I nostri giovani, la nostra rivoluzione

I popoli crescono attraverso l’impegno e la partecipazione. Le nazioni si fanno attraverso pacifiche e innovative forme di mobilitazione.

Per questo abbiamo dato vita alle Primarias, le primarie nazionali sarde. Non solo perché le riteniamo lo strumento indispensabile per scegliere una guida, definire un progetto collettivo, vincere le prossime elezioni sarde. Ma ancor prima perché vogliamo dare alla nostra gente la possibilità di decidere del suo futuro.

Troppo spesso i sardi si sono affidati alla logica degli ipotetici “governi amici” a Roma, del potente italiano di turno a cui chiedere attenzione, del proconsole mandato in Sardegna per metter pace fra i sudditi litigiosi, divisi in correnti, incapaci di decidere da sé. Questo tempo sterile, frustrante, indegno deve finire.

Per questo stiamo chiamando i sardi a votare il 16 dicembre: per individuare un candidato presidente alle prossime elezioni sarde ma ancor prima, nella scheda n. 1, per chiedere ai sardi cosa si sentono di essere, quale coscienza di sé hanno maturato. E conseguentemente quale azione vogliono che il prossimo governo sardo porti avanti.

Si dice che la prospettiva dell’indipendenza nazionale è troppo ambiziosa e non ancora matura. Resta il dubbio però che, di converso, il richiamo al “popolo sardo” sia troppo poco per le aspirazioni che oggi sono maturate in Sardegna.

Secondo noi la coscienza di essere nazione, di essere una collettività portatrice di diritti e interessi singolari, non sacrificabili o subordinabili ad altro, che vanno difesi e affermati davanti allo Stato italiano e all’Europa, è il passo avanti collettivo che ci deve unire. Tuttavia, a differenza di altri che si intestano strumentalmente la conoscenza dei desideri della propria gente, noi vogliamo che siano i sardi a dirci cosa sentono, credono, vogliono. Questo è un vero indipendentismo rivoluzionario: quello che come in Scozia e in Catalogna non ha paura di mettersi in ascolto e a disposizione. Quello che chiede alle persone di esprimersi sui grandi temi, le grandi visioni, i grandi diritti collettivi, per farsene protagonisti, per tracciare il senso della storia.

Nella pur lunga parabola della Sardegna nessuno aveva messo nelle mani dei sardi una domanda così gravida di responsabilità. Noi lo stiamo facendo. Consapevoli e fieri della portata rivoluzionaria di questo gesto.

Per tutto ciò stiamo lavorando perché la macchina organizzativa delle Primarias possa favorire la partecipazione più grande e profonda. Perché le persone possano votare nelle loro città e paesi ma possano anche votare online avendo la garanzia che il loro voto valga e che la loro privacy sia rispettata.

Così pure vogliamo che votino i sardi che oggi sono fuori dalla Sardegna e che non possono tornare il 16 dicembre. E ancora vogliamo che le Primarias, in particolare il quesito sulla nazione sarda, sia aperto anche alla partecipazione di chi ha fra i 16 e i 18 anni. Perché vogliamo che i giovanissimi, oggi abbandonati dalla politica, dalle istituzioni, si sentano depositari del futuro prossimo della nazione sarda. Perché proprio loro troppo spesso presi dal sentimento di solitudine e d’incomprensione, ma al contempo portatori di uno sguardo nuovo sul mondo, si sentano seme rivoluzionario e alimento fecondo di questa nostra terra.

Franciscu Sedda
Presidente Nazionale Partito dei Sardi

1 comment for “I nostri giovani, la nostra rivoluzione

  1. Paolo1951
    27 ottobre 2018 at 11:26

    Si il 16 dicembre ci sarò. Voglio far parte della rivoluzione pacifica rappresentando me stesso e le mie idee senza delegare alcun partito nazionale ad esporle sapendo benissimo di non avere nessuna speranza perché non verranno mai divulgate.
    Benvenuta “Nazione Sarda”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *