Diritto alla mobilità: Ryanair spara a salve

Il 26 gennaio scorso, nel commentare la notizia del ricorso presentato da Ryanair al Presidente della Repubblica italiana contro la nostra continuità territoriale (clicca qui) suggerivo:
«Mi aspetto che gli uffici legali della RAS  non subiscano passivamente il ricorso di Ryanair ma utilizzino il meccanismo della “trasposizione del ricorso straordinario in sede giurisdizionale”. Lo spostamento del conflitto con la compagnia davanti al Tribunale Amministrativo fa aumentare (e di molto) i poteri e le prerogative difensive».
In pratica dicevo: alzate l’asticella del conflitto con Ryanair, levate il fascicolo dal tavolo del Presidente Mattarella e spostate il processo davanti al TAR anziché subire passivamente la strategia del colosso irlandese. È un modo per battere un colpo in termini di dignità ma soprattutto è un’alternativa che fa innalzare (e di molto) la qualità di una difesa.
Detto fatto: ieri il TAR del Lazio si è pronunciato rigettando sia il ricorso proposto da Ryanair  che la richiesta di sospensiva del bando.
Dalle pochissime notizie apprese in queste ore sappiamo che i giudici amministrativi parlano di «censure generiche in merito ad una pretesa violazione sulla materia degli aiuti di stato ne’ lo studio del Cirem (per intenderci quello studio sul quale si basava il modello di continuità territoriale per numeri di voli, intensità del traffico e stagionalità e che Ryanair aveva giudicato “privo di scientificità”) poteva essere messo in discussione».
Ecco qua: ricorso generico, immotivato, e continuità salva.
I Sardi, quindi, possono riprendere a volare.
Neanche per idea, perché nel frattempo il presidente Solinas, impressionato della manovra a tenaglia del colosso irlandese, aveva pensato bene di sospendere la continuità appena varata rendendo di fatto inutile la vittoria davanti al TAR da parte della Sardegna.
Atteggiamento prudente o vagamente remissivo? E chi può dirlo.
Di certo  la partita si sposta davanti alla Commissione UE dove, a mio parere, più che farsela sotto per le elucubrazioni regolamentari degli euroburocrati, bisognerà far valere duramente il nostro diritto alla mobilità.
Ma per far questo, ritorno a dire per l’ennesima volta, serve che l’Italia apra con l’Unione Europea la procedura per il riconoscimento anche alla Sardegna, di vere misure derogatorie alla rigidissima normativa sugli aiuti di stato.
Bisogna smettere di accettare il confronto con la UE sulla intensità dei regolamenti europei, sempre più stringenti perché ispirati da pure logiche di tutela del mercato interno.
C’è solo un modo per uscire dalle secche regolamentari: riportare il concetto di “mobilità” dal livello della mera gestione di un servizio di trasporto, al rango di vero e proprio  diritto fondamentale di un popolo.

Gianfranco Congiu
Portavoce del Partito dei Sardi

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