Gli smemorati

Sembra che la “questione catalana” sia sparita improvvisamente dall’agenda politica regionale.

Nel bel mezzo di un processo iniziato lo scorso mese di febbraio contro il vice presidente del Parlamento catalano Oriol Junqueras e gli attivisti Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, del quale parla il mondo intero, in Sardegna è calato improvvisamente il silenzio.

Sembrano lontani anni luce gli ordini del giorno, i comunicati e le manifestazioni di solidarietà che nei giorni della repressione spagnola facevamo approvare dal Parlamento sardo.E tutto questo non passa certamente inosservato soprattutto quando, appena due giorni fa anche  l’O.N.U. – Gruppo di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria presso l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCHR) – è intervenuto energicamente per chiedere  l’immediata liberazione dei tre prigionieri politici catalani ritenendo “palesemente violati sia la libertà di espressione che il diritto di manifestazione e partecipazione”.

Dalle più alte cariche istituzionali sarde invece nulla.

Non una parola dal presidente del Consiglio, nonostante le radici algheresi, così come nemmeno un sussulto da parte del presidente della Regione, evidentemente dimentico dei trascorsi sardisti.

Eppure la “querelle catalana” non più tardi di un anno  fa entrava prepotentemente nell’aula del Parlamento sardo, stimolando – grazie al PDS e non solo – un dibattito attorno al “principio di autodeterminazione dei popoli”,  impensabile in quello che per settant’anni è stato considerato il luogo simbolo di un autonomismo immobile, succube e stantio.

Oggi nulla di quella esperienza e di quel carico di valori pare si sia conservato, così come pare stia finendo nel dimenticatoio anche l’esperienza della Consulta istituzionale Sardo/Corsa e delle Intese Sardegna-Corsica-Baleari, frutto di una contaminazione politica dell’intera maggioranza ad opera di tutto il nostro partito che per primo ritenne che quel livello di coesione internazionale fosse un importante pungolo contro il lassismo e la disattenzione dei governi italo/franco/iberico rispetto a temi  (trasporti, fisco, lingua, mercati, comunicazioni e reti infrastrutturali) cruciali  per vincere il divario tra le nostre isole e il resto del continente europeo.

La distrazione del nuovo governo regionale rispetto a questi temi è clamorosa e questo è un danno per  la Sardegna perché è Europa tutti i giorni e non solo a ridosso del voto; perché in Europa si sta con autorevolezza e dignità, lavorando giornalmente, cercando alleanze, coltivando rapporti e non vuotamente appellandosi ad una sardità di pura facciata mentre nella pratica politica quotidiana si sceglie di farsi passivamente trasportare sul carro del vincitore, disciplinatamente muti e ligi, guardandosi bene dal disturbare il conducente.

Gianfranco Congiu
Portavoce del Partito dei Sardi

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