Nuovo governo italiano: prudenza e molta attenzione

Personalmente non vivo la nascita del nuovo governo italiano con apprensione o con turbamento. Semmai la vivo con curiosità e attesa.
Curiosità per capire, attesa perché pur non essendo il mio governo so che mi riguarda, da sardo, perché decide per noi, purtroppo.
È stato un grande errore della stampa italiana spulciare il professore Conte per mettere in evidenza le debolezze del suo curriculum. Non perché non vi siano, ma perché era evidente il gusto un po’ sadico di scatenare un linciaggio morale contro la parte politica che ne aveva scatenati tanti a sua volta in questi mesi. Chi gode ad odiare insegna ad odiare ed è nostro avversario.
La prima dichiarazione del Presidente del Consiglio incaricato dice già quali saranno i primi provvedimenti e ci dice anche come verranno gestite le tre grandi difficoltà della coalizione Lega – Movimento 5 Stelle.
Prima vediamo quali sono queste due difficoltà.
La prima è che la Lega è un partito della nuova destra europea che ha capito che la Destra e la Sinistra non sono più schieramenti stabili ma atteggiamenti fluidi dell’elettorato, che non si esprimono con una visione del mondo strutturata e coesa, ma con scelte maturate di volta in volta. Tutto si mischia nel nostro tempo. In questo contesto, la Lega è liberista, ma anche protezionista rispetto agli interessi che vuole difendere (prevalentemente settentrionali), punta su Savona perché il banchiere sardo (che peraltro aveva capito prima di altri che c’era qualcosa di malato nel rapporto euro – dollaro e che sarebbe arrivata la crisi del 2008) da sempre teorizza, pur paludandolo in complesse teorie, un argomento molto nazionalista italiano: meglio avere una moneta nostra con cui giocare per il finanziamento del debito pubblico e per favorire le esportazioni (cioè una moneta deboluccia, non troppo forte ma neanche troppo debole), piuttosto che essere strozzati e dipendenti dall’ideologia tedesca. La lega è contro una fase espansiva della spesa pubblica e più orientata a ridurre la pressione fiscale. La Lega vuole aumentare i trasferimenti alle regioni del Nord, in ragione del differenziale esistente – a suo dire – tra imposte pagate e finanziamenti pubblici ricevuti. La Lega vuole ridimensionare il potere politico della Magistratura. La Lega in politica estera vuole avvicinarsi a Putin, in forme soft, potremmo dire più commerciali che politiche, ma comunque avvicinarsi. La Lega vuole unire alla strategia sul mare messa in campo da Minniti una strategia di polizia nelle periferie urbane delle metropoli contro la presenza degli immigrati clandestini.
Il Movimento 5 Stelle vuole punire la classe politica precedente e quella che le si oppone. La prima frase di Di Maio è stata: «Faremo giustizia». Il Movimento 5 Stelle è il punto di riferimento di larga parte della magistratura giustizialista. La prima frase del premier incaricato è stata: sarò l’avvocato del popolo. In sostanza, i 5 Stelle terranno molto il punto contro chiunque eserciti un potere in Italia, dal preside al direttore di banca, dal direttore dell’Agenzia delle Entrate al primario, dal parlamentare al professore, sempre dalla parte del popolo.
I 5 Stelle sono da sempre anti euro, ma recentemente hanno corretto il tiro e hanno condotto una sofisticata campagna di accreditamento nei mercati finanziari volta a rassicurare gli investitori dicendo che non faranno ciò che hanno sempre detto di voler fare. I 5 Stelle vogliono aumentare la spesa sociale e assistenziale dicendo di voler recuperare i soldi dalla lotta ai privilegi, pur sapendo che i loro conti sui bisogni e sui privilegi non vanno in pari. I 5 Stelle sono un partito meridionale governato da una società di capitali settentrionale. Hanno bisogno di rafforzare le élite finanziare del Nord ma anche di trasferire risorse al Sud. Hanno un ambientalismo generalista che li porta a essere contro moltissimi dossier strategici per l’Italia: dall’acciaio allo smaltimento dei rifiuti, dall’industria 4.0 alle grandi infrastrutture.
Quali sono le tre contraddizioni.
La prima: quando si passa dall’opposizione al governo, si diventa uomini di potere.
Oggi il potere in Italia è il Movimento 5  Stelle e la Lega.
Avere una politica contro il potere e poi divenire uomini di potere significa non avere una politica adatta al nuovo ruolo. Tuttavia, sin dalle prime mosse, si capisce come questa contraddizione verrà risolta: costruendo la comunicazione che sostiene l’esistenza in vita del vecchio potere. Il governo additerà agli italiani un nemico che li minaccia, il vecchio potere, che è moribondo, ma lo terrà in vita come avversario. Il governo farà sentire gli italiani minacciati non dalla grande finanza, non dai supermercati, non dalle grandi reti di comunicazione, non dallo spionaggio civile che la Rete consente, no; li farà sentire attaccati dalla Casta. La Casta sarà mummificata, tenuta in vita e esibita per la guerra. Conte colpirà nel primo mese i vitalizi dei parlamentari e per farlo intaccherà un principio costituzionale che impedisce la retroattività delle leggi, esponendo così le pensioni di tutti a poter essere periodicamente ritoccate al ribasso, ma lo farà perché deve farlo per apparire più un vendicatore che un uomo di potere.
La seconda: il fisco.
Piaccia o non piaccia sul fisco uno dei due partiti perderà. Il primo provvedimento sarà di forte impatto, per esempio una maggiore facilitazione della rottamazione del contenzioso (la pace fiscale). Insomma, una sorta di condono. Poi però i nodi verranno al pettine: i soldi o vanno al Nord o vanno al Sud; il fisco uguale in tutto il Paese non si regge, ma le casse di uno Stato sfasciato come l’Italia non consente molte manovre. Per cui uno dei due partner dovrà arretrare e sarà un momento molto delicato. Qui però potrebbero aprirsi varchi significativi per la Sardegna. Bisognerà capire quanto sarà possibile incidere in queste dinamiche.
La terza: la politica estera.
Il problema è la Russia, grande sirena dell’estrema Destra europea.
Salvini ha precisato che vuole solo riaprire un po’ di canali commerciali con la Russia. Per quel che conosco io della politica estera americana e dei Servizi di sicurezza Usa, trovo l’idea molto pericolosa. La Russia oggi non è solo alle porte dell’Europa, ma è in conflitto diretto e esplicito con l’Inghilterra, in rapporti faticosi con la Francia, in rapporti tesissimi con la Polonia e le repubbliche baltiche. La Russia ormai è su tutte le sponde  del Mediterraneo, è in Egitto ed è in Libia in modo più significativo di quanto accaduto in passato. Quindi di questo rapporto con la Russia non se ne farà niente, ma averlo dichiarato creerà una situazione di alert non vantaggioso per l’Italia.
Alla fine, dunque, il reticolo delle relazioni esterne lascerà l’Italia più o meno com’è, cioè con l’egemonia del Nord sul Sud, con un debito pubblico incombente e non facilmente risolvibile, con una stabile collocazione in area atlantica e con la consueta guerra guerreggiata della società italiana tra chi sta bene e chi sta male e con la ciclica alternanza nel ruolo di chi sta bene di chi, pur stando bene, è riuscito a egemonizzare chi stava male (l’Italia è il Paese del maggior successo politico dei retori).
In questo contesto l’unica domanda che ci interessa profondamente è: come si fa a porre la questione della Sardegna? Come difendiamo i nostri interessi? Come sottrarre il governo della Sardegna a partiti e società private subordinate alle gerarchie italiane che abbiamo descritto? Ne parliamo domani a Tramatza.

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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