Fiscalità, entrate, volontà


1. Per esserci comunque

Si terrà stasera a Sassari un importante dibattito sul tema del fisco organizzato dal Partito dei Sardi. Purtroppo ho dovuto declinare l’invito ad esserci a causa di altri impegni e la cosa mi dispiace molto: per la rilevanza dei temi su cui mi sono impegnato da anni ma anche perché so che sarà una serata bella e partecipata, visto il grande lavoro organizzativo fatto dalle attiviste e dagli attivisti di Sassari.
Se fossi andato, cosa avrei detto?
Avrei parlato dell’Agenzia Sarda delle Entrate che va inderogabilmente resa operativa entro il 1 gennaio 2018. Avrei parlato della vittoria sull’inversione dei flussi e della momentanea sconfitta sugli accantonamenti. Avrei parlato della mobilitazione da fare in vista del 24 ottobre per difendere la legge ASE e per affermare tutti insieme che la volontà dei sardi non può essere tagliata. Avrei parlato di Accise come questione politica e dell’Articolo 10 dello Statuto che è lì come una sfida alle nostre paure e un monito a sperimentare le nostre potenzialità.
E avrei proposto di iniziare a parlare di cosa significherà la partecipazione fiscale, di tutti e nelle forme giuste, nella futura Repubblica di Sardegna.

2. Un impegno (e una battaglia) popolare e istituzionale
Se fossi andato, dunque, cosa avrei detto?
Intanto avrei, appunto, ricordato l’impegno mio, di migliaia di sardi e del Partito dei Sardi su questo tema.
C’è una lunga storia di cui le 31.000 firme del Fiocco Verde sono testimonianza, monito e pungolo. Per tutti. Compreso me che di quel comitato sono stato il Presidente.
C’è una legge per l’Agenzia Sarda delle Entrate che dopo un lungo percorso fra delibere di Giunta, passaggi in Commissione Bilancio, voto in aula è diventata legge. E subito è stata impugnata da Governo italiano.
C’è un lavoro portato avanti dal Governo sardo, con il nostro sostegno, per le norme di attuazione dello Statuto e con esse l’inversione dei flussi delle tasse direttamente nella casse della Sardegna.
C’è un contenzioso tutt’ora irrisolto con lo Stato italiano legato agli accantonamenti: ovvero i nostri soldi trattenuti per ripianare il debito pubblico italiano.

3. I soldi sono di chi ha il salvadanaio
Sarei partito da qui dunque.
In primo luogo per far capire la portata popolare e istituzionale di ciò di cui si discute stasera. In secondo luogo per ricordare che se vogliamo parlare con forza ed efficacia di fisco dobbiamo prima mettere a posto la gestione dei tributi.
Detto altrimenti: per parlare seriamente dei soldi bisogna avere per davvero in mano il salvadanaio.
Le vicende di questi anni ci dicono che la radice del problema è nel fatto che noi non abbiamo la piena, certa, immediata disponibilità di ciò che ci spetta, di ciò che è nostro.
Posto dunque che finché la Sardegna e l’Italia saranno legate esisterà sempre una Vertenza Entrate in cui noi saremo la parte lesa, resta il fatto che ci sono azioni, che abbiamo conquistato con fatica, che possiamo subito mettere in campo.

4. ASE: agire nei tempi, con coraggio e ambizione
La prima azione è l’effettivo varo e la piena operatività dell’Agenzia Sarda delle Entrate il 1 gennaio 2018. Su questo punto credo che il Partito dei Sardi non possa fare nessuno sconto perché è il primo e principale punto del nostro mandato elettorale. In tal senso, c’è un cronoprogramma stabilito dalla Giunta. Dobbiamo incalzare, controllare, stimolare, tenere l’attenzione alta. Perché tutto si realizzi nei tempi programmati e nei modi migliori. Il che significa che l’ASE, nel momento del suo varo, inizi subito a concretizzare con coraggio e ambizione le molte competenze che la legge e le nuove norme di attuazione dello Statuto le assegnano. Solo così, con una governance forte, cosciente e di alto profilo, solo esercitando con coraggio responsabilità e poteri faticosamente conquistati, possiamo veramente uscir fuori dalle secche dell’attuale rapporto con lo Stato. A pezzo a pezzo dobbiamo svuotare di competenze tributarie l’Italia e farci noi Stato, in modo da avere il controllo sulla nostra ricchezza e sulla sua gestione.

5. La nostra volontà non può essere tagliata
La seconda azione è la mobilitazione che dobbiamo mettere in campo in vista del 24 ottobre, quando la Corte Costituzionale si pronuncerà sul ricorso del Governo italiano contro l’articolo 3 dell’ASE. Ciò che ancora non si è capito è la portata politica della vicenda. Impugnando la norma programmatica della legge ASE, quella che traccia il cammino di sovranità votato dal Parlamento sardo, di fatto ci si trova davanti ad un conflitto fra istituzioni che dovrebbe richiamare i sardi all’unità per difendere l’idea stessa che esista una volontà collettiva dei sardi – espressa dal Parlamento sardo – che non può essere sottoposta ai tagli arbitrari dei Governi o degli apparati dello Stato italiano. La nostra volontà non può essere tagliata. Questo il messaggio che deve uscire da questa vicenda e che secondo me può darci forza anche nella partita sugli accantonamenti vergognosamente effettuati dallo Stato.

6. Sulle accise
Se fossi andato avrei anche ricordato che esistono battaglie storiche che noi stiamo proponendo di affrontare in modo nuovo. Agli inizi degli anni 2000 la Corte dei Conti ricordava il continuo ammanco di risorse dovute all’assolvimento di una parte importante delle Accise Saras fuori dalla Sardegna. Ora, posto che questo ammanco è legalmente consentito da delle leggi italiane, ciò non toglie che ci possa e debba essere una via e un modo politico di intervenire su un fatto che grida vendetta per così tanti motivi che non si riesce nemmeno ad elencarli.
Ora immagino i mille distinguo e le mille prudenze. E so anche che c’è chi ritiene che non essendo noi uno Stato questa partita sia di fatto persa.
Bene. Può darsi che la partita si risolverà solo con l’indipendenza ma vale la pena giocarla fin d’ora chiedendo alla Saras di sedersi ad un tavolo istituzionale e fare il punto su ciò che può fare per lasciare la maggior parte, se non tutte le sue accise in Sardegna. Se sono dei “petrolieri sardi”, come dicono, non avranno problemi a valutare soluzioni per lasciare in Sardegna le tasse che da qualche parte devono comunque pagare.

7. Articolo 10
Avrei infine ricordato che abbiamo più volte provato a sollecitare il dibattito politico e il mondo autonomista facendo notare che ci sono dentro lo Statuto possibilità di azione fiscale non banali per iniziare a fare oggi una nostra politica fiscale che possa portare ad un fisco più giusto, più a nostra misura, facilitare investimenti interni ed esterni, produrre lavoro in campi che noi riteniamo strategici. Ovviamente una lettura timorosa e come sempre preventivamente sfavorevole a noi sardi porterà molti a dire che l’articolo 10 non dice ciò che sembra dire; o che se provassimo ad applicarlo verremmo bloccati dallo Stato; o che se anche riuscissimo a bypassare lo Stato non andrebbe bene perché siamo piccoli, brutti e inetti.
Insomma, avrei ricordato che molto spesso il primo problema non sono i soldi ma le nostre teste. E che noi del Partito dei Sardi siamo qui per aiutare tutti i sardi a non aver più paura di fare ciò che è giusto.
A innantis!

Franciscu Sedda

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