Fregature italiche all’incasso: adesso gli agricoltori devono pagare

texdi Mario Uras
Non so se i lettori ricordino un mio precedente intervento. Ad ogni buon conto, eccolo qua. Era il 25 maggio 2014. In quell’articolo avvertivo che l’Agea stava procedendo a riclassificare i terreni agricoli e che questo processo avrebbe inciso negativamente sulle domande per i contributi UE.
Più nel dettaglio, avvertivo che «prima, per esempio, un terreno classificato con Codice Pascolamento 650 (Bosco) poteva essere riconosciuto come pascolabile nel sottobosco. Oggi questo non è più permesso in base alle nuove disposizioni. Prima potevamo trasformare un codice 650 (Bosco) in un codice 654 (bosco al 50%) e quindi vederci riconoscere il 50% delle superficie netta, ora questo è impedito. Immaginate l’effetto che si ottiene sui boschi delle nostra terra che sono pascolati da pecore capre e bovini. Al contrario i codici 654 (Pascolo al 50%) sono diventati in questo refresh codici 650 (Bosco). I codici che riguardano di solito pascoli con macchia mediterranee e/ cespugli (653) sono diventati nella migliore ipotesi 654 (bosco 50%), nella peggione 650 o addirittura Tare (770). Stesso discorso vale per tutti quei terreni con rocce affioranti del nostro territorio.»

Tra le conseguenze, ricordavo che «chi nel passato aveva avuto i propri terreni classificati con questi codici, vedrà i propri titoli, acquisiti e riconosciuti negli anni passati, divenire oggetto di ricalcolo e in tanti casi anche di decurtazioni e di recuperi. Gli imprenditori agricoli, nella peggiore delle ipotesi, rischieranno la denuncia per Tentata Frode nei confronti della U.E e, nella migliore, un’iscrizione massiva in PRD (Procedura Registrazione Debiti) e nella BDc ( Banca Dati Creditori). Grazie a Agea, la Sardegna sta perdendo migliaia di ettari di superficie coltivabile e finanziabile; decine di pratiche legate al PSR e alla PAC andranno in anomalia, molte delle quali con impegni finanziari pluriennali, rischiando di concludersi con esito negativo a danno di centinaia o migliaia di operatori del settore».

La questione era stata portata all’attenzione del Consiglio con la mozione n. 91 che, benché firmata da 24 consiglieri e richiesta ai sensi dell’art.54 del Regolamento non è stata mai discussa.

Mentre dunque a Roma (cioè a Cagliari) si discuteva (o meglio, non si discuteva), Sagunto veniva espugnata. In questi giorni, diversi agricoltori hanno ricevuto lettere simili a questa (che è reale, molto reale):

«Oggetto: Comunicazione di accertamento e recupero di importo percepito in eccesso a seguito di usi non agricoli riscontrati sulla base dell’aggiornamento grafico. Domanda Unica di pagamento 2012 n. 20808687758 (Reg. CE 73/2009 e Reg. CE 1122/2009).

L’AGEA ha completato per la campagna 2013 un nuovo ciclo di aggiornamento grafico su un terzo del territorio nazionale. Per assicurare il costante aggiornamento dei dati relativi all’uso del suolo rilevato sugli appezzamenti agricoli è stata effettuata, mediante telerilevamento, la rilevazione dei macrousi del suolo e la successiva individuazione delle singole particelle che compongono gli appezzamenti.

Dai controlli effettuati è emerso che talune superfici da Lei dichiarate nella domanda come eleggibili per la richiesta di premio, sono risultate in tutto o in parte ad uso non agricolo e, conseguentemente, non sono ammissibili all’aiuto.

Le informazioni da Lei fornite nel procedimento amministrativo del Fascicolo aziendale sono state acquisite dall’OP AGEA che ha provveduto a considerarle nel procedimento istruttorio della Domanda unica di pagamento, conformemente a quanto disposto degli artt. 57 e 58 e ss. del
Reg. CE n. 1122/2009.

Al termine di tale procedimento istruttorio, è emerso che la variazione dell’uso del suolo, rilevato con l’aggiornamento grafico, ha originato uno scostamento tra la superficie da Lei dichiarata per la richiesta di premio e la superficie rilevata come ammissibile e, di conseguenza, si è provveduto
a ricalcolare l’importo a Lei spettante sulla base della nuova superficie determinata come ammissibile all’aiuto, determinando un importo da iscrivere nel Registro debitori pari a Euro 26.450,85.
Premesso quanto sopra, l’Organismo pagatore AGEA, vincolato dalla normativa comunitaria e nazionale a porre in essere, ai fini della tutela dei fondi comunitari, misure volte al recupero degli importi indebitamente percepiti, procederà secondo le forme previste dalla normativa comunitaria
e nazionale al recupero di tutti gli importi da Lei percepiti in eccesso a fronte dei dati dichiarati in domanda e riscontrati, in sede di controllo, come non ammissibili all’aiuto.

Sulla base, delle argomentazioni sopra riportate, questa Agenzia, avendo accertato in sede di controllo l’indebita percezione di aiuti comunitari inerenti il settore domanda unica, Le intima con la presente la restituzione della somma complessiva di Euro 26.450,85 a titolo di importo residuo
da recuperare…»

Sulle particelle delle diverse aziende sopratutto in aree di montagna, come già a suo tempo segnalato, il cosiddetto refresh ha modificato notevolmente gli usi del suolo, riducendo sostanzialemnte la Sau ( Superficie Agricolo Utile) presente al momento della domanda e conseguente determinando uno scostamento degli esiti aziendali, che in svariati casi porta a decadenze parziali o totali per mancata copertura dei titoli nell’annualità di riferimento e nelle successive.

Per ovviare a questa grave problematica la Regione Sardegna ha voluto, ( sulla base del decreto ministeriale n.1420 del 26/02/2015 relativo alle disposizioni modificative e integrative del D.M. del 18/11/2014 di applicazione del reg.UE n.1307/2013 del parlamento europeo e del consiglio del 17/12/2013 che all’art.13 prevedeva la possibilità di comunicare al ministero le particelle dove sono svolte le cosidette pratiche tradizionali con il riconoscimento delle stesse ed eleggibilità a SAU del 50% ), identificare e comunicare al sistema di identificazione delle particelle agricole ( SIPA) oltre 180.000 mappali, perimetrando in tal modo i luoghi di tali pratiche tradizionali.

Si ipotizzava, che questo riconoscimento potesse avere un effetto retroattivo sulle domande degli anni precedenti. Tenete conto che in Sardegna spesso si parla di superfici soggette ad uso civico, assegnate ai produttori dal Comune di riferimento, regolarmente pagate dai beneficiari delle stesse superfici.

Noi non abbiamo mai creduto alla retroattività e lo abbiamo sempre detto. ( Il decreto poco ci piaceva e abbiamo sempre sostenuto che dobbiamo ottenere il riconoscimento dei “codici di pascolamento Sardi”. Non siamo stati ascoltati.)

Adesso i fatti ci danno ragione. Centinaia di produttori sono chiamati in questi giorni alla restituzione di somme percepite negli anni scorsi per cifre che ammonterebbero a quasi 2 milioni di euro solo a valere sulla Domanda UNICA, senza poter ancora quantificare il dato degli importi che andranno ad impattare sul PSR. Si consideri, inoltre, il concreto rischio in svariati casi di perdita dei titoli PAC posseduti non utilizzati per 2 anni consecutivi.

AGEA ha sempre voluto minimizzare l’impatto economico delle anomalie prodotte dal refresh. Oggi l’impatto è un debito corposo caricato sulel imprese sarde.

La richiesta già fatta a suo tempo dal Partito dei Sardi era che fosse la stessa ARGEA Sardegna a procedere ad identificare correttamente sul campo le superfici che presentavano uno scostamento dell’esito con attribuzione di codici d’uso 650 Bosco non pascolato, o 770 e 780 (Aree non coltivabili o Tare); l’identificazione delle stesse invece è stata in gran parte fatta all’interno di cosidetti “Campioni Pascolo 2014” che, sebbene andasse fatta con liste campione eseguite sul campo, risultano invece realizzate analizzando il solo rilievo fotografico.
Il nostro futuro, anche in agricoltura, non è nei cortei e nelle proteste a posteriori, ma nel sapere e nel saper fare.