Governo sardo intervenga sul Ministro Toninelli: basta con lo strapotere ANAS, vogliamo partecipare al governo delle infrastrutture

Serve una società sarda delle infrastrutture che metta fine allo strapotere immobilizzante di ANAS e dia un’efficace politica infrastrutturale alla Sardegna e pari opportunità di lavoro alle nostre imprese.

Il monito non è l’ennesimo richiamo indipendentista di noi del Partito dei Sardi, che di questa battaglia abbiamo fatto una delle missioni della legislatura fino a far approvare l’articolo 7 della Legge Appalti, ma è emerso dall’Assemblea della Confindustria del Sud Sardegna, per bocca del suo presidente De Pascale.

Ora questo “sfogo”, che fra le altre cose ha ricordato come ANAS si trattenga per legge circa il 10% dei finanziamenti relativi alla Sardegna, dovrebbe essere inteso, meditato e fatto divenire azione politica forte, radicale, al più alto livello istituzionale.

Il Governo sardo deve far presente al nuovo Governo italiano, e nello specifico al Ministro Toninelli, che le cose con ANAS non vanno e non possono continuare ad andare così. I sardi – in attesa di dare corpo e gambe alla Società Sarda delle Infrastrutture – vogliono avere potere sulle proprie infrastrutture, vogliono poter partecipare al governo di un comparto così strategico e così ricco.

ANAS ha nelle sue tasche 2 miliardi di lavori dei sardi e per la Sardegna (senza contare i soldi relativi alla Sassari-Olbia): di questi 2 miliardi – di cui, ricordiamolo, si trattiene almeno 200 milioni per il disturbo – solo il 20% è in corso d’esecuzione, il 45% è in progettazione e del 35% ancora non si vede nemmeno la progettazione.

Al tentativo di ricentralizzazione di ANAS e dei lavori infrastrutturali sardi, con il conseguente rallentamento dei cantieri, con i ben noti disagi sui cittadini e i turisti, con i danni per le piccole e medie imprese sarde, bisogna rispondere in modo netto: fin quando ANAS sarà in Sardegna noi vogliamo poter concretamente incidere sulla sua azione. Vogliamo avere reale potere di controllo e di sanzione. Vogliamo essere presenti nella governance delle infrastrutture: o detta più terra terra vogliamo una cabina di regia fra MIT, ANAS e RAS che sia guidata dalla Regione Sardegna.

Non è una pretesa astrusa. È un’esigenza motivata da tutto ciò che abbiamo detto e ancora prima un’esigenza sentita dai cittadini sardi che vivono sulla loro pelle, da anni, l’umiliazione di infrastrutture inadeguate ad una nazione civile quale la Sardegna vuole essere; un’esigenza sentita dalle parti economiche e sociali, che sanno quali prospettive economiche e di occupazione può aprire una buona gestione delle infrastrutture; un’esigenza sentita da chi fa politica per la propria terra, e vuole poter incidere per cambiarla in meglio. Cosa possibile, come ha dimostrato in questa legislatura la riapertura di Villasanta dopo un decennio di immobilismo e l’accelerazione dei lavori sulla Sassari-Olbia. Ma che non basta.

La nostra sete di dignità, giustizia, opportunità, libertà, crescono di giorno in giorno. Lo sappia il nuovo Ministro delle Infrastrutture del Governo italiano. Glielo dica quanto prima e con fermezza il Presidente della Sardegna.

Franciscu Sedda
Presidente Nazionale Partito dei Sardi

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