DIBATTITO. Perché non è giusto demonizzare i test INValSI

Sulla via della costruzione di un sistema nazionale sardo dell’istruzione, il nostro sito apre il dibattito a vari contributi.
Iniziamo con un articolo di Rosa Piras, Docente/Esperta di Valutazione per Progetti MIUR/INValSI dal 2003, dal 2017 Componente degli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV) delle Performance delle Amministrazioni, Agenzie ed Enti Statali – Dipartimento della Funzione Pubblica – Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Perché non è giusto demonizzare i test INValSI

Ogni anno, in prossimità della somministrazione dei test INValSI, varie voci intervengono per demonizzarli.
Ieri un articolo del Fatto Quotidiano ha utilizzato, in maniera impropria e subdola, alcune parti di un recente documento che l’Istituto Nazionale Valutazione del Sistema di Istruzione ha ritenuto di pubblicare, sul suo sito, per rendere partecipi gli insegnanti e le famiglie degli obiettivi che l’Istituto persegue in base alla normativa ministeriale. (Le Prove INValSi secondo l’INValSI)
C’è da dire che sulle ricorrenti Prove INValSI grande è la confusione sotto il cielo, alimentata negli anni passati soprattutto dai Cobas, ma in genere da tutti i sindacati; ora boicottare i test è diventato un mantra e persino i genitori intervengono per tutelare i figli dallo stress di sottoporsi alla valutazione esterna, come viene definita per essere rigettata.
Facciamo un po’ di chiarezza:
L’Autonomia amministrativa, didattica e organizzativa delle scuole è stata istituita con decreto, la Legge Bassanini, n. 59/1997 e con  il D.P.R. 275/1999 e comporta che i docenti non dispongano più di un Programma ministeriale uguale per tutte le scuole d’Italia, ma abbiano l’indicazione di obiettivi da raggiungere per discipline e ordini di scuola; la loro libertà di scelta degli argomenti e dei saperi è pressoché totale.
A questo punto mi sembra sacrosanto che lo Stato si doti di uno strumento per verificare se in tutte le scuole si raggiungono i livelli essenziali di conoscenza; i test INValSi,(a partire dal 2001- Legge Moratti), fanno esattamente questo: misurano le competenze di base nei vari ordini di scuola in Italiano, Matematica e, da quest’anno, in Inglese.
Come si sa, tutti i paesi europei hanno un servizio nazionale di valutazione e 80 paesi del mondo sottopongono i loro studenti quindicenni  ai test internazionali promossi dall’OCSE.
Nel  Rapporto 2017 La Sardegna si posiziona al terzultimo posto tra le regioni italiane; tale risultato è reso pubblico per spronare il miglioramento.
Qual è la soluzione secondo i soloni che vogliono eliminare le Prove? Nascondere le difficoltà, non misurare, non verificare, nascondere i voti agli stessi studenti, esprimere solo giudizi molto generici e incomprensibili. I recenti, gravi episodi nelle scuole ci indicano che viene messa in discussione la valutazione  e l’autorità del corpo docente.
Se a parlare di scuola fossero giornalisti più corretti e persone più competenti,  divulgherebbero l’informazione che la somministrazione delle Prove è solo una piccola parte del lavoro dell’INValSI.
L’articolata restituzione dei risultati che evidenziano le difficoltà generali della scuola, delle classi sezione per sezione, degli alunni individualmente, l’indicazione, item per item, delle competenze misurate, e tanti altri strumenti messi a disposizione, consentono alle scuole a ai docenti di intervenire didatticamente in modo efficace.
Ma quello di cui c’è veramente bisogno è formare gli insegnanti alla lettura complessa dei dati restituiti e a utilizzare tutti gli strumenti, anche quelli forniti dai valutatori esterni, per comprendere se la scuola fa tutto ciò che può e che deve essere fatto.
Ecco perché ritengo che, in questo versante, debba avere un ruolo la Regione Sardegna per mettere in campo un Progetto significativo teso a migliorare i risultati degli studenti e la performance delle scuole per contrastare l’abbandono scolastico, che resta invariato intorno al 20% da decenni , e per  avere l’ardire di esaltare le eccellenze. Come è noto, il Progetto  ISCOL@ va avanti stancamente senza risultati misurabili.
Gli insegnanti hanno una grande disponibilità, ma sono dispersi; hanno diritto di attenzione!
Vogliamo ripartire dalla scuola per favore?

Rosa Piras

 

 

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