Fisco: la persecuzione dei piccoli

Faccio un piccolo reportage dall’inferno in cui si precipita se si subisce un controllo fiscale.
A Marzo 2018 erano pendenti in Commissione Tributaria Provinciale, in tutta la Repubblica Italiana, 254.000 contenziosi.
Vediamoli da vicino.
Il 44,29% riguarda contestazioni sotto i 3.000 euro. Capite? Sotto i tremila euro.
il 24,23% riguarda il contenzioso tra 3.000 e 20.000.
E dunque il 68,52% del contenzioso è sotto i 20.000 euro.
In questi giorni i media hanno ripetutamente raccontato della rarefazione delle piccole imprese (in particolare di quelle artigiane). Forse forse che c’entri il fisco?
I dati sul contenzioso raccontano la resistenza legale (quella più diffusa, invece, è lavorare in nero) dei piccoli di fronte all’incombenza del Fisco italiano.
In Sardegna sono pendenti presso le Commissioni tributarie provinciali 4.050 ricorsi. Di questi, 3.114 (pari al 76,8%) sono nella sola Commissione tributaria di Sassari. C’è da farsi una domanda: o a Sassari c’è veramente gente che lotta e si difende o c’è una persecuzione fiscale in corso che ha generato una ribellione legale.
Presso la Commissione tributaria regionale sarda (il tribunale d’appello dei contenziosi fiscali), invece, giaciono 5889 ricorsi. Siamo la decima regione d’Italia per contenzioso regionale, prima di Toscana, Liguria, Piemonte, e non è per niente vero che lì sono più virtuosi e qui siamo un popolo di evasori (come vorrebbe far credere la CGIA di Mestre).
Nel primo trimestre del 2018 sono stati presentati presso le commissioni tributarie provinciali 269 ricorsi, per un valore complessivo di 31.562.344 euro e un valore medio di 117.332.
Solo nel primo trimestre 2018 sono stati presentati presso la Commissione tributaria regionale sarda 633 ricorsi, per un valore complessivo (e qui qualcosa non torna) di 67.311.709 euro. Il valore medio di questo contenzioso di secondo grado generatosi nel solo trimestre 2018 è dunque di 106.337 euro, l’ottavo in Italia, prima dell’Emilia Romagna, del Piemonte e della Liguria. Non torna. E infatti, quando andiamo a vedere i ricorsi definiti in Sardegna nel primo trimestre 2018 (737), il loro valore medio scende a 60.370 euro. Questo significa che nel valore iscritto al momento dell’incardinamento del contenzioso sono comprese sanzioni e quant’altro che poi si dileguano. Ma sul valore complessivo contestato, si fanno le conferenze stampa.
Ma come vanno a finire i ricorsi?
Mediamente il 30% dei contribuenti se la scampa nel primo grado di giudizio. Un altro 10% vince nel secondo grado.
Il Fisco mediamente vince una volta su due, cioè il Fisco sbaglia una volta su due.
Non è uno Stato, è una monetina lanciata in cielo.
Il resto delle controversie trova composizione sotto una voce “Altri esiti” che non so esplicitare.
Conclusione: non si tratta di auspicare una pace fiscale che sani queste situazioni, che pure è auspicabile per fare respirare la gente, ma si tratta di impedire che uno Stato funzioni così. Si tratta di porre una questione di poteri e di libertà, non di concessioni e di grazie. Si tratta di dire che il Fisco della Sardegna deve poter essere definito dai sardi.

Per approfondire: Direzione della Giustizia tributaria

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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