Nuova Caledonia: “La nostra identità è davanti a noi”.

È proprio così, la nostra identità come sardi che vogliono emanciparsi e come Partito che vuole crescere e vincere non può che essere davanti a noi. E spingerci ad affrontare le paure e i rischi del divenire grandi. Non a caso siamo stati e siamo gli unici che si sono detti pronti a superarsi per creare un grande Partito della Nazione Sarda. Perché non abbiamo paura di cambiare pur di realizzare quell’identità che ci sta davanti: quella di un partito maggioritario, un partito che porterà l’indipendentismo alla vittoria e la Sardegna all’indipendenza.

Qualcuno prima o poi deve farlo, per il bene dei sardi, anche di coloro che ancora non credono di credere nell’indipendenza. E noi siamo pronti a farlo.

Per questo abbiamo tracciato un confine aperto: un confine fatto di valori etici e politici chiari ma anche di spirito di coinvolgimento e di tensione all’unità fra sardi.

Per questo abbiamo definito un perimetro ampio fondato sul rifiuto della violenza, del razzismo, delle disuguaglianze sociali, dell’egoismo individuale. Per questo abbiamo scritto un Manifesto, insieme a Paolo Maninchedda, che dà sostanza ad un riformismo radicale che ci faccia uscire dallo stallo in cui ci troviamo in Sardegna, bloccati fra un rivoluzionarismo di maniera e un conservatorismo trasversale. Un riformismo che vada alla radice delle questioni, prima fra tutte quella del potere e dei poteri che spettano ai sardi in quanto Nazione che vuol farsi Stato per meglio governarsi. Un riformismo che sappia mettere a frutto senza fondamentalismi inutili il meglio delle grandi tradizioni dell’europeismo, come quella socialista o del cattolicesimo democratico: quelle tradizioni che hanno saputo accettare la sfida di articolare il rapporto fra libertà individuale e diritti collettivi, fra attenzione agli ultimi e creazione di nuova ricchezza, fra solidarietà cooperativa e spinta all’iniziativa dei singoli, fra cura dell’ambiente e capacità di trasformazione della realtà. Su queste basi noi vogliamo creare un soggetto grande. Per dar senso in modo concreto all’idea di un’unità fra sardi, per far fruttare la pluralità della nostra Nazione, per creare nuove sintesi politiche al servizio della costruzione di una Repubblica di Sardegna politicamente libera, economicamente prospera, socialmente giusta, moralmente degna.

Questa è la chiamata che il Partito dei Sardi sta facendo. Una chiamata ad un impegno radicale e realistico al contempo. Una chiamata alla responsabilità del governo nutrita di valori alti e della consapevolezza di quanto sia complessa la sfida di tradurli ogni giorno in pratica. Una chiamata ad un indipendentismo che avendo ben chiara la meta non ha paura di coinvolgere i sardi nel cammino. Una chiamata ad una nuova politica, fatta da persone buone, oneste, capaci di mettersi in gioco. Una chiamata alla costruzione di un grande partito dell’autodeterminazione nazionale della Sardegna.

Questo deve sapere chi è stato finora con noi. Questo deve sapere chi da domani verrà con noi.

Che la nostra forza non si esaurisce in ciò che siamo oggi. Che la crescente forza che avremo domani sarà utilizzata per fare lo Stato sardo ed arrivare quanto prima al referendum d’indipendenza.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi