Discontinuità viaria: chi ha paura del giudizio dei Sardi sulla storia?


Sostituire i nomi delle vie intitolate ai Savoia con personaggi locali è un insulto alla storia (così il professor Ortu oggi sulle colonne della Nuova) mentre “revocare la cittadinanza onoraria” a Mussolini e a Gandolfo è una meritoria operazione di bonifica storica (così la professoressa Mazzette sempre oggi sulle colonne della Nuova) che deve essere accolta “senza alcuna esitazione e giustificazione di sorta”?
Se la comunità di Scano Montiferro decide di cambiare i nomi di alcune vie sostituendo ai nomi dei Savoia quelli di illustri personaggi locali e di ciò offre un ampia giustificazione storica, politica, ideologica ritenendo che le politiche dei Savoia siano state nefaste per la Sardegna di allora, significa solo che quella comunità ha espresso il suo giudizio sulla nostra Storia.
Così come la comunità di Terralba che propone la revoca della cittadinanza a Mussolini e Gandolfo: anche qui abbiamo a che fare con il diritto delle Comunità di interrogarsi e di darsi delle risposte.
È una questione di sensibilità delle singole Comunità rispetto a certi temi ma è anche precisa scelta politica di marcare, a imperitura memoria (direbbero i letterati), fatti, persone, situazioni.
È politicamente corretto abiurare ogni segno di mussolinana memoria mentre è disdicevole e riprovevole (quasi una damnatio memoriae) ricordare a tutti che i Savoia compirono una brutale operazione di conquista coloniale, annichilendo e azzerando la cultura, soggiogando il popolo, massacrando i riottosi, imponendo dazi e balzelli inusitati e impoverendo una terra più di quanto già non lo fosse?
È o non è un giudizio dei Sardi sulla loro Storia?
E perché avere paura del loro giudizio?
Perché avere paura del fatto che Macomer scelga di intitolare una nuova via alla Battaglia di Macomer del 1478? Forse perché non tutti sappiamo che quell’evento mutò il corso della nostra Storia sancendo la perdita della plurisecolare indipendenza della Sardegna?
Già perché non in molti sanno che la Storia della Sardegna Indipendente occupa uno spazio nella Storia (quasi 4 secoli) ben più ampio, ad esempio, della sua Storia post unitaria (150 anni) o di quella autonomistica (70 anni appena).
Interrogarsi sui fatti e sui personaggi offre una straordinaria occasione per riscoprire chi siamo e da dove veniamo. In una parola la nostra Storia.
E allora non trovo molto sensato leggere che una via della mia città è intitolata al Conte Beltrame di Bagnocavallo, misconosciuto ai più ma da noi (e nell’Iglesiente) noto con il nomignolo di “Attila delle foreste sarde”, il disboscatore di mezza Sardegna e dell’intero Marghine, colui che – intorno al 1850 – con in tasca una concessione ottenuta per meriti patriottici (rigorosamente italici e non sardi, sia chiaro) disboscò un numero un numero incredibile di ettari di foreste millenarie di lecci e querce per approvvigionare di traversine di carbone mezza Europa.
Sono questi i meriti del Conte Pietro Beltrame di Bagnocavallo? Aver ridotto a brandelli il patrimonio boschivo della mia terra?
E allora ben venga una sana operazione di DISCONTINUITÀ VIARIA se da ciò nascono occasioni per riscoprirci e stare nella Storia con la schiena un po’ più dritta.

Gianfranco Congiu
Portavoce del Partito dei Sardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *