È tempo di aggiungere una lingua. Natzionale.

Statuti_Sassaresi_XIV_century_1aNon è facile ma vorrei dire doppiamente grazie alla Corte Costituzionale della Repubblica italiana.
Il primo grazie perché con la sua sentenza contraria al riconoscimento dei sardi come minoranza linguistica di prima categoria – per intenderci, allo stesso livello dei parlanti tedesco, francese e sloveno – ci ha ricordato ancora una volta quanto possiamo essere tutelati dentro lo Stato italiano: «Altro che minoranza in casa altrui, fatevi una casa vostra e fate prima», questo ci ha ricordato la Corte Costituzionale, e non possiamo che essergliene grati.
Il secondo grazie invece glielo dobbiamo perché ci ha ricordato su quale terreno si gioca la partita per la lingua sarda, tanto più se la si vuole giocare dentro il terreno italiano.
La Corte Costituzionale infatti ha ribadito due principi:
1. la lingua sarda deve essere nel vostro Statuto;
2. la lingua sarda deve avere una forma unificata.
Il punto 1 ci aiuta a ricordare che la lingua sarda non è nello Statuto e che la tanto celebrata Autonomia sarda è nata contro la cultura nazionale sarda, è nata come maldestro tentativo di italianizzarsi e di essere, in quanto sardi, orgogliosi di questa italianizzazione. Insomma, la Corte ci ricorda che serve una pedagogia della responsabilità, della sovranità, della coscienza nazionale sarda per curarci dal morbo autonomista. E noi del Partito dei Sardi non possiamo che ringraziare per l’aiuto datoci nel ricordare ai sardi da dove veniamo e perché siamo da almeno sessant’anni “in sa bassa”.
Il punto 2 è ancor più importante perché la Corte specifica che non ha senso chiedere di essere riconosciuti come minoranza linguistica di primo livello nel momento in cui manca «la stessa individuazione di una lingua unificata, risultando la stessa articolata in più dialetti dotati di significativa identità propria». Insomma, non puoi chiedermi di trattarti come il tedesco, il francese, lo sloveno, se non riconosci – quantomeno a livello di norme ortografiche – una lingua standard. Non potete chiederci di considerare il sardo come il tedesco, il francese, lo sloveno (l’italiano!) se vi ammazzate fra di voi per definire una, due, tre, quattro varianti, se siete voi i primi a delegittimare ogni ipotesi di standardizzazione unitaria (anche quella istituzionalmente già riconosciuta!) per far valere il diritto al fonema di nonno o al lessema di paese.
Insomma la Corte Costituzionale ci sta dicendo che – dentro il quadro costituzionale italiano – l’unica battaglia politica che si può e si deve fare per la lingua sarda è quella della piena e completa affermazione istituzionale e sociale di uno standard unico di riferimento, o come io preferisco dire, di una “lingua nazionale“. Chiunque ami il sardo, ora più che mai, dovrebbe convincersi che bisogna fare tutti un passo oltre campanilismi e localismi. Posto che noi sardi non abbiamo intenzione di rinunciare alla pratica, allo studio e all’insegnamento di ogni singola variante della nostra lingua (e delle altre lingue di Sardegna come, per intenderci, il gallurese, il sassarese, l’algherese, il carlofortino…) è tempo di aggiungere una lingua, è tempo di fare un passo avanti collettivo verso una vera lingua nazionale dei sardi.
«Se amate la vostra lingua unitevi. E unitela!» ci dice l’Italia.
Come rispondere? Io direi:«Gratzias meda pro su cunsigiu. Adiosu».

A innantis!
Franciscu Sedda
Segretario nazionale Partito dei Sardi

1 comment for “È tempo di aggiungere una lingua. Natzionale.

  1. Giampaolo Pisu
    19 Luglio 2016 at 14:36

    Beni meda po ponni sa chistioni de sa lìngua. Ma ddoi at cosas chi no torrant in s’arrtìculu. Innantis de totu sa scrocorigadura de sa corti costitutzionali no est po chistionis de standard ma po àteras chistionis. E de seguru is chi faint arrexonamentus de campanili e de bixinau funt is chi bolint imponni una standard scritu chi torrat a una fueddada de monti a totu is sardus. Tentu contu ca is chi bolint ponni sa lsc a totu is sardus no si ndi acatant ca no podit andai beni e no bolint mancu arrexonai de amelloramentus (est una proposta logudoresu-cèntrica), insaras boleus su dòpiu standard (2 e no 4 o 5) oburu unu standard cunformau apitzius de sa fueddada de sa capitali (e no de biddas de monti comenti est imoi torru a nai). Nosu imperaus ‘is arrègulas’. Saludus

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