“E dringhidi!”. Ovvero, Renato Soru e il ripetersi (quasi identico) della storia

Qualche giorno fa meditavo fra me e me sull’uscita di Renato Soru che sottolineando la disgregazione di Progetto Autodeterminazione diceva, in sostanza, che questo favoriva il recupero dei RossoMori da parte del “suo” PD.
Meditando meditando ho pensato: “E dringhidi…”. Vale a dire: “Ecco Soru che mentre se la prende con noi del Partito dei Sardi ancora una volta corre dietro a chi gli ha dato e gli darà il due di picche….”.
E infatti l’indomani i RossoMori lo hanno brutalmente “murato” dicendo che non erano interessati al corteggiamento del PD soriano.
Qualche giorno prima, con perfetto tempismo, Soru aveva sostenuto la linea dell’apertura del PD ai 5Stelle – quelli che da anni gli danno del PDiota – naufragata poche ore dopo.
Ancor prima aveva corteggiato il PSd’Az, tessendone le lodi di coerenza progressista (nonostante da più di 10 anni il PSd’Az stia a destra!), per poi ritrovarsi col cerino in mano e l’umiliazione di vedere i corteggiatissimi e progressistissimi sardisti allearsi nientemeno che con la Lega di Salvini.
Davanti a tanta lungimiranza mi è tornata in mente la grande, geniale mossa che portò Soru a sciogliere Progetto Sardegna per imbarcarsi (e far imbarcare tanta gente che stava maturando l’idea di impegnarsi, prima e al di sopra di tutto, per difendere i diritti e gli interessi della Sardegna) nelle gloriose e italiche sorti del Partito Democratico.
Lascio a voi le molte morali di queste storia in cui azzeccatissime scelte (politiche?) stancamente si ripetono.
Noi continueremo ad essere educati nei modi, corretti nelle relazioni, trasparenti nelle nostre posizioni, determinati nel portare avanti le nostre visioni. Anche se a quanto pare chi lo insulta viene tenuto da Soru in più alta considerazione.

Franciscu Sedda
Presidente Nazionale Partito dei Sardi

PS. Ci tengo tuttavia a controbilanciare il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà: quando parlai per la prima volta con Soru nel settembre 2003 mi disse che l’indipendenza portava inesorabilmente alla violenza. Oggi l’indipendenza per lui è folk, il che evidentemente non è un complimento ma quantomeno richiama la dimensione della festa popolare. Vista la progressione, ancora quindici anni e anche lui sarà seriamente indipendentista. Peccato che probabilmente all’epoca l’indipendenza l’avremo già fatta.

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